Lettera al saggio/«In nome di Dio andatevene»

Martedì 06 Maggio 2025 16:08 Aldo D'Andrea
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b_300_220_15593462_0___images_stories_Politica12_up_de_magistris.jpgAVELLINO – Riceviamo e ospitiamo un intervento di Aldo D’Andrea, già candidato sindaco con la lista “per Avellino Unione popolare”.

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“Nessuno sa meglio di te, saggio Kubai, che non si deve mai confondere la città con il discorso che la descrive”. Nella città splenditi palazzi sorgono, lisce strade scorrono, liete feste succedono, ma, invero, giovani ragazzi emigrano, automobili sprofondano rumorosamente in buche, sevizi pubblici languono.

Avellino è tra le “Città invisibili”. Avellino è città dove buio e luce diffondono il grigiore del chiaroscuro, dove “iupakos”, ovvero l’eccelso, detta e decreta ai fedeli, dove la menzogna è tra le cose visibili.

Avellino non somiglia nemmeno da lontano a Utopia, la città ideale di Platone; essa appare, purtroppo, essere solo “un senza luogo” assonnato che s’allerta al suono dei balocchi, nel disarmo politico e culturale che perseguita da oltre un decennio.

Appare come un aggregato a società dello spettacolo, dove l’elemento imprescindibile è la finzione, il sovvertimento del reale, la consacrazione della mistificazione.

Il fu o come si voleva fosse centro autistico “festeggia”, da incompiuto, gli anni dell'età adulta, i patrimoni collettivi della memoria si annebbiano nei fumi del tempo, mentre altri, frutto di vecchie ricchezze, devono alienarsi per arginare sperperi recenti, per sacrifici al ludismo e alla evanescenza, tra l’altro anche a prezzi incongrui per pochezza. Sono ricchezze pubbliche, di tutti, praticamente donate a privati, a singoli, senza misura del giusto prezzo o che sia stata data notizia di asta pubblica o di trattativa privata con gara competitiva.

“Avellino è…”, sarà il potente e orgoglioso ritornello che tuonerà nei cieli della serie “B” ad evocare trascorsi di gioiose glorie e di fasti solo sopiti e mai spenti in memoria; ma, di grazia, nel destino della città ve ne saranno altri di rilancio come da antiche gesta?

Io imploro. Io vi imploro, o eccelso, o sig.ra sindaca, o sig.ri della giunta, o sig.ri consiglieri, vi imploro con lo stesso grido disperato di Oliver Cromwell ai parlamentari inglesi: “in nome di Dio andatevene”.