AVELLINO – “Il campo largo non è un albergo. È singolare, perciò, che una stessa forza politica che per ben due volte ha disertato il tavolo, sulla scorta di una posizione non propriamente lineare e di non facilissima comprensione, si assuma oggi l’onere di convocare una riunione del tavolo alla quale, è giusto ribadirlo con chiarezza, il Partito democratico non parteciperà”. È quanto dichiara Marco Alaia, segretario provinciale del Partito democratico d’Irpinia. “La convocazione – prosegue Alaia – non è stata oggetto di alcuna condivisione e, per tale ragione, il Pd non ritiene di parteciparvi”.
“Il Partito democratico – aggiunge il segretario provinciale – conferma la propria disponibilità a proseguire un confronto serio e responsabile, ma senza fughe in avanti, senza giochetti, senza strumentalizzazioni, con il solo obiettivo di determinare le condizioni politiche affinché la Città di Avellino possa finalmente essere amministrata con efficienza, con rigore e avendo finalmente ad esclusivo riferimento una reale prospettiva di crescita e di sviluppo”.
“È per questo – spiega Alaia – che non possiamo tollerare che ciclicamente il Partito democratico diventi bersaglio di giudizi sferzanti, offensivi, sommari. Mi piacerebbe pensare che la mediocrità a cui qualcuno in queste ore ha fatto riferimento sia riconducibile alla mediocritas di Orazio e cioè alla virtù della moderazione, ma sono più convinto che ancora una volta ci ritroviamo di fronte al plotone dei moralisti affetto da una eterna sindrome di Stoccolma. Con questo approccio diventa oggettivamente complesso sedersi allo stesso tavolo e confrontarsi”.
“Ma noi non ci rassegniamo – conclude così Alaia – e continueremo a profondere ogni sforzo per arrivare ad un punto di equilibrio rispetto al quale possano convergere e riconoscersi tutte le espressioni libere della comunità avellinese, tutti coloro che credono che un’alternativa sia possibile e che un’altra strada possa esistere per restituire dignità al nostro capoluogo. Rifiutiamo la logica masochista dei sepolcri imbiancati e della loro ipocrisia per portare finalmente avanti una posizione aperta, libera, che superi inutili sedimentazioni ideologiche e presunte patenti di superiorità morale che già in diverse occasioni ha portato a sbattere i soliti noti, i primatisti senza primato, i generali senza esercito”.
Aggiornamento del 2 aprile 2026, ore 23.30 – La nota di Radici e Futuro - Nel Partito democratico le scelte politiche non si determinano per via informale né attraverso interpretazioni arbitrarie o forzature di singoli passaggi. Le linee politiche si costruiscono nei luoghi deputati al confronto, attraverso discussione e voto. In assenza di questi elementi, non esiste alcuna linea condivisa. È bene chiarire, a questo proposito, che nell’ultima direzione provinciale non è stata assunta alcuna decisione formale, né si è proceduto ad alcuna votazione su linee politiche relative alle prossime elezioni amministrative. Ridurre un singolo passaggio, contenuto in una relazione, a una presunta linea politica rappresenta una forzatura priva di fondamento: un rigo non è una decisione, e non può esserlo. Per questo motivo, risultano inaccettabili quei comportamenti che tendono a trasformare valutazioni parziali o posizioni individuali in indirizzi politici generali.
Si tratta di atteggiamenti che alterano il funzionamento democratico del partito e rischiano di compromettere il rapporto con i territori. Il Partito democratico è una comunità radicata nei circoli e nelle realtà locali.
Sono i territori a decidere, nel confronto tra iscritti e militanti, soprattutto in occasione delle elezioni amministrative. Ogni tentativo di indirizzo calato dall’alto, ogni pressione esercitata in favore di singole candidature, soprattutto quando interne allo stesso partito, è politicamente scorretto e produce divisioni. È importante chiarire un principio: non è fuori dalla linea del partito chi esprime dissenso rispetto a presunte indicazioni provenienti da figure istituzionali del partito, ma chi si pone contro i livelli territoriali, contro le decisioni dei circoli e contro le scelte degli iscritti di quel territorio. Non è accettabile una deriva che trasformi il partito in un comitato elettorale permanente o nel cosiddetto “partito dei sindaci”. Il Pd non è uno strumento nelle mani di pochi, ma una comunità plurale che si fonda sulla partecipazione e sul rispetto delle regole. Va inoltre ribadito che non esistono intrusi tra gli iscritti, né livelli che possano sostituirsi alle comunità locali nelle scelte che le riguardano. Il ruolo degli organismi sopracomunali deve essere quello di favorire il confronto e garantire equilibrio, non quello di imporre soluzioni. Difendere questi principi non è una presa di posizione contingente, ma una necessità politica.
Senza rispetto delle regole democratiche e senza centralità dei territori, il partito perde credibilità e funzione.
