AVELLINO – La Festa dell’Unità - si legge in una nota di Radici e Futuro, componente del Partito democratico della provincia di Avellino - dovrebbe essere il momento in cui il Partito democratico si incontra, discute e costruisce qualcosa insieme. Ad Avellino, invece, alcuni rappresentanti della maggioranza hanno deciso di organizzarla da soli, lasciando fuori dai preparativi una parte importante del partito.
Il punto non è partecipare alla festa quando tutto è già stato deciso. Il punto è poter contribuire a pensarla, a scegliere i temi e a organizzare gli eventi. Una partecipazione curiosa: gli altri vengono coinvolti solo dopo che non c’è più nulla a cui partecipare davvero.
A qualcuno potrà sembrare una questione di poco conto. Per noi è grave perché rivela quale idea del partito e della partecipazione abbiano alcuni di coloro che oggi lo dirigono. La direzione provinciale non è stata nemmeno convocata per discutere e deliberare il programma della festa e le eventuali spese. Se gli organismi del partito vengono lasciati fuori anche da queste decisioni, quando dovrebbero essere coinvolti?
Di questa deriva il segretario provinciale e la presidente del partito devono assumersi la responsabilità politica. Non possono chiamarsi fuori né nascondersi dietro le scelte di altri: spetta anzitutto a loro garantire che il Pd sia guidato attraverso i suoi organismi e con il coinvolgimento di tutte le sue componenti.
Il piacere della politica sta nello stare insieme, nel parlarsi, nel confrontarsi e nel costruire con gli altri. Voler fare da soli perfino la Festa dell’Unità è una scelta triste, prima ancora che sbagliata. Probabilmente qualcuno conserva ancora le abitudini maturate in altri partiti, dove la cultura democratica e la partecipazione non erano viste di buon occhio. Nel Partito Democratico quelle abitudini non sono accettabili.
Come pensiamo di vincere le elezioni se teniamo fuori proprio le persone che potrebbero contribuire concretamente alla campagna elettorale? E come speriamo di governare se non riusciamo nemmeno a organizzare insieme la festa del nostro partito? Non è una lotta per il potere. È la richiesta che il Pd sia davvero una comunità democratica, anziché una postazione occupata da chi considera la partecipazione degli altri un fastidio.
Per queste ragioni, noi alla festa non ci saremo. Saremo presenti soltanto qualora partecipi qualcuno della segreteria nazionale. Resta l’amarezza per un’occasione che poteva unire il partito e che qualcuno ha preferito organizzare in solitudine.
