Quanti errori della politica avellinese sull’altare dell’urbanistica

Martedì 10 Dicembre 2013 22:32 Red,
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Da sx: Perrotta, Attanasio, Bove e TodiscoAVELLINO – Sfoghi, perplessità e ragionamenti in prospettiva. Parecchie le cose dette, questa sera, dai non molti interventi nel dibattito promosso dal circolo Pd  “Vittorio Foa” di Avellino sul futuro della città. Pochi gli interventi perché non brevi le singole esposizioni oltre tutto precedute da un filmato che l’ex assessore Mario Perrotta ha ricomposto scavando tra carte, disegni e video dello scomparso ing. Domenico Fraternali. Il filmato ha riproposto importanti dichiarazioni-precisazioni rese ad Irpinia Tv dall’architetto Augusto Cagnardi durante la fase di presentazione (fine 2002) del suo Piano regolatore alla città.

Ad introdurre i lavori, coordinati dalla giornalista Michela Attanasio, con un più che politico intervento è stato il segretario del circolo, Giovanni Bove: “Non è un caso che il nostro slogan della campagna elettorale amministrativa del Pd – Neppure un altro mattone per sviluppare la città – resti un nostro obiettivo ed un importante indirizzo per il sindaco Foti e l’amministrazione comunale”. Ma è stato proprio l’ex assessore all’Urbanistica Perrotta (giunta Galasso) ad entrare nel merito della questione. “Il Piano è stato concepito dieci anni fa e se è vero che dice chiaramente ai proprietari delle aree edificabili quello e quanto possono fare è pur vero che l’accordo tra pubblico e privato non è facile da trovare, anzi su questo equilibrio si giocheranno le possibilità di sopravvivenza del Pua o si imporrà la necessità di una sua rilettura”.

Proprio a proposito del rapporto pubblico-privato, Perrotta cita un esempio: gli oneri a carico dei privati vanno ormai ben oltre le tradizionali opere di urbanizzazione. “Oggi conta molto la rete informatica e l’energia – ha concluso – ebbene proprio sul piano energetico l’area in discussione (zona destinata a parco, uffici e residenze) attorno al torrente San Francesco è completamente sprovvista di energia. Dovranno soltanto i privati provvedervi?”.

Problematico e riflessivo, invece, l’intervento dell’attuale assessore all’Urbanistica, Roberto Vanacore, che ha invitato a riflettere sull’ipotesi di uno scontro frontale tra privati e Comune. Da qui il suo invito a mediare, a trovare punti di incontro nell’interesse di una visione comune del futuro della città. Tutt’altro che conciliante l’intervento dell’ex presidente del Consiglio comunale di Avellino, Antonio Gengaro, con l’elencazione dei “tragici errori che sull’altare dell’urbanistica la politica cittadina ha commesso”. A cominciare dal sabotaggio del Pua di Cagnardi con conseguente affossamento della giunta  Di Nunno e del Consiglio comunale dell’epoca. “È giunto il momento – ha detto ancora Gengaro – di riflettere sulle responsabilità di quel periodo nonché di richiamare ad Avellino Cagnardi perché spieghi alla luce del sole dove e come le varie interpretazioni abbiano cambiato di fatto il suo progetto, soprattutto in merito al sistema della perequazione tanto indigesta a molti proprietari dei suoli”.

Provocatorio, poi, l’intervento di Ugo Santinelli che ha contestato le “correzioni” in corso compiute su temi quali centro storico, parchi e periferie compiute dalla giunta Galasso, correzioni che alla città hanno procurato soltanto danni.

Infine, un richiamo alla politica da parte della giunta Foti è venuto da Francesco Todisco che ha esortato in tal senso Consiglio comunale maggioranza ed opposizione. Quest’ultima era rappresentatata da Dino Preziosi che ha invitato l’esecutivo ad essere più dinamico sia sulla questione urbanistica sia su un progetto futuro ma credibile della città. Preziosi – che ha suggerito alla giunta Foti di presentare di nuovo ricorso al Tar anziché al Consiglio di Stato perché il primo si è limitato a prendere atto di un vizio di forma, da correggere, per bocciare il Comune – ha insistito sulla necessità di pensare in grande e di non infilarsi per forza in dispute giudiziarie. In sintesi: la riproposizione dei dubbi sulla coerenza delle interpretazioni che avrebbero, per molti, mutato spirito e linea del progetto Cagnardi e dell’amministrazione che lo approvò.