AVELLINO – Nella segreteria regionale del Pd si registra preoccupazione per le conflittualità che, sempre con maggiore dirompenza, stanno scuotendo il partito irpino. Un invito alla calma, infatti, viene rivolto dal numero uno dei democratici campani, Enzo Amendola, all’intero gruppo dirigente: “Basta con le polemiche. Bisogna concentrare l’attenzione sui problemi sociali e del lavoro. Alle candidature ci penseremo a tempo debito”.
Dopo che il senatore Enzo De Luca ha inaspettatamente rassegnato le dimissioni da consigliere comunale del capoluogo e contemporaneamente a via Tagliamento è stata definita la data del congresso cittadino (27 luglio), sinora sempre rinviato, si è riaperta la faida tra bersaniani e franceschiniani. Un certo clamore, infatti, ha provocato l’attacco frontale di Lucio Fierro nei confronti del parlamentare del partito e del sindaco della città di Avellino, Giuseppe Galasso.
Al primo è stata contestata la decisione di lasciare il civico consesso, giudicandola un atto di deresponsabilizzazione rispetto ai problemi interni al gruppo consiliare. “De Luca è l’uomo del ni”, ha sostenuto Fierro. Per Galasso, invece, si tratta soltanto dell’ennesimo episodio di fuoco “amico” al quale si trova esposto.
“Vada a candidarsi – è stato l’invito del bersaniano al sindaco – in un altro partito, se è questa la sua ambizione”. L’area politica vicina alle posizioni del segretario nazionale ha sempre contestato la mai nascosta intenzione di Galasso di correre per un seggio a Montecitorio, sostenendo che era necessario completare il mandato cittadino e che le candidature andavano definite diversamente. Ma uno dei punti di costante critica dell’amministrazione comunale è stato il tema della trasparenza. Ed anche questa volta Fierro insiste: “I consensi del sindaco sono frutto di clientele, un reticolo di interessi personali”.
Nel partito e nel gruppo consiliare, però, sono in molti a censurare l’asprezza della polemica sollevata dal leader dei bersaniani irpini. Questa ennesima frattura potrà anche condizionare le dinamiche del congresso cittadino ed eventualmente rimettere in discussione l’asse tra franceschiani, vicini alle posizioni di Galasso e De Luca, e la sinistra del Pd. A meno che il timore di una ulteriore balcanizzazione del partito non consigli ai vertici l’ennesima pace di facciata.
A rompere questo schema potrebbe intervenire l’area lettiana, rappresentata dal presidente del Consiglio comunale Antonio Gengaro e dal responsabile enti sovracomunale del Pd, Lello De Stefano. La componente, che in città ha costituito il circolo “Aldo Moro” e l’associazione “360”, ha già chiaramente dichiarato di essere contraria a mediazioni al ribasso e che punta ad imprimere una svolta alla gestione del partito.
Il rappresentante dell’area Marino, Franco Vittoria, invece, chiede che si convochi anche il congresso provinciale: “La politica personalistica e leaderistica, rappresentata da De Luca si è dimostrata fallimentare. Basta con la lottizzazione interna”.
