CONZA DELLA CAMPANIA – La guerra dei 100 anni. Da tanto dura quella delle acque irpine convogliate verso la Puglia. È dagli inizi del secolo scorso che si sono alternate per le sorgenti del Sele che dissetano buona parte della Puglia controversie, accordi, liti giudiziarie, protocolli d’intesa.
Questa volta il risentimento è degli amministratori della regione Campania che si sono sentiti estromessi dall’inaugurazione dell’impianto di potabilizzazione di Conza della Campania e ancor più dal protocollo d’intesa tra l’acquedotto pugliese, il Comune di Caposele e la regione Puglia per la derivazione di alcune sorgenti.
Eventi che hanno fatto giungere in Altirpinia per il taglio del nastro dell’impianto di potabilizzazione di contrada Cicciogallo, presso la stazione ferroviaria, e per la sottoscrizione dei protocolli d’intesa, in programma a Caposele, i vertici regionali pugliesi, a partite dal governatore Nichi Vendola, dall’assessore regionale alle opere pubbliche Amati e dall’amministratore unico dell’acquedotto pugliese Monteforte. Il quale ha presentato il bilancio della società proprio nel mega impianto di Conza. L’amministrazione di Caposele sottolinea i benefici che ricava il Comune per la cessione di un modesto quantitativo di acqua, benefici che potranno moltiplicarsi se le sorgenti saranno utilizzate anche con finalità eminentemente turistiche. Da Napoli, invece, si solleva la questione di competenza sull’utilizzazione delle sorgenti; è della Regione Campania, dice l’assessore Romano, il quale aggiunge che finora non è stata autorizzata alcuna derivazione in quanto la documentazione prodotta dall’amministrazione provinciale sarebbe carente.
Per l’invaso sull’Ofanto chi non le ha mandate a dire sia agli amministratori pugliesi che a quelli della regione Campania è stato il sindaco di Conza, Farese, che alla vigilia aveva parlato di schiaffo all’Irpinia e oggi in occasione dell’inaugurazione ha espresso tutto il rammarico della comunità conzana per il trattamento ricevuto.
“Ci sentiamo estranei in casa nostra”, ha detto il primo cittadino nel suo intervento, aperto con il saluto a Vendola e agli altri ospiti. Un saluto dovuto soltanto alla proverbiale ospitalità della gente del posto, ha aggiunto. L’amministratore unico Aqp, Monteforte, ha detto che questa esperienza di vita e di lavoro deve rinnovare idealmente quello spirito di collaborazione e di solidarietà tra le genti irpine e pugliesi che ha ispirato la realizzazione dell'acquedotto. Ma quest’affermazione contrasta con la parte passiva che il Comune di Conza è stato costretto a recitare in questa occasione, ha osservato il sindaco Farese. Il quale ha sottolineato, poi, che la popolazione conzana ha subito due eventi traumatici di grande rilevanza, negli ultimi 30 anni: la realizzazione dell’invaso e il terremoto. “Abbiamo subito un esproprio di 1000 ettari di terreno per la realizzazione dell’invaso che ci è costato la perdita di centinaia di cittadini costretti ad emigrare all’estero avendo perduto il lavoro che svolgevano nei campi più fertili del nostro territorio.”
Terreni che sarebbero stati utilissimi quando si è dovuto delocalizzare il paese, dopo il sisma, in quanto avrebbero consentito un’ubicazione della nuova Conza vicino all’Ofantina e quindi geograficamente in un posto migliore. Farese ha ricordato che il Comune di Conza non ha mai frapposto ostacoli né alla realizzazione dell’impianto di potabilizzazione né alla costruzione della galleria Pavoncelli bis che attraversa il sottosuolo del territorio conzano per vari chilometri.
Ma in cambio che cosa ha ricevuto? Un regalo di migliaia di traversine al creosoto depositate lungo le sponde del lago, traversine che il Comune è costretto a smaltire a proprie spese, insieme a rifiuti di amianto, per tutelare la salute pubblica. Farese, poi, ha lanciato due precisi strali agli amministratori della Regione Campania. Il sindaco di Conza è stato chiamato dal presidente regionale a far parte del tavolo di concertazione per la stesura della bozza dell’accordo di programma: mai convocato per essere ascoltato.”Così come non è stato mai firmato dal primo cittadino del paese interessato l’accordo di programma per il trasferimento di risorsa idrica dalla regione Campania alla regione Puglia senza ristoro alcuno, contrariamente a quanto previsto dalle intese preliminari.
Ora cosa chiede il primo cittadino di Conza? Sistemi di depurazione delle acque, laboratori di analisi, la fissazione di un livello minimo di invaso, progetti di valorizzazione del lago, forme di ristoro ambientale consistenti in opportunità di sviluppo turistico dell’area; assunzione di lavoratori del posto per la gestione dell’impianto di potabilizzazione. Questo è un modo concreto per le due comunità, quella conzana e quella pugliese, di essere solidali.
La stoccata finale di Farese: “Vero è che la Regione Campania è completamente assente quando si tratta di sostenere le ragioni dell’Alta Irpinia, concentrata come è sul napolicentrismo, ma credo che la Regione Puglia potrebbe porvi rimedio, se solo lo volesse.”
Nella foto: il taglio del nastro con, da sinistra, l’assessore Fabiano Amati, il sindaco di Conza Raffaele Farese, la signora Cuozzo, vedova di un operaio dell’acquedotto pugliese deceduto tre giorni dopo il terremoto del 23 novembre 1980, il governatore Vendola, e il presidente dell’acquedotto pugliese Massimo Bianco.
