AVELLINO – Miracolo al Moscati. In poche ore si è passati dalla sospensione dell'accesso al Pronto soccorso dell'ospedale di Avellino con l'esclusione dei codici rossi alla sua riapertura completa. Me ne rallegro, ma ora servono interventi radicali.
Accolgo con favore questo improvviso cambio di scenario, ma resto perplesso sulle motivazioni che continua ad addurre la direzione dell'azienda. Non possono essere le ferie del personale a sovvertire le funzioni di un'unità operativa tanto delicata. Non si mette in crisi il sistema dell'emergenza semplicemente perché non si programmano le ferie di medici e infermieri. Fosse così, ci sarebbe da azzerare la catena di comando dell'azienda.
Così come non si può addebitare al mancato filtro sul territorio (cioè alla carenza dei medici di base o delle strutture come le case di comunità mai nate) l'afflusso eccessivo presso il Pronto soccorso dei pazienti. Che sia necessario creare un sistema di medicina territoriale è tuttavia essenziale: è stata una grave mancanza di questa giunta regionale disinteressarsi al problema.
Ma va anche considerato che oggi si scontano i danni della scelta scellerata di chiudere il Pronto soccorso di Solofra. Oggi ne paghiamo le conseguenze.
L'anno scorso ho denunciato che non si rimpiazzavano i medici di base che andavano in pensione (le famose zone carenti) e oggi la situazione della sanità di prossimità è addirittura additata dai manager degli ospedali come la causa del sovraffollamento dei pronto soccorso (ma chi è causa del suo male...). Potrei continuare. Ricordo soltanto il caso Solofra, dove dopo la chiusura del pronto soccorso e qualche protesta di piazza, sono stati votati gli stessi che hanno fatto chiudere quel presidio che oggi sarebbe stato tanto utile per far fronte alla pressante richiesta di prestazioni sanitarie. I finti rafforzamenti degli ospedali di Ariano Irpino e Sant'Angelo dei Lombardi (dove aprono e chiudono a distanza di pochi giorni interi reparti) sono un'ulteriore presa in giro dei cittadini.
Lo dicevo lo scorso anno e lo ripeto: la sanità pubblica (quella che Gino Strada riteneva non sostituibile da quella privata) non può andare in ferie né essere gestita improvvisando. Il tutto nell'indifferenza di un classe politica indaffarata a rincorrere poltrone: mi aspetto dai soliti noti le nuove promesse elettorali che saranno sistematicamente non mantenute.
