Cambiamento climatico ed eventi eccezionali: Avellino è a rischio?

Martedì 05 Novembre 2024 14:22 Maurizio Galasso
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Esonda il torrente San Francesco: Avellino nel settembre 2021AVELLINO – Le catastrofiche notizie delle alluvioni in Emilia-Romagna e soprattutto la catastrofe che ha colpito i fratelli spagnoli non può non farci riflettere su quello che significa il cambiamento climatico. In questa sede non voglio entrare nel merito delle cause, che come sempre generano due partiti contrapposti (quello che sostiene le cause geologiche e quello che sostiene le cause antropiche) ma solo fare una riflessione a livello locale.

Un motto ambientalista recita “Pensa globalmente ed agisci localmente” e, quindi, al di là delle cause se vi è un cambiamento climatico come ci attrezziamo per affrontarlo?

Cominciamo con Avellino, in caso di eventi meteorologici estremi cosa può succedere ad Avellino?

Rassicuriamo subito i lettori: l’area della città di Avellino non ricade nelle mappe di rischio idrogeologico (rischio idraulico e rischio frana) ma una analisi puntuale sarebbe opportuna proprio nell’ottica di possibili eventi non prevedibili. Non parliamo chiaramente del semplice allagamento delle strade dovuto al malfunzionamento delle fognature (mal dimensionate o semplicemente coi tombini sporchi ed intasati).

Nella breve esperienza amministrativa al Comune di Avellino con il sindaco Di Nunno ho espletato, oltre ad altri ruoli, anche quello di assessore alla Protezione civile ed in quegli anni fu approvato il piano di Protezione civile ed oltre a ciò ci si è trovati di fronte ad alcuni eventi che sono stati affrontati col buon senso prima ancora che con analisi scientifiche.

Nell’area dell’hinterland avellinese ci sono aree che presentano rischi idrogeologici come, ad esempio, nel vicino Comune di Monteforte o di Mercogliano.

La presenza dei preziosissimi suoli piroclastici fertilissimi ma facilmente erodibili su supporti più rigidi come il calcare può creare le condizioni per la formazione delle colate rapide di fango in seguito ad eventi piovosi eccezionali.

Per la città di Avellino vi è un area non proprio a rischio ma ove vi sono delle condizioni che possono comunque ingenerare fenomeni franosi ed è l’area di contrada Bagnoli sulla quale sarebbe il caso di avviare progetti di ingegneria naturalistica per il consolidamento dei versanti più acclivi. Un timido accenno fu avviato proprio con l’assessorato all’Ambiente dell’epoca Di Nunno ma poi non si è avuto alcun seguito particolare.

Un secondo esempio di quello che si può fare localmente usando semplicemente il buon senso sono state le attività che hanno portato alla nascita del Parco Santo Spirito. Nell’ area di Santo Spirito doveva essere realizzata la sede della Motorizzazione civile ed altre strutture e si stava procedendo alla definizione degli atti propedeutici.

Fu allora che l’amico e collega ing. Montano che stava studiando l’area per altri motivi venne a segnalarmi che secondo le sue valutazioni l’area era a rischio esondazione in caso di evento eccezionale su un arco temporale di ritorno di cento anni. Nei casi peggiori l’esondazione sarebbe stata consistente con un pericolo reale per le strutture presenti.

Senza fare particolari approfondimenti si decise di delocalizzare le strutture previste e realizzare il parco che non richiede insediamenti stabili e che può essere chiuso al pubblico appena diramata una allerta meteo. Un semplice esempio di buon senso applicato ad una buona amministrazione come quella di Antonio Di Nunno.

Purtroppo anche ad Avellino esiste, invece, un esempio di cattiva gestione del territorio che però risale agli anni ‘70, se non erro, ed è la copertura del torrente San Francesco tombato a partire dall’ area della questura fino alla sua confluenza con il Fenestrelle a valle del castello dei Caracciolo. Il torrente attraversa poi l’area di via Tagliamento con i palazzi sulle sponde e poi l’area di Piazza Kennedy fino a Piazza Castello al di sotto del piano stradale.

Probabilmente la pendenza del torrente e l’ampiezza del cavedio sono condizioni che creano un margine di sicurezza ma la copertura dei fiumi e l’edificazione delle sponde è proprio quello che non va fatto e l’alluvione che ha colpito la città di Bologna lo dimostra (se ce ne fosse la necessità).

Se poi vi fosse bisogno di ulteriore prova qualche esondazione c’è già stata a quanto risulta.

Per quanto non siamo nella situazione peggiore qualche approfondimento ed i conseguenti interventi sarebbero più che opportuni e diventano obbligatori se solo ci allarghiamo all’hinterland.