Telefoni e droga sequestrati nel carcere di Ariano Irpino

Giovedì 06 Luglio 2023 12:47 Red.
Stampa

b_300_220_15593462_0___images_stories_Cronaca2_ariano2.jpgARIANO IRPINO – Brillante operazione da parte del personale di polizia penitenziaria in servizio nel carcere di Ariano Irpino. A dare la notizia il sindacato autonomo polizia penitenziaria per voce del segretario regionale della Campania Tiziana Guacci: “A seguito di un’articolata indagine portata avanti dai poliziotti penitenziari sono stati sequestrati 25 telefonini di vario tipo, muniti di carica batteria, 950 grammi di hashish e 215 grammi di cocaina, tutti nascosti in vari borselli. Droga e telefonini erano sicuramente destinati al traffico interno che avrebbe permesso di ricavare i dovuti introiti ben più sostanziosi rispetto al mercato esterno. Grande plauso del Sappe giunga al personale di polizia penitenziaria che, con grande professionalità e nonostante la grave carenza e le difficili condizioni di lavoro, ha stroncato questa attività illecita all’interno del penitenziario di Ariano Irpino”.

Donato Capece, segretario generale del Sappe, plaude “alla professionalità, abnegazione e astuzia che ha contraddistinto l’operato del personale di polizia penitenziaria” e sottolinea: “dobbiamo registrare purtroppo anche qui ad Ariano Irpino i tentativi di una criminalità che cerca di entrare in maniera illecita ovunque. Il plauso del Sappe va al personale del corpo di polizia penitenziaria che - ancora una volta in maniera brillante, con immediata risoluzione investigativa e con un professionale intervento - ha stroncato sul nascere la detenzione e l’uso di droga e telefoni cellulari in carcere”.

Aggiornamento del 6 luglio 2023, ore 16.10 Di Giacomo (S.PP.) - Sequestro di 1 kg di droga ad Ariano Irpino. Superato i 10 kg di droga alla settimana nelle carceri italiane, con un giro di affari che solo nelle carceri campane raggiunge i 10 milioni d’euro l’anno - “Il sequestro nel carcere di Ariano Irpino, in un solo colpo, grazie alla preziosa attività degli agenti penitenziari, in verità poco riconosciuta, di oltre un kg di droga (950 grammi di hashish e più di 200 grammi di cocaina) fa salire ad almeno 10 kg il quantitativo di sostanze stupefacenti sequestrati in media in una settimana nelle carceri italiane, per un giro di milioni di euro. Un business illecito che solo nelle carceri campane raggiunge i 10 milioni d’euro l’anno”. L'allarme parte dal segretario generale del sindacato polizia penitenziaria Aldo Di Giacomo per il quale “l'operazione ad Ariano Irpino, dove oltre alla droga sono stati sequestrati 25 telefonini, strumenti utilizzati da capi clan ed appartenenti alla camorra per continuare a comandare sui territori ed impartire ordini anche per lo spaccio di droga, è solo l’ultimo sia pure più clamoroso esempio che le carceri italiane, al Nord come al Sud, da anni, sono diventate “piazze di spaccio” proprio come i quartieri Barone a Milano e Scampia a Napoli. È un giro che – afferma Di Giacomo – vede i familiari dei detenuti pagare direttamente i clan per la fornitura in cella di stupefacenti e l'alternarsi di pusher fuori e dentro le celle, grazie in particolare ai detenuti in permesso lavoro che fanno la spola o utilizzando i detenuti più deboli e ricatta. Più recentemente si è fatto ricorso all’impiego di droni e persino al pallone di calcio imbottito di stupefacenti. Con introiti per i clan di milioni di euro, mentre sempre più rari sono i casi, di madri e mogli che portano la droga approfittando del colloquio con il congiunto. Sono invece gli uomini dei clan, che si servono di telefonini per il più comodo spaccio di droga dentro e fuori il carcere e per ordini agli uomini sui territori, a gestire i traffici. Così la detenzione del capo clan che dovrebbe rappresentare la fine della “carriera criminale” – aggiunge Di Giacomo – non solo si trasforma in continuazione ma cementifica i rapporti con detenuti e alimenta l’economia criminale necessaria specie per sostenere le famiglie dei detenuti.

Ovviamente – continua il segretario del S.PP. – questo avviene perché la domanda di stupefacenti è alta: la presenza di detenuti classificati tossicodipendenti già all’ingresso è di circa 18mila (poco meno del 30% del totale) per i quali il cosiddetto “programma a scalare” con la somministrazione di metadone ha dato risultati molto scarsi. Non a caso la recidività di reato per questi detenuti, una volta fuori, è altissima. A questi si deve aggiungere che tre detenuti su dieci sono solo spacciatori e non consumatori. Sono cose che purtroppo ripetiamo da almeno cinque anni senza che accada nulla se non in occasione di operazioni come quella di Ariano Irpino, salvo a mostrare interesse mediatico che si limita ad un paio di giorni”.