Sant’Angelo dei Lombardi, ancora aggressioni contro la polizia penitenziaria

Domenica 04 Agosto 2024 11:25 Red.
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b_300_220_15593462_0___images_stories_Cronaca2_pp.jpgSANT’ANGELO DEI LOMBARDI – Avrebbe voluto fare una telefonata a cui non aveva diritto, ed al giusto e legittimo rifiuto da parte dell’ispettore di polizia penitenziaria ha pensato bene di aggredirlo e ferirlo alla testa. Teatro dell’assurdo episodio, ancora una volta, la casa di reclusione di S. Angelo dei Lombardi, nell’Avellinese, già al centro delle cronache per analoghi fatti violenti accaduti tra le sbarre.

Tiziana Guacci, segretario per la Campania del sindacato autonomo polizia penitenziaria, spiega che l’evento critico è avvenuto ieri sera e ha visto per protagonista “un detenuto che già qualche mese fa si sia  già reso autore di un’altra aggressione; eppure, nonostante ciò, l’uomo continua rimanere a  S. Angelo dei Lombardi così come un altro ristretto che non più di tre giorni fa ha messo a soqquadro l’istituto e minacciato i colleghi”. E questo, sottolinea la sindacalista del Sappe, nonostante precise disposizioni ministeriali che prevedono “l’immediato trasferimento, in altre strutture, dei detenuti che si rendono protagonisti di aggressioni e comportamento contrari all’ordine ed alla sicurezza intera”.

Guacci ricorda che “il carcere di Sant’Angelo dei Lombardi fino a non poco tempo fa costituiva un’eccellenza in tutta Italia: ad oggi non è più così. Al pari delle altre carceri campane è oggetto di cronica giornalistica solo per eventi critici negativi. Purtroppo, la situazione è devastante in tutti gli istituti d’ Italia ma la Campania risente molto anche della cattiva gestione del provveditorato dei detenuti che si rendono autori di aggressione a danno del personale di Polizia Penitenziaria che da tempo il Sappe denuncia”.

Per Donato Capece, segretario generale del sindacato autonomo polizia penitenziaria, “non possiamo che dirci indignati di fronte a una amministrazione che tentenna sul trasferimento dei detenuti violenti da un istituto all’altro e riversa sulla polizia penitenziaria tutto il peso della sua inefficienza. Quanti lividi, escoriazioni, offese e insulti dovremo ancora vedere tra le file della polizia penitenziaria prima di poter raccontare di interventi concreti?”.

“È sotto gli occhi di tutti che la situazione penitenziaria è sempre più critica”, ribadisce il leader del primo sindacato dei Baschi Azzurri. “Sono decenni che chiediamo l’espulsione dei detenuti stranieri, un terzo degli attuali presenti in Italia, per fare scontare loro, nelle loro carceri, le pene come anche prevedere la riapertura degli ospedali psichiatrici giudiziari dove mettere i detenuti con problemi psichiatrici, sempre più numerosi, oggi presenti nel circuito detentivo ordinario. Ma servono anche più tecnologia e più investimenti: la situazione resta allarmante, anche se gli uomini e le donne della polizia penitenziaria garantiscono ordine e sicurezza pur a fronte di condizioni di lavoro particolarmente stressanti e gravose”. “Basta! Siamo noi a non poterne più da questa situazione di diffusa illegalità: siamo a noi a doverci chiedere dove è lo Stato!”, conclude Capece.

Aggiornamento del 2 agosto 2024, ore 10.00 - La denuncia/Sant’Angelo dei Lombardi, detenuto minaccia il personale di polizia - Resta alta la tensione nelle carceri della Campania. Tiziana Guacci, segretario per la Campania del sindacato autonomo polizia penitenziaria, racconta quanto è avvenuto nelle ultime ore nella struttura detentiva di Sant’ Angelo dei Lombardi, nell’Avellinese: “Nella mattinata di giovedì, un detenuto psichiatrico e con problemi di tossicodipendenza si è reso responsabile, presso la casa di reclusione di Sant ‘Angelo dei Lombardi di una serie di eventi critici. Dapprima, con la gamba di un tavolo ha minacciato il personale di polizia penitenziaria di spaccare loro la testa; subito dopo ha rotto suppellettili del box agenti della sezione nonché le plafoniere poste a soffitto della sezione. Sembrerebbe da quanto riferito che la motivazione di tale gesto sia collegabile ad una richiesta di colloquio urgente con il magistrato di sorveglianza. Lo stesso detenuto, trasferito presso il carcere di Sant’Angelo per motivi di ordine e sicurezza, nei giorni precedenti aveva cercato di aggredire il personale ivi operante”.

Guacci torna a evidenziare, come già segnalato dal Sappe al provveditorato campano, che “il penitenziario in questione nasce come istituto ad avanzato trattamento intramurario per cui l’assegnazione di una determinata tipologia di detenuti non risulta coerente con il regime di esecuzione penale intramoenia e della casa di reclusione ed in linea con la specificità dell’istituto”. “Il Sappe lancia l'ennesimo allarme”,conclude: “bisogna scongiurare il verificarsi di gravi eventi critici, per cui gli organi ministeriali addetti devono intervenire con urgenza. La polizia penitenziaria ha il diritto di lavorare in sicurezza: non si può rischiare la vita tutti i giorni. Basta! Proclamiamo lo stato di agitazione!”.

Denuncia Donato Capece, segretario generale del Sappe: “Ci vuole una completa inversione di rotta nella gestione delle carceri regionali e della Nazione: siamo in balia di questi facinorosi, convinti di essere in un albergo dove possono fare quel che non vogliono e non in un carcere! Facciamo appello anche alle autorità politiche regionali e locali: in carcere non ci sono solo detenuti, ma ci operano umili servitori dello Stato che attualmente si sentono abbandonati dalle Istituzioni”. “Il Sappe esprime la vicinanza ai poliziotti di Sant’Angelo dei Lombardi”, sottolinea, “ma siamo davvero alla frutta: i detenuti rimangono impuniti rispetto alla loro condotta violenta e fanno quello che si sentono fare, senza temere alcuna conseguenza. Urgono contromisure per prevenire gli atti violenti ai danni dei poliziotti”, aggiunge: “lo stato comatoso dei penitenziari non favorisce il trattamento verso altri utenti rispettosi delle regole né tantomeno la sicurezza”.

Il leader del Sappe evidenzia i problemi connessi alla gestione dei detenuti stranieri (“da espellere per scontare la pena nelle carceri dei Paesi di provenienza”), di quelli tossicodipendenti e degli psichiatrici, che non dovrebbero stare in carcere ma in comunità adeguate: “La loro presenza comporta da sempre notevoli problemi sia per la gestione di queste persone all'interno di un ambiente di per sé così problematico, sia per la complessità che la cura di tale stato di malattia comporta. Non vi è dubbio che chi è affetto da tale condizione patologica debba e possa trovare opportune cure al di fuori del carcere e che esistano da tempo dispositivi di legge che permettono di poter realizzare tale intervento”. Infine, il leader del Sappe ha ribadito la necessità “di potenziare gli uffici per l’esecuzione penale esterna attraverso le articolazioni territoriali della polizia penitenziaria, con personale opportunamente formato e specializzato”. “Di fatti, secondo il Sappe, è proprio questa la mission futura dell’esecuzione penale, che dovrà concentrare tutti i propri sforzi sulle misure alternative alla detenzione che si prevede potranno interessare decine e decine di migliaia di affidati”, conclude.