Valle Ufita, perché l'agricoltura non decolla

Domenica 18 Marzo 2012 19:06 Salvatore Salvatore
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b_300_220_15593462_0___images_stories_valle_ufita_agricoltura.jpgVALLE UFITA – Nella piana dell’Ufita, il comparto agricolo stenta a decollare mentre la Irisbus chiude i battenti. La situazione pone non pochi interrogativi e fa intravedere un periodo difficile per l’economia.

L’agricoltura, negli ultimi 30 anni,  ha perso oltre un milione di metri quadrati di terreno coltivabile, per la individuazione dei Pip, dell’area Asi e delle altre infrastrutture a servizio dell’industrializzazione. Gli agricoltori persistono nell’atavica riluttanza ad organizzarsi in forme associate e cercano ancora nel tabacco e negli ortaggi la fonte maggiore di guadagno. Infatti sui terreni pianeggianti situati a destra e a sinistra del fiume,  campeggiano ancora vaste distese di queste colture miste a campi di grano. Negli ultimi anni, nonostante gli interventi attuati dal Consorzio di bonifica dell’Ufita, che hanno indicato nuove vie per lo sviluppo del settore, le cose non sono migliorate.

La costruzione dell’invaso Macchioni in territorio di Castelbaronia e  il relativo impianto di irrigazione, che tocca i territori vallivi di Castelbaronia, Carife, Flumeri, Sturno, Frigento, Grottaminarda ed Ariano, insieme alla vasca “Cortiglio” in territorio di Frigento, hanno ormai garantito la presenza costante di acqua. L’invaso, oggi  a pieno regime, ha una capacità di  circa 700 mila metri cubi, ed è già attivo sul territorio. Le sue acque   alimentano una rete irrigua che serve quasi 500 ettari di terreno. L’acqua viene distribuita alle aziende attraverso 273 idranti ognuno dei quali equipaggiato da una elettrovalvola comandata, nella apertura e chiusura, da tessere elettroniche affidate agli utenti.

Alla soluzione del problema acqua, purtroppo, non ha fatto seguito, di pari passo, il cambiamento radicale delle coltivazioni. Le proposte del “Progetto Solania”, che prevedeva l’inserimento dell’orticoltura e della produzione di pomodoro di alta qualità, con rese paragonabili a quelle ottenute nelle aree campane tradizionali, sono rimaste ancora non attuate. Alcuni coltivatori hanno provato a cambiare produzione, purtroppo però, considerati i tempi brevi per la collocazione sul mercato del prodotto, prima del totale deperimento, non hanno avuto successo. Nel settore, continua l’abbandono da parte dei giovani che non intravedono ancora la possibilità di riorganizzare la gestione e la riqualificazione delle aziende. Le unità produttive, infatti, restano ancora carenti strutturalmente ed economicamente insufficienti. Mancano adeguate strutture sovra-aziendali che consentano una accorta programmazione produttiva.

“Non abbiamo mercati all’ingrosso né punti fermi di riferimento per la vendita – sostengono gli agricoltori interessati al cambiamento – e  prodotti come peperoni, pomodorini, pomodori e altri ortaggi di qualità, eccettuate le poche vendite ai privati, restano solitamente invenduti, con gravi danni per la nostra già scadente economia”.

La soluzione di questo problema, che ancora condiziona pesantemente lo sviluppo dell’agricoltura in valle Ufita, potrebbe venire dalla realizzazione di un mercato generale.

Solo nelle aree collinari stanno nascendo, con sempre maggiore intensità ed estensione, nuove piantagioni di ulivi che mirano alla produzione di olio che, da queste parti, è di ottima qualità.