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    30/05/2024

Atripalda, il voto sposta l’asse della maggioranza

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Irpinia_atripalda_i_banchi_della__giunta.jpgATRIPALDA – Se nel Paese, quello con la ‘p’ maiuscola, il vincitore assoluto della competizione elettorale è il MoVimento di Beppe Grillo che conquista un voto su quattro, nel paese del Sabato invece vince, quasi da solo, il sindaco Paolo Spagnuolo. Il quale, mentre i cinque stelle raccolgono la bellezza di 1309 voti (20,5%), se non vince nei numeri, lo fa nelle intenzioni. La scelta di aderire alla lista del premier uscente Mario Monti, appoggiando il neoeletto Angelo D’Agostino, gli consente di colpire due piccioni con una fava: scarica Giuseppe De Mita e le sue continue ingerenze «che hanno rasentato l’offesa personale e calpestato la dignità di un intero gruppo dirigente di partito»; inoltre, salta fuori in tempo utile da una nave che è colata a picco, l’Udc, che definiva preventivamente come «un’esperienza conclusa».

È questa la novità espressa dal voto cittadino: lo scudocrociato registra un crollo vertiginoso di 6,5 punti, fermandosi al 5% dei consensi, poco sopra trecentoventi voti. Un vero e proprio tracollo rispetto alle scorse amministrative, quando era stato il partito che aveva portato più eletti in consiglio di maggioranza (cinque, oltre al sindaco) con 1149 preferenze. Numeri che legittimano la “Scelta Civica” del sindaco, che doppia i voti dei demitiani raccogliendo l’11,8% (753 voti). Un risultato che crea subito ripercussioni in Consiglio. Pascarosa segue a ruota il sindaco, dichiarandosi indipendente nell’attesa della formazione del nuovo gruppo consiliare. Landi, capogruppo Udc, ammette la sconfitta, ma cerca subito di tamponare eventuali pulsioni alla frammentazione: «Il sindaco ha preso posizione nei confronti dei vertici dell’Udc – rassicura Landi – non contro i consiglieri comunali del nostro gruppo. Tuttavia, se prima Spagnuolo poteva contare sulla nostra fiducia incondizionata, ora prenderemo decisioni volta per volta, in base agli atti che ci saranno sottoposti. Per adesso ci siamo confrontati e nessuno del nostro gruppo ha intenzione di aprire una crisi». Una prova di forza che continua, registrata anche dal voto nazionale, che condizionerà i mesi a venire. Gli equilibri rimangono sottili e nessuno sembra volersi far carico dello strappo decisivo che potrebbe riportare gli atripaldesi al voto.

Chi vince nei numeri, nonostante una timida campagna fatta sul territorio, è il Pd. Eleggendo Valentina Paris alla Camera, i democratici ritrovano una parvenza di unità conquistando il primato della consultazione grazie al 26,9%, nonostante perda per strada oltre settecento voti, un calo di otto punti rispetto a cinque anni fa. Il segretario Federico Alvino, che non si ascrive alcun merito per la vittoria, ma solo quello di aver mantenuto un «comportamento corretto e leale», ha chiamato sabato scorso a raccolta il partito in un un’assemblea pubblica che facesse il punto della situazione post voto. Riscontrato un forte smarrimento del ‘popolo delle primarie’, la foto è quella di un partito che ha perso contatto con la parte più giovane dell’elettorato, spostatosi in larga parte verso il M5S, e che perde a scapito della destra nei quartieri più popolari, come contrada Alvanite.

«È il momento di avere uno sguardo lungo, oltre i nostri recinti – dice Alvino – per il quale ci siamo divisi per delle incomprensioni. Guardando ad Atripalda, dobbiamo ricordare al sindaco Spagnuolo quali erano gli impegni assunti in campagna elettorale. È stato un anno sabbatico, ma il tempo è scaduto, ora attendiamo segnali concreti. Dobbiamo riscoprire un senso di responsabilità dello stare insieme».Chi preme affinché i democratici riassumano un ruolo centrale nella vita amministrativa è Tony Troisi, di “Progetto Atripalda per Renzi”, che vorrebbe «un partito che dimostri più dignità, chiedendo rispetto. Spero che il buon risultato del voto possa aprire una nuova stagione che porti il centrosinistra alla guida della città, i numeri e le competenze ci sono». Per il momento, il compito di guidare il paese fuori dall’impasse istituzionale è tutto nelle mani del sindaco. Voto anticipato, commissariamento, blocco istituzionale: la priorità, per Spagnuolo, è rimettere in moto l’arma del dialogo.

 

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