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    29/05/2024

Atripalda, l'Udc scarica Spagnuolo

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Paolo Spagnuolo, sindaco di AtripaldaATRIPALDA – Non c'è pace a Palazzo di Città per Paolo Spagnuolo. Sostenuto da quella strana maggioranza che destò l'attenzione di tutta la provincia alle amministrative dello scorso anno, Udc, Partito democratico, Futuro e Libertà, e la neonata Italia Futura (formazione in cui milita lo stesso primo cittadino, benedetta dal deputato Angelo D'Agostino di Sc), il sindaco vede venire meno il sostegno dello scudocrociato, consumando l'ennesimo strappo di questo primo anno di governo. È una crisi vera e propria, la seconda registrata nel giro di pochi mesi dopo quella, poi rientrata, sulla riorganizzazione delle deleghe.

Il gruppo consiliare del partito di Casini e De Mita ha ritirato le proprie deleghe: fanno un passo indietro i due assessori Geppino Spagnuolo e Antonio Iannaccone, e i consiglieri Mimmo Landi, Raffaele Barbarisi e l'ultimo arrivato dalle file del Psi Dimitri Musto.

Il motivo: lunedì 3 giugno il primo cittadino aveva deciso di partecipare in prima persona all'assemblea del Consozio dei servizi sociali A6 nella quale c'era da votare il rinnovo del consiglio di amministrazione, che dallo scorso anno va avanti in regime di proroga. Spagnuolo, eletto in quota Udc e passato alla Scelta Civica dell'ex premier Monti proprio a ridosso delle Politiche di fine febbraio scorso, ha deciso di candidarsi personalmente, appoggiando la lista “Sole” di chiara matrice democratica in opposizione ad “Azzura”, siglata Udc. Assemblea che, va detto, si è chiusa con un nulla di fatto per l'elezione dei dieci consiglieri previsti e rinviata a data da destinarsi.

In una nota diffusa dal coordinamento cittadino, l'Udc ha così chiarito le proprie ragioni, puntando il dito contro il sindaco reo di aver «completamente disatteso le intese assunte da tempo in seno alla maggioranza consiliare, secondo il quale a rappresentare il Comune negli organi sociali del citato Consorzio fosse il delegato al ramo», ovvero Dimitri Musto, «all’epoca anche assessore, allorquando quest’ultimo responsabilmente e con grande disponibilità favoriva la soluzione della questione “quota rosa” in seno alla giunta comunale», quando fece un passo indietro per consentire la nomina in giunta di Concetta Tomasetti, dando seguito alla sentenza del Tar che costringeva Atripalda ad adeguarsi per la mancata parità di genere (l'esecutivo era composto da soli uomini, ndr). Con questa decisione, «è venuto meno, pertanto, il rapporto fiduciario e le condizioni di pari dignità che necessariamente devono legare un sindaco con le forze consiliari della maggioranza».

Una vera e propria tegola per l'amministrazione della città del Sabato. Prontamente, non si è fatta attendere la risposta di Spagnuolo, che si è dichiarato sereno perché, dice, «la mia intenzione era semplicemente quella di assicurarmi che il nostro comune conservasse esattamente il ruolo che aveva in passato, ovvero una rappresentanza nel Cda. Solo successivamente avremmo tutti insieme stabilito chi avrebbe dovuto ricoprire quell’incarico». Tutto tranquillo, dunque? Non sembra affatto, poiché è lo stesso Spagnuolo ad ammettere che «non possiamo ignorare che da dicembre ad oggi sono cambiate molte cose dal punto di vista politico, e che il nodo della rappresentanza nel Consorzio va affrontato e risolto insieme ad altri nodi che riguardano il ruolo di Atripalda negli enti sopracomunali». Deciso più che mai ad andare avanti, «con o senza l'Udc».

Attesissima, dunque, la riunione di maggioranza prevista per mercoledì 12, di cui per motivi di stampa non possiamo darvi conto. La bomba sembra essere finalmente esplosa dopo mesi di tira e molla che hanno bloccato l'attività amministrativa per la continua litigiosità tra le fila della maggioranza. Mimmo Landi, capogruppo in consiglio dell'Udc, ha accusato senza mezzi termini il sindaco di «dilatare irresponsabilmente i tempi della crisi», considerato che «ha poca voglia di condividere le sue decisioni con le forze che gli consentono di governare. Un atteggiamento podestarile che non possiamo più tollerare».

Musto, dal canto suo, registra l'ennesimo dispiacere: «Da quando è nato il Piano di zona sociale A6, oggi Consorzio A5, nel Cda ha preso parte sempre il consigliere delegato alle Politiche sociali del Comune. Visto che il sindaco mi tira in ballo sono dispiaciuto. Quando c'è stata la crisi di giunta a dicembre – ricorda - per il mancato rispetto della quota rosa, non ho esitato a lasciare il posto in giunta anche perché non avevo chiesto io un assessorato per me. Non ho mai chiesto poltrone nella mia storia politica – ribadisce Musto – tant'è che anche quella nel Cda sarebbe stata totalmente a costo zero. Siamo stati eletti perché dovevamo dare un segno di discontinuità non solo al Comune, ma anche negli enti sopracomunali».

In casa democratica, anche il segretario Alvino fa il punto della situazione, fotografando una situazione che è radicalmente cambiata, con o senza lo strappo formale dell'Udc: «La decisione dello scudocrociato denota malessere, non è un fatto positivo. Possiamo tranquillamente ammettere che si votasse oggi non credo che il Pd realizzerebbe più un’alleanza con l’Udc. Un anno fa – spiega Alvino – l’Udc era un degno contraente, oggi la situazione è nettamente diversa perché non si è realizzato ciò che tutti noi ci auguravamo. Quando il sindaco va nell’assemblea del Consorzio e si candida nella lista del Pd compie una scelta politica, nessuno può nasconderlo, una scelta evidentemente opposta a quella che avrebbe compiuto Musto, ma coerente con le sue idee. Dopotutto, (come conferma l'elezione di Foti ad Avellino, sostenuto al ballottaggio anche da Scelta Civica, nda) Sc è più vicina al Pd che all’Udc, anzi credo che rappresenti il luogo dei moderati che vogliono ritagliarsi uno spazio che De Mita non gli concedeva nell’Udc».

La situazione rimane tesa e tutt'altro che semplice. Ora più che mai spetterà al sindaco dimostrare in che modo è possibile andare avanti. Finora l'amministrazione  ha vivacchiato, ma la gestione comunale, specie per quel che riguarda le finanze, necessita di un cambio di rotta decisivo. A prescindere dall'Udc.

 

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