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    20/06/2024

Il libro/Don Riboldi, il vescovo che lottò contro la camorra a fianco dei giovani

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Cultura6_riboldilibro.jpgAVELLINO – Una serata interessante e coinvolgente in cui è stato possibile mettere insieme la presentazione di un libro, dedicato alla indimenticata figura del vescovo anti-camorra Don Riboldi (in passato collaboratore anche de L'Irpinia, con i suoi fondi), e la stretta, dolorosissima attualità cittadina, con la sconvolgente notizia della morte del giovanissimo Roberto Bembo, accoltellato all'alba di Capodanno. Merito della presenza di tre relatori di spessore: il vescovo di Avellino Arturo Aiello, il deputato Gianfranco Rotondi, il presidente della provincia, Rizieri Buonopane. E a sorpresa ha impreziosito la serata il prefetto di Avellino, Paola Spena, che ha portato il suo saluto ed ha richiamato il difficile momento che vive la comunità irpina.

Il libro di Pietro Perone (Edizioni San Paolo, pagg. 223, euro 18), dal titolo “Don Riboldi 1923-2023 Il coraggio tradito” è stato un atto di affetto e testimonianza civile che l'autore – redattore capo del Mattino – ha voluto fare alla figura di questo vescovo (morto nel 2017) nel centenario della nascita e nel quarantennale delle marce anti-camorra che videro proprio in Don Riboldi il “garante”. Garante della passione e dell'ardore giovanile di quei giovani che avevano accolto ad Acerra questo vescovo brianzolo proveniente dalla realtà terremotata e povera del Belice. Ad Acerra, nella sua prima ed unica sede vescovile, Don Riboldi comprese subito l'omertà e il malessere che regnavano a causa della soffocante cappa della camorra nei primi anni '80. Per questo diede credito e autorevolezza a quei ragazzi che gli chiedevano di aiutarli ad organizzare una plateale protesta contro i clan ed in particolare lo strapotere di Cutolo. Di qui le due marce di fine 1982 ad Ottaviamo, con 1000 e 10mila persone, e poi la marcia di Napoli con 100mila persone. L'autore era tra quei ragazzi che tastarono direttamente il coraggio e l'impegno di Don Riboldi e oggi ne difende la memoria anche rispetto alle fasi ulteriori dell'esperienza acerrana, in cui il religioso tentò di andare incontro a camorristi e terroristi per avviare percorsi di dissociazione, attirandosi più d'una critica.

Introdotto da Aldo Balestra, viceredattore capo del Mattino, che ha tratteggiato i passi principali e il filo logico del libro, il dibattito è stato ampio e interessante. Il presidente Buonopane ha  richiamato l'attualità del messaggio di Riboldi come educatore e ispiratore dei giovani. “C'è bisogno di figure così”, ha detto tra l'altro, riferendosi al momento di smarrimento che vivono i ragazzi, anche nella nostra terra. L'autore del libro ha confermato l'esigenza del racconto, a 40 anni dalle marce, di illustrare ai più giovani cosa si può fare con il proprio coraggio e quello di una persona di riferimento, come fu Don Riboldi. Poi gli interventi dell'onorevole Gianfranco Rotondi e del vescovo Arturo Aiello. Rotondi ha parlato del “valore storico del libro di Perone, perché colma un vuoto, restituendo dignità a quella che è stata una forte iniziativa pastorale ma non civile. Per questo occorre storicizzare l'azione di Don Riboldi”.

Profondo e intenso l'intervento conclusivo di Monsignor Aiello: ha parlato di giovani che “vivono l'attimo fuggente” e a cui esperienze coinvolgenti come quelle di Don Riboldi possono servire a dare un senso compiuto alla propria crescita. Riguardo la Chiesa, monsignor Aiello è d'accordo con Don Riboldi quando raccontava nel 2006, in fase di bilanci delle sue attività spesso oggetto di critiche, che “la Chiesa deve saper sporcarsi le mani”, con un servizio concreto sul territorio, raccogliendone istanze ed esigenze. Insomma, una Chiesa calata sulla piena realtà, pronta ad impegnarsi per cambiarla in meglio.

 

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