A Greci tra restanza e ritornanza

Martedì 25 Agosto 2026 14:20 Red.
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b_300_220_15593462_0___images_stories_Irpinia2_greci.jpgGRECI – A Greci, in questi giorni, tornano tutti. Tornano sui muri i volti fotografati trentaquattro anni fa. Tornano nelle strade parole e voci in arbëreshë. Tornano dal Nord e dall’estero quelli che qui sono nati e hanno costruito altrove la propria vita. E torna, per San Bartolomeo, il dramma sacro che da generazioni coinvolge il paese attraverso il paese.

“Restanza” è una parola che negli ultimi anni abbiamo imparato a conoscere. Ma forse qui non basta. A Greci sembra prendere forma anche una “ritornanza”: la capacità di continuare ad appartenere a un luogo dopo averlo lasciato e di tornarvi rimettendo in circolo memoria, relazioni, energie.

È dentro questo movimento che nasce “Ritratto di una lingua – Questi volti sono il primo alfabeto”, progetto fotografico di Gianni Pucci, fotografo originario di Greci, realizzato con il patrocinio e la collaborazione del Comune e dell’Associazione culturale Embri. A partire dal 1992 Pucci aveva fotografato molti abitanti del paese. Dopo trentaquattro anni quei ritratti sono tornati esattamente dove erano nati. Non dentro una galleria. Sui muri.

Il 20 agosto gli abitanti li hanno affissi sulle facciate e nelle strade, trasformando l’allestimento in un gesto collettivo. C’è chi si è riconosciuto, chi ha riconosciuto un genitore, un amico, qualcuno che non c’è più. E intorno alle fotografie sono tornate a circolare storie. La mostra è così diventata qualcosa di diverso da una semplice esposizione: un paese che guarda se stesso. Alle immagini si accompagna un percorso sonoro di parole, frasi e voci in arbëreshë, con traduzione italiana. La lingua esce dalla dimensione della testimonianza e torna nello spazio pubblico, accanto ai volti di chi l’ha parlata e di chi continua a parlarla.

Quando torna il paese

Il progetto ha preso forma nei giorni in cui Greci vive il momento più intenso dell’anno. Per la festa di San Bartolomeo il paese si ripopola. Tornano famiglie e generazioni che durante l’anno vivono altrove e torna il dramma sacro di San Bartolomeo, rappresentazione che coinvolge oltre cento tra attori e figuranti del luogo.

Anche questa tradizione porta con sé una storia di emigrazione e ritorno: il testo nella versione tuttora rappresentata risale al 1913 e fu pubblicato nel 1941 a New York dagli emigrati grecesi. Chi era partito contribuì così a custodire qualcosa destinato a tornare. È lo stesso movimento che attraversa oggi Ritratto di una lingua.

Tornano i volti. Tornano le persone. Torna la lingua. Torna il rito. E ogni ritorno aggiunge qualcosa al paese che era stato lasciato.

Non conservare. Rimettere in circolo

Greci è l’unico comune arbëreshë della Campania. Come molti piccoli centri delle aree interne italiane, ha conosciuto partenze, emigrazione e spopolamento. Il progetto non prova però a congelare questa identità nella nostalgia. La domanda è un’altra: come può un patrimonio continuare a essere vivo? La risposta scelta da Embri è usare linguaggi contemporanei - fotografia, suono, spazio pubblico, partecipazione - per creare nuove occasioni di relazione tra chi è rimasto, chi è partito e chi continua a tornare.

“Ritratto di una lingua” è il primo progetto dell’Associazione culturale Embri, nata proprio con l’obiettivo di mettere in relazione la cultura arbëreshë con il presente e con le nuove generazioni.

Perché forse il futuro dei piccoli paesi non dipende soltanto dal numero di persone che riusciranno a trattenere. Dipende anche dalla forza del legame che riusciranno a mantenere con chi vive altrove.

Tra restanza e ritornanza.

In questi giorni, sui muri di Greci, quel legame è diventato visibile.

Ultimo aggiornamento ( Martedì 25 Agosto 2026 14:51 )