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    14/06/2024

Il metodo Rondine per una nuova comunità globale di pace

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Politica13_rondi_ne.jpgROMA La guerra è una realtà, disumana e inaccettabile. L’esperienza, che da venticinque anni Rondine porta avanti insegna che siamo tutti “portatori sani” di nemico: un’idea perversa che, cominciando dalle relazioni, avvelena le società e porta alla disumanizzazione e all’indifferenza. Per questo c’è urgente bisogno di promuovere una cultura fondata sulla cura delle relazioni, che ripudi l’idea di nemico.

È quanto emerso stamattina nell’incontro dal titolo “Cu(ltu)ra delle relazioni per la nuova comunità globale di pace” presso la Camera dei deputati, realizzato da Rondine Cittadella della Pace in collaborazione con l’associazione Cultura Italiae.

Un riconoscimento unanime per il Metodo Rondine, alla presenza di autorità civili e religiose, esponenti del mondo della cultura, della politica e dell’informazione, come strumento essenziale non solo per lavorare sulle comunità ferita dalla guerra ma anche per prevenire la degenerazione del conflitto e quindi i conflitti armati.

Un metodo nato dall’esperienza di giovani provenienti da luoghi di guerra nemici tra loro, che accettano di convivere e formarsi insieme come leader di pace, praticando il dialogo e preparandosi a tornare nei propri contesti per lavorare sui conflitti.

Un lavoro di venticinque anni che ha formato oltre 300 giovani provenienti da luoghi di guerra di tutto il mondo e 500 studenti di tutta Italia, grazie ai percorsi scolastici di didattica innovativa, Quarto Anno Rondine e Sezione Rondine. L’iniziativa è stata occasione per presentare il Bilancio sociale 2022 di Rondine dando luogo ad una riflessione profonda sulla stringente necessità di integrare l’educazione alla pace in ogni contesto del vivere civile.

È stato il presidente e fondatore di Rondine, Franco Vaccari, a portare i saluti dei giovani di Rondine ricordando il valore del loro coraggio, della scelta di dialogare con il nemico: “La relazione chiede l’ascolto dell’altro, la condivisione del dolore dell’altro perché non c’è relazione senza condivisione del dolore. Questi giovani che vivono il dolore ogni giorno, ostinatamente stanno insieme, reggono, restano, stanno nel conflitto, stanno nell’urto drammatico delle differenze esasperate che altrove portano al dolore, alla violenza, alla guerra. Ecco che il Metodo di Rondine ormai si applica nelle aziende o nelle scuole, lì dove i conflitti e le differenze quotidiane devono imparare ad armonizzarsi”.

Di grande intensità il saluto di Gala Ivkovic, giovane bosniaca, presidente della rete degli ex studenti, Rondine International Peace Lab, che ha ricordato la tragica caduta del ponte di Mostar del 1993 simbolo di unione e incontro delle diversità e la sua personale esperienza delle conseguenze del conflitto, ma anche il lavoro quotidiano dei giovani di Rondine e il loro impegno per far fiorire le società che oggi come non mai necessitano del supporto delle istituzioni a tutti i livelli.

Angelo Argento, presidente Cultura Italiae, co-organizzatore dell’iniziativa, ha ricordato l’indissolubile legame tra pace e cultura. “La radice della parola cultura è coltivare, perché la pace va coltivata e Rondine lo fa con l’esempio. La pace va coltivata ma anche perseguita con responsabilità. Ognuno di noi è responsabile della pace è necessario testimoniare ogni giorno e lo dobbiamo fare innanzi tutto per questi ragazzi, per l’esempio che loro ci danno”.

Tra i saluti istituzionali quelli dell’on. Fabio Rampelli, vice presidente della Camera dei deputati che ha sottolineato il valore delle differenze: “Sono convinto che la cultura della differenza non sia la cultura del conflitto. Non è la differenza tra culture che genera il contrasto, è più pragmaticamente l’interesse materiale che genera il conflitto, la differenza in sé va tutelata perché è ciò che crea legame. Esaltare la cultura della differenza e metterla in legame con la libertà, questo il lavoro che fa Rondine che è estremamente efficace e andrebbe diffuso ancora di più perché si fonda su un’apparente contraddizione che è il sale su cui si fonda la società”.

E i saluti dell’on. Chiara Braga, capogruppo del Partito democratico alla Camera dei deputati, che ha affermato “A Rondine si forma una nuova generazione, anzi un nuovo genere di leader, persone che hanno il coraggio del dialogo, che sanno cercare e scovare le ragioni della convivenza pacifica L’investimento di Rondine sui giovani produce risultati di vasta portata che hanno un impatto duraturo e a lungo termine in diverse aree di conflitto armato in tutto il mondo. Al di là dei proclami sulla pace, c’è chi ogni giorno opera per la pace e fa qualcosa di concreto e vero. Iniziative come quelle promosse da Rondine le sentiamo quanto mai attuali. Oggi anche la guerra è arrivata alle porte dell’Europa”.

Attraverso il proprio metodo di trasformazione del conflitto, Rondine mette a disposizione percorsi formativi, educativi strutturati, che generano impatto di lungo periodo tra le persone e le organizzazioni. È un patrimonio culturale condiviso che vuole espandersi, per testare innumerevoli nuovi contesti applicativi nella formazione e per favorire la coesione sociale e la convivenza pacifica.

S.Em. card. Pietro Parolin, segretario di Stato della Santa Sede, ha sottolineato l’importanza prevenire i conflitti armati lavorando sullo sviluppo dell’umano integrale: “Rondine è questo: un’iniziativa di incontro e di scambio, convinti che ogni volta che apriamo i cuori oltre i confini di casa torniamo arricchiti e per affrontare con più forza le problematiche odierne”. Continua il segretario di Stato vaticano: “In questa prospettiva, Rondine Cittadella della Pace offre un singolare apporto nel prevenire le tragiche conseguenze di ogni tipo di conflitto mediante un’azione educativa e sociale che mira a coinvolgere gli individui, a prescindere dalla provenienza, dal credo religioso, dall’estrazione sociale, ponendosi nell’ottica del servizio alla convivenza civile e al bene comune”.

Per affrontare le nuove complessità relazionali nello scenario politico-diplomatico internazionale, l’ambasciatore Pasquale Terracciano, direttore generale per la Diplomazia pubblica e culturale del ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, ha sottolineato la coerenza del lavoro di Rondine con quello della diplomazia ufficiale: “La valorizzazione delle risorse locali e il coinvolgimento delle comunità nei processi di pacificazione sono coerenti con quell’idea di pace sostenibile e duratura che si fonda sulla riconciliazione e sulla cura di quei legami umani e sociali infranti e avvelenati dai conflitti. Grazie alla conoscenza reciproca e una paziente opera di tessitura dei rapporti interpersonali il nemico di ieri diventa il compagno di viaggio di oggi. Trovo che ci sia una consonanza di fondo tra questo approccio e la politica estera dell’Italia”.

L’importanza del capitale relazionale per attivare e connettere le comunità è stato il focus dell’intervento di Stefania Mancini, presidente Assifero che ha sostenuto: “Rondine è una palestra importante perché in maniera gentile ma ferma impone l’esercizio della comunità. E l’esercizio della comunità, se sparso in giro per il mondo, voluto e soprattutto tutelato, è un esercizio che ci porta a evitare le guerre. Spero che Rondine abbia la forza di assurgere fortemente a livello europeo perché parlare di metodo Rondine – a livello istituzionale - non basta, Rondine deve poter essere accolta come sistema europeo”.

Durante l’evento sono stati presentati i risultati del lavoro svolto nell’ultimo anno, che oggi toccano non solo le radici del conflitto armato ma diffondono il Metodo Rondine a tutti i livelli del vivere civile, in particolare al mondo della scuola.

Ma il Metodo Rondine oggi è entrato anche dentro le imprese, protagoniste di un mercato in piena trasformazione nella sfida globale verso la sostenibilità, come hanno ricordato nei saluti conclusivi Michele Crisostomo, presidente del Consiglio di amministrazione di Enel, Sergio Gatti, direttore generale di Federcasse Italia. Rondine Academy, infatti, è il polo formativo dedicato ai manager, liberi professionisti, insegnanti, docenti, formatori ed educatori che possono beneficiare di percorsi ad hoc per migliorare le proprie skill relazionali e trasversali, ed essere capaci di stare nel confronto con l’altro contribuendo, anche attraverso il proprio mestiere, a far crescere cittadini responsabili e consapevoli.

In chiusura il saluto di monsignor Nunzio Galantino, presidente Apsa e coautore, insieme a Giordano Remondi, del volume edito da Il Mulino “La strana coppia relazione e conflitto. Sulla rotta del Metodo Rondine”.

 

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