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    25/11/2017

Il tema di Arturo. Avellino e il nuovo vescovo

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Il vescovo Arturo AielloAVELLINO – Si è cominciato in un clima distratto, più che altro infastidito dalle rigorose misure di sicurezza, percepite come eccessive da tutta la popolazione cittadina; si è tutto concluso, quattro ore dopo, fra gli applausi convinti e i sorrisi di soddisfazione e speranza. È andato più o meno così l'Arturo-day, il giorno dell'insediamento del nuovo vescovo di Avellino, mons. Arturo Aiello.

Una città praticamente blindata (frutto delle decisioni del governo dopo la tragedia di Torino nella sera della finale Champions), ha accolto il nuovo Pastore, giunto dalla Diocesi di Teano-Calvi e succeduto, dopo 12 anni, al vescovo Francesco Marino (approdato, a sua volta, a Nola); una città molto tiepida, se è vero che, nel primo momento “forte”, quello dello scambio di saluti col sindaco Foti, sul selciato fresco di rifacimento di Piazza Libertà, stazionavano non più di qualche centinaio fra fedeli, curiosi e forze dell'ordine.

Eppure già in quel momento tutti (anche quelli che hanno ascoltato il collegamento televisivo) hanno avuto modo di percepire un vento nuovo, diverso. Da quella figura minuta, che si affacciava dal balcone della Curia, da quella voce pacata, uscivano le prime offerte di un dialogo con la gente: “Arturo Aiello, cittadino di Avellino”. Il ghiaccio ha cominciato a sciogliersi: “La luce della Curia sarà sempre accesa”, ha proseguito, e nella mente dei meno giovani è ricomparsa l'immagine dei preti di altri tempi, leggi don Michele Grella e don Ferdinando Renzulli, quelli che ritrovavi sempre, nel momento del bisogno e della sofferenza, ma anche delle gioie da raccontare. Che “Arturo” abbia voluto esortare soprattutto i giovani sacerdoti a ritrovare le ragioni della loro missione?

E poi la condivisione di un dolore antico ma ancora lacerante: il terremoto del 1980! “Anche a Sorrento, nella parrocchia in cui operavo da un anno, ci furono i morti, pochi rispetto ad Avellino, ma questo non conta; quando anche una sola persona muore, il mondo è più povero!”. E con gli occhi ancora umidi, la processione è partita, con l'attesa crescente di ascoltare il “Verbo di Arturo”, la sua prima omelia. In un Duomo, stavolta  stipato, fra gente “in” (ecco De Mita e Gargani, Mancino e Rotondi, il cardinale Sepe, il vescovo Marino) e cristiani “ di strada”, il nuovo Pastore è ripartito “a razzo”: “Alzo gli occhi verso i monti, e in particolare verso la Madonna dagli occhi a mandorla”, il suo incipit. Che bello sentir parlare di “servizio” e non di “potere”. Che consolazione sentir parlare di “consolazione” , del vescovo, come di colui che deve “avere cura” che deve usare il “pastorale”, non per lanciare invettive ma per dare aiuto. E via ancora al ricordo dei suoi predecessori, da Francesco Marino, suo amico di decenni, ad Antonio Forte ( “mi confessai con lui; non ricordo più cosa gli dissi ma ricordo la sua risposta: “Se il Signore ci volesse trattare per come meritiamo, c'avesse regnere 'e mazzate”); e ancora un pensiero ad un irpino che fu cescovo a Castellammare di Stabia (“il più grande del secolo”): monsignor Raffaele Pellecchia, un uomo che esortava i sacerdoti ad “uscire” e a non preoccuparsi delle botte da prendere, perche il vescovo avrebbe fasciato le loro ferite (un nuovo fischio nelle orecchie dei suoi prossimi collaboratori!). E il riferimento al Vangelo dell'“emorroissa”: “La Chiesa ha un'emorragia ogni volta che la gente la abbandona”. E l'invito e l'impegno a “toccare e a farsi toccare” da chi ha bisogno, il tutto con le parole di Lucio Battisti, una sua passione (“La paura di esser preso per mano”). E la consegna della propria persona alla gente, partendo dall'ultima cena “Prendete e mangiate, questo è il mio corpo, naufragate con me queste le mie sofferenze, piangete con me questo è il mio dolore”. Infine, rivolto ai sacerdoti: “La casa del vescovo è per tutti voi preti: venite e condividete con me”.

Questo è stato Arturo all'esordio. Così si è congedato dai suoi ex parrocchiani che numerosi sono giunti da Sorrento e da Teano-Calvi, così si è presentato al suo nuovo gregge. Tante cose lo attendono, da un presbiterio da “compattare e motivare” rispetto alle grandi questioni del nostro tempo (giovani, famiglie, fasce deboli), a un impegno evangelizzatore da potenziare, a fronte di una “scristianizzazione” sempre più spietatamente imperante.

Ma i sorrisi, i commenti soddisfatti del popolo hanno sancito che, sì, Arturo è partito bene.

Le foto sono dell'ufficio servizi informativi della Curia.

 

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