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    27/05/2026

Tangredi, il maresciallo di ferro

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Luigi TangrediAVELLINO – È  scomparso questa mattina, colpito da un infarto mentre si trovava in un esercizio commerciale di rione San Tommaso, il maresciallo Luigi Tangredi, 69 anni, avellinese  per anni in servizio presso il Comune di Avellino nel corpo dei vigili urbani, a tutti noto per la sua rigorosa inflessibilità quando era in servizio. Il maresciallo Tangredi si è accasciato al suolo e vani sono stati i tentativi di rianimarlo. Sul posto un’ambulanza del 118 ai cui sanitari non è rimasto altro che constatarne il decesso. Tangredi, che era anche un appassionato tifoso dell’Avellino molto noto negli ambienti sportivi per i suoi interventi a trasmissioni radiofoniche e televisive in cui commentava da vero competente le gesta dei “lupi” irpini, era da qualche anno in pensione. Nel novembre dello scorso anno aveva dato alle stampe un libro La vera storia di un vigile urbano da cui abbiamo tratto le foto che pubblichiamo. Qui di seguito ospitiamo un ricordo del maresciallo Tangredi di Antonio Di Nunno, già sindaco della città di Avellino.

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Ci sono due modi di pensare e di “vedere” la figura di Luigi Tangredi (l’aspetto privato e familiare è tutto nel suo mondo affettivo dal quale, naturalmente, siamo stati lontani). I due modi di vedere fanno riferimento alla visibilità pubblica dell’irremovibile “ferreo” maresciallo della polizia municipale - terrore degli automobilisti indisciplinati e menefreghisti di Avellino - ed alla persona, il preciso ed inflessibile, quanto umanissimo, dipendente del Comune di Avellino.

Chi come me ha avuto l’onore di presiedere per otto anni l’amministrazione comunale di Avellino il maresciallo Tangredi ha avuto modo di seguirlo, osservarlo ed apprezzarlo da entrambi i punti di vista. Come tutti gli avellinesi sapevo della fama di “duro” di Tangredi, ma osservandolo e frequentandolo nelle stanze del Palazzo di città (ma anche, ovviamente, per le strade cittadine, soprattutto nei punti più sensibili dal punto di vista del parcheggio abusivo più ancora che del traffico) ho capito le ragioni della sua meritata fama. Un episodio, in particolare, mi colpì molto all’inizio del mio mandato. Uscendo dopo una cerimonia dalla chiesa del Rosario, fui affrontato sul Corso da un autorevole personaggio cittadino che mi chiese quando mi sarei deciso a togliere il ferreo Tangredi dalla strada e a chiuderlo in qualche ufficio visto che era “un soggetto impossibile”. Ne nacque un alterco che troncai chiedendo al mio interlocutore se gli risultasse che nello svolgimento della sua antipatica repressione degli abusi Tangredi andasse oltre il lecito, insomma sconfinasse nel penale. Di fronte alla farfugliante e stupida risposta del mio interlocutore mi rafforzai nel convincimento che l’allergia della città verso quello che di lì a poco sarebbe stato promosso maresciallo era dovuta al fatto che Tangredi colpiva e puniva (scriveva sul suo blocchetto anche mentre gli abusivi rimuovevano la loro auto: il suo scrivere in silenzio mentre loro si affannavano a giustificarsi li mandava in bestia).

A me Tangredi spiegò una sua teoria: colpire gli abusivi in modo asfissiante era l’unico sistema per indurli a rispettare le regole. Aveva ragione. Quando lo mettemmo nella squadra che studiava e controllava il traffico non fu certo per lasciare liberi gli abusivi di fare quello che volevano senza il controllo ferreo del maresciallo Tangredi.

Mi si consenta, nel momento in cui rivolgo un affettuoso pensiero ai suoi familiari, di ricordare qualche episodio extracomunale. Ho ricevuto a casa mia il suo libro (sul suo senso civico prima ancora che sulla sua attività professionale) con molto ritardo visto che sono costretto a svuotare la cassetta postale con intervalli di qualche mese. Ho cercato il suo numero telefonico sull’elenco di Aiello del Sabato e non l’ho trovato, mi fu dato poi un suo possibile numero di cellulare, ma era un numero errato. Per questo non sono riuscito né a fargli i complimenti per il libro né ho potuto dare i suggerimenti che alla fine del libro chiedeva. Inoltre, la notizia della sua improvvisa scomparsa mi ha fatto anche ricordare che dalla prossima estate non  potrò più vederlo spuntare dietro gli alberi del viale San Modestino di Mercogliano – dove amava passeggiare – e tentare di convincerlo (capitava di rado) ad accettare un caffè.

Infine, un ricordo lontano rinverdito negli anni al Comune: Tangredi che debutta come portiere in una lontana Avellino del Piazza d’Armi. Ma questa, mi accorgo, è preistoria. Ciao, maresciallo. Ciao, portiere.

 

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