AVELLINO – “Siamo dentro una crisi che da sette, otto anni è stata forte in tutto il mondo, anche nel nostro Paese. Adesso incominciano i primi segnali di ripresa, però è importante che questa ripresa abbia il segno del Mezzogiorno. Questo naturalmente è importante per noi meridionali, ma è importante anche per il Paese che non avrebbe un futuro vero e solido se non c’è anche una ripresa del Mezzogiorno”.
Parte dalla città di Guido Dorso - l’autore della Rivoluzione meridionale di cui ricorre il 90° anniversario della pubblicazione che il Centro di ricerca a lui intitolato si accinge a ricordare con una serie di conferenze in programma da domani, 24 settembre 2015, fino al 4 febbraio del 2016 - l’appello ad una politica unitaria per il Mezzogiorno nel segno delle riforme di Antonio Bassolino, presente oggi ad Avellino, alla Casina del principe di via Francesco Tedesco, ai lavori del convegno Il Sud tra decadenza e rinascita promosso dal'Ordine dei commercialisti. Insieme con l’ex sindaco di Napoli ed ex governatore della Campania ne hanno discusso Luigi Anzalone, ex assessore regionale al Bilancio ed ex presidente della Provincia di Avellino, autore di numerosi volumi sui temi del Mezzogiorno, Rosetta D’Amelio attuale presidente del Consiglio regionale della Campania, l’imprenditore irpino Silvio Sarno.
Ad aprire i lavori, moderati da Samuele Ciambriello, è stato il sindaco di Avellino, Paolo Foti, che ha ricordato il legame tra Bassolino e l’ex sindaco Di Nunno nel portare avanti un confronto continuo tra l’ente Regione e le realtà territoriali per favorire un discorso di crescita e di sviluppo unitario.
“Noi abbiamo avuto soltanto un precedente negli ultimi 20 anni di crescita e di attenzione al Mezzogiorno - ha sottolineato Bassolino – ed è stato tra il ’96 ed il 99’/2000, soprattutto con i governi dell’Ulivo, con Romano Prodi e con i governi immediatamente successivi. Allora il Mezzogiorno è cresciuto, sia pure di poco, più della media nazionale. È stato l’unico momento, poi invece la difficoltà è stata molto grande. Noi dobbiamo spingere, ora tutte le Regioni meridionali sono governate dal Pd. Questo è un fatto molto importante, il mio augurio è che i presidenti delle Regioni e i sindaci delle più importanti città si mettano insieme, bisogna avere un’unità istituzionale del Mezzogiorno, che spinga su Roma, bisogna avere un dialogo, una collaborazione, ed il mio augurio è che questo avvenga ed avvenga anche con grande forza. È importante che si stabiliscano questi rapporti di collaborazione tra tutte le Regioni, magari decidendo di vedersi una volta a Napoli, una volta a Bari, una volta a Palermo. Dunque mettersi assieme, il Mezzogiorno deve fare massa critica, l’unità del Mezzogiorno è molto importante anche perché spesso nel Nord sanno difendere gli interessi del Nord molto di più e meglio di quanto a volte noi meridionali, abituati a litigare molto, riusciamo a fare”.
Poi l’analisi si è spostata sul percorso da seguire: “Mi auguro che in questi giorni si riesca trovare una strada giusta, una strada di riforme istituzionali. E poi è molto importante avere anche forme economiche e sociali rivolte al Mezzogiorno. Ci vuole una strategia degli investimenti, mettere assieme tutte le risorse, le risorse europee da gestire meglio, le risorse nazionali, quelle locali. La verità è che lo Stato italiano da molti anni investe poco nel Mezzogiorno. Le risorse europee dovrebbe essere rigorosamente aggiuntive alle risorse ordinarie dello Stato, invece spesso sono risorse sostitutive. Basta guardare il problema delle ferrovie: non dico neppure qual è la percentuale di investimenti delle Ferrovie nel Sud d’Italia sotto Roma perché è una percentuale assurda, ma lo Stato italiano deve investire in ferrovie, in infrastrutture, in porti con proprie risorse, non soltanto con risorse europee in maniera tale che messe assieme – le risorse europee, quelle nazionali, regionali e comunali – si riesca ad avere uno stock che può invogliare risorse e private e imprenditoriali ad investire anche loro. Questa è la strada, una strada che serve a noi, che serve al Paese. Altrimenti i primi segnali di ripresa che avremo con il governo Renzi non avranno la forza e la consistenza di andare avanti se dentro non c’è questo segno del Mezzogiorno d’Italia”.




