AVELLINO – Nella “Dea Bianca e la comunità interculturale”, pubblicata alcuni mesi fa dalla casa editrice Pensa di Lecce e presentata questa sera al circolo della stampa di Corso Vittorio Emanuele su iniziativa del circolo “Amici di Fondazione Sudd”, Luigi Anzalone ha dato una particolare fondazione all’idea di un’Europa e, perché no, di una società umana e interculturale, interetnica, ospitale, tollerante, contraddistinta dal dialogo, dal meticciato culturale e da una democrazia partecipata e vivificata da quella pace universale tanto auspicata da Kant.
Per farlo, ha fatto ricorso alla religiosità matriarcale delle popolazioni pre-indoeuropee, all’eucosmia accomunante delle idee di pace, di solidarietà, di accoglienza che le caratterizzavano. Il nome Dea Bianca è la traduzione del termine greco Leucothea e si riferisce alla Luna Nuova, posta a tutela della nascita e della crescita. Infatti la Luna per l’umanità originaria era una dea e la sua divinità era triplice come le fasi che ne rappresentano il tratto distintivo, ovvero i tre volti con cui si mostra agli abitanti del pianeta Terra. Oltre alla Luna piena o Leucotea, gli altri due volti e divinità dell’astro a noi più prossimo sono quelli della Luna Piena o Luna Rossa, che è la Dea rossa dell’amore e della battaglia, e la Luna vecchia, la falce della luna calante, che simboleggia la dea nera della morte e della divinazione.
Parlando della Dea Bianca, Anzalone ha ripreso la concezione della Dea Bianca di Robert Graves, un grande scrittore e poeta inglese, e di Apuleio, quando descrive Iside nell’Asino d’oro. Anzalone affronta anche, in dialogo con filosofi di grande spessore come Giuseppe Cantillo, Aldo Masullo, Giuseppe Cacciatore, i problemi connessi a una così esigente prospettiva etico-politica, quali quelli del riconoscimento delle diverse identità culturali e della necessità di fondare una metaetica che le comprenda. Si tratta, insomma, di dar vita ad un logos etico universale, illustrato dal senso della comunitarietà e dal senso dell’umano, per edificare un “mondo meticcio”.
Vale senz’altro la pena di ricordare l’occasione, drammatica, da cui è nato questo libro: i due attentati terroristici del 7 e 9 gennaio di quest’anno al settimanale satirico parigino “Charlie Hebdo” e a un supermercato ebraico, che costarono la vita a 17 persone. La Dea Bianca e la comunità interculturale è stata analizzata e discussa, questa sera, da Michela Arricale, giovane e nota avvocato, componente dell’assemblea provinciale del Partito democratico, Pina Picierno, eurodeputato e componente della direzione nazionale del Pd, e Giuseppe Cacciatore, ordinario di Storia della filosofia presso l’Università degli Studi di Napoli e socio dell’Accademia nazionale dei Lincei.
Nell’intervento che ha aperto il convegno Michela Arricale ha espresso la sua piena adesione alla costruzione di una prospettiva teorico-politica che utilizza la Dea Bianca della trinità lunare per opporsi sia al fondamentalismo islamico che al razzismo del nicciano “ultimo uomo”, con cui s’identifica la destra xenofoba e razzista. E, dopo una lunga ed articolata disamina del libro di Anzalone, accompagnata da quella dei nodi più stringenti dell’attualità, Arricale ha concluso: “Diceva Benjamin che ogni ascesa del fascismo reca testimonianza di una rivoluzione fallita. O la società multiculturale sarà Leucotea oppure, semplicemente, non sarà”.
Nel suo intervento Pina Picierno, particolarmente impegnata nel Parlamento europeo a favore di un’Europa interetnica e multiculturale, ha affermato di apprezzare senza condizioni l’etica e la politica dell’accoglienza che teorizza Anzalone nel suo libro. Il suo tentativo di ritrovare le radici culturali, spirituali e religiose dell’accoglienza è riuscito ed è senz’altro da fare proprio Le differenze etniche, culturali e civili sono da intendere come il lievito di una nuova Europa e di una nuova storia, che saranno migliori.
Giuseppe Cacciatore, che è un filosofo storicista attento e di grande rigore oltreché un teorico prestigioso dell’interculturalismo democratico, ha concluso il dibattito muovendo da una forte condivisione delle tesi sostenute da Anzalone. Al quale ha riconosciuto il merito di essere un pensatore che costruisce una filosofia che si cala nella piazza e nel cuore della città. Anzalone, ha aggiunto Cacciatore, non solo afferma che “Dio è nato donna” e che, a seguito delle invasioni dei popoli indoeuropei, alla religione matriarcale, quella della Grande Dea Madre, una e trina, si sostituì la religione patriarcale, guerresca, violenta, oppressiva, fondata sull’esaltazione della forza., ma si fa anche teorico di una filosofia etico-pratica fondata sull’universalismo di ciò che è universalizzabile nelle esperienze civili e culturali e dei popoli, facendo così propria la lezione di Vico. Dentro questa cornice teorica si dipana la parte più organica e compatta del lavoro scientifico di Anzalone che, andando oltre la ricerca storico-erudita, pone, ad esempio, in evidenza la funzione epistemologica ed etica della poesia come “pensiero poetante”. Ma è soprattutto delle conclusioni del volume di Anzalone che Cacciatore ha dato un giudizio lusinghiero, affermando che è “un concentrato ricco ed esauriente delle principali tesi che espone con grande autonomia e capacità, dando prova, come diceva Piovani, di lavorare in proprio”.




