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    10/09/2026

L’alternativa per l’eguaglianza, riparte da Avellino la scommessa di Monaco

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Da sx: Amalio Santoro, Franco Monaco e Davide BologneseAVELLINO – Dopo la presentazione di Amalio Santoro, il senatore Franco Monaco, con accattivante verve, ha guidato il convegno organizzato dal Centro studi “Giuseppe Dossetti” e dall’associazione “Centrosinistra alternativo” e svoltosi oggi pomeriggio al circolo della stampa sul tema “I cattolici democratici per un nuovo centrosinistra”.

Monaco è stato tra i primi, accanto a Romano Prodi, a dar vita al movimento dei democratici che presero a simbolo l’asinello dei dem statunitensi e, poi, al progetto dell’Ulivo; attualmente è senatore della Repubblica. La scarna biografia sottolinea come il tema del convegno sia per niente estraneo al vissuto di Franco Monaco, per altro attivo fin da giovane in Lombardia accanto a Lazzati e al cardinale Martini.

Monaco ha scelto di disegnare una sorta di ideal tipo del cattolico democratico italiano, con rapidi esempi storici, volti a comprendere quanto faticose e lente siano state le conquiste sociali e politiche che oggi banalmente consideriamo scontate. Quattro gli aspetti fondamentali di questo ritratto: il credere nella laicità delle istituzioni, ovvero nell’autonomia della politica, del pensare politicamente come amava dire Lazzati, dalla religione; la cultura della mediazione, non solo tra persone ed interessi manifesti, ma anche tra posizioni etiche e prassi necessitate; terzo elemento la scommessa sul regime democratico della politica, poiché non tutte le forme della politica sono necessariamente democratiche, ovvero partecipative e sottoposte al vincolo di creare maggioranze per l’azione del governo; infine una spiccata sensibilità per i temi sociali che si traduce nella lotta alla disuguaglianza.  In altri termini e prendendo a prestito il fulcro egualitario di  Bobbio,  un cattolico democratico è naturalmente collocato a sinistra nello scenario politico.

Le quattro sfaccettature del cattolico democratico, come era venuto a conformarsi in un percorso ultrasecolare sfociato nella Dc del dopoguerra, oggi risultano stressate dall’agire nel Pd renziano, altro rispetto ad un partito democristiano che distingueva tra leadership e premiership, tra ruoli e metodi di discussione nel partito e le azioni di governo; un distinguo comunque presente, per difetto, fino all’esperienza dell’Ulivo prodiano. Anche in questa tensione Franco Monaco vede quattro grumi problematici: il nuovo modello di democrazia non più partecipativo e pluralistico; la forma partito trasformato in leggero e autosufficiente comitato del leader; la prevalenza della tendenza liberale; l’indebolirsi, fino a diventare contrasto, del dialogo con i tradizionali corpi intermedi presenti nella struttura della società italiana.

Facile comprenderne le conseguenze nel Pd renziano, a cominciare dall’abbandono di quel tentativo di sintesi delle culture politiche Dc e Pci che l’Ulivo si prefiggeva, né miglior sorte Monaco vede per le sensibilità ambientaliste che emergevano negli anni Novanta. E, per continuare, è logico un approdo tutto centrista  e onnicomprensivo (il partito della nazione) del Pd.

Esiste uno spazio, una progettualità alternativa che possa sostituire il Pd di Renzi? Franco Monaco traveste il pessimismo di fondo con lo scatto di una scommessa che preferisce chiamare provocazione, nel tentativo di richiamare e collegare le scarse e disperse forze dei cattolici democratici, e di gran parte di quel che si agita nella sinistra italiana: piuttosto che recitare la parte della minoranza indisciplinata ed irresoluta – aggettivi ben ponderati da Monaco – è preferibile giungere ad una separazione consensuale e creare una nuova formazione politica che si allei con i renziani per un rinnovato governo di centrosinistra. Lo spazio elettorale è drammaticamente esiguo, ma l’operazione avrebbe senso solo con una percentuale pari o superiore al 10%. Qui la scommessa che a fine dibattito Franco Monaco sintetizza con le parole “alternativa per l’uguaglianza”.

Al dibattito hanno partecipato Michele Candela, Raffaele Aurisicchio, Antonio Limone, Antonio Gengaro, Ugo Santinelli, Francesco Saverio Festa, Antonio Caputo e Davide Bolognese.

 

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