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    08/09/2026

Pd sempre più diviso, ma Foti pensa al rimpasto

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Paolo FotiAVELLINO – Il Comune di Avellino è di nuovo in balìa della crisi politica ed amministrativa che si sta consumando all’interno della maggioranza e nel Pd provinciale. Il sindaco Paolo Foti ha quindi chiesto ed ottenuto l’intervento dei vertici del partito per dirimere la matassa. Nei prossimi giorni la segretaria regionale, Assunta Tartaglione, e la responsabile enti locali della segreteria nazionale del Pd, Valentina Paris, dovrebbero convocare a via Tagliamento un incontro di verifica tra i consiglieri del gruppo democratico ed il primo cittadino per trovare una via d’uscita dalla grave situazione d’instabilità che si è determinata e rilanciare l’attività di governo dell’ente.

Foti è disponibile ad avviare un confronto a tutto campo, ma non intende diventare bersaglio del fuoco amico ed ostaggio della guerra che si è scatenata tra le diverse correnti del Pd per la gestione del partito ed il controllo delle istituzioni locali. Il sindaco ha infatti rivendicato con forza il proprio ruolo e le prerogative assegnategli dalla legge. Ma ormai il capo dell’amministrazione comunale appare politicamente indebolito dall’assenza di risultati, che ha accresciuto la sfiducia nei confronti dell’esecutivo, e dalla incomunicabilità che si registra tra maggioranza ed assessori, soprattutto dopo l’ultimo rimpasto.

D’altra parte il gruppo del Pd è sempre più dilaniato dagli scontri tra fazioni e dalle ambizioni personali dei consiglieri che rallentano enormemente l’attività istituzionale e spingono sempre più l’amministrazione verso il precipizio. Non è pertanto affatto scontato che si possa trovare una soluzione alla crisi. L’ipotesi di una fine anticipata del mandato ed un ritorno alle urne in primavera diventa sempre più concreta. Sono soprattutto il consigliere Gianluca Festa, insieme ai colleghi di cordata Antonio Genovese e Giuseppe Negrone, ma anche gli esponenti dell’area riformista vicina alla presidente del Consiglio regionale, Rosa D’Amelio, ad invocare esplicitamente o quantomeno a spingere per le dimissioni del sindaco.

A Roma e Napoli, però, il Pd è già troppo occupato a gestire e superare le numerose difficoltà che si stanno presentando: dalle minacce di scissione provenienti da alcune componenti, non solo di sinistra (precedute da significative fuoriuscite di singoli esponenti), ai continui scandali giudiziari che stanno investendo dirigenti democratici, fino al problema dell’attuazione della legge Severino in Regione, che potrebbe abbattersi sul governatore della Campania, Vincenzo De Luca. Lo scenario di uno strappo doloroso tra maggioranza e sindaco del capoluogo irpino verrebbe quindi considerato come una complicazione di troppo. Anche per questa ragione Foti è piuttosto fiducioso sul futuro. Ma il prezzo da pagare potrebbe essere molto alto.

Egli stesso ha già preso in considerazione la strada di un nuovo rimpasto, il quarto, a causa delle difficoltà che stanno incontrando alcuni assessori freschi di nomina nell’attività di governo. Dal gruppo e dal partito però potrebbe venire la richiesta di un azzeramento complessivo della squadra. Ogni componente rivendicherebbe una presenza in giunta per garantire il supporto in aula. In ogni caso l’amministrazione e la coalizione che la sostiene, con in prima fila il Pd, sembrano destinati a non uscire bene da questo match, soprattutto in termini di immagine. Intanto l’opposizione attacca duramente il sindaco ed accusa i Democratici di aver preso in ostaggio il Comune di Avellino.

La minoranza, comunque, al di là dell’impronta unitaria data alla manifestazione di questa pomeriggio dinanzi al Comune per chiedere le dimissioni del sindaco Foti, è tutt’altro che unita. Le differenze di posizione emergono con sempre maggiore forza, anche in vista di un eventuale ritorno al voto, che indistintamente tutti i partiti e movimenti chiedono. Se Foti, pressato da più fronti, dovesse decidere di lasciare, per il Pd si preannuncia una campagna elettorale difficile, a cominciare dalla scelta del candidato. In qualunque caso il prezzo più caro lo sta pagando e lo pagherà la città, anche con il possibile ritorno di una fase commissariale, seppur breve, in un momento importante per la programmazione degli interventi strategici e dei finanziamenti europei.

 

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