AVELLINO – La resa dei conti nel Pd irpino è ormai giunta ad un passaggio decisivo, ma l’epilogo della contesa in atto tra le diverse correnti, per la gestione del partito, resta ancora incerto. A Piazza del Popolo, intanto, non si registra alcun passo in avanti nella verifica interna al gruppo consiliare democratico e cresce il timore che l’ente possa essere travolto dagli scontri politici.
Dopo la presentazione, da parte di 54 dirigenti locali, della mozione di sfiducia nei confronti del segretario, Carmine De Blasio, lunedì si celebrerà l’attesa assemblea provinciale. Così, dunque, si farà luce sui reali rapporti di forza in gioco. Ampi pezzi della maggioranza uscita vincitrice dall’ultimo congresso, che per due anni ha retto le sorti del partito insieme alla componente moderata degli ex franceschiniani, sono ormai schierati contro il numero uno di via Tagliamento ed hanno stretto un’alleanza con l’opposizione, per far saltare gli attuali equilibri.
L’inedito asse tra i riformisti, che fanno riferimento alla presidente del Consiglio regionale, Rosa D’Amelio, i comitati renziani del deputato Luigi Famiglietti e l’area rappresentata dal consigliere comunale Gianluca Festa, potrebbe costituire la base di una nuova maggioranza, capace di prendere il controllo del Pd.
Ma il percorso non appare né semplice né scontato. Resta da vedere, inoltre, come si collocherà alla fine la componente di sinistra “Un senso alla nostra storia” di Francesco Todisco e Lucio Fierro, che benché contesti la leadership di De Blasio, non è intenzionata a fare sconti a chi fino a ieri ne ha condiviso metodi e scelte. I lettiani ed il gruppo vicino al consigliere comunale di Castelfranci, Toni Ricciardi, invece, sembrano intenzionati ad aprire un ragionamento con l’area dell’ex senatore Enzo De Luca e dell’ex sindaco di Avellino, Enzo Venezia, per un rilancio della gestione moderata.
La partita comunque si giocherà anche sul filo del regolamento. Il Pd irpino non ha effettuato il tesseramento 2015 e pertanto l’ipotesi di un nuovo congresso, che viene avanzata dagli avversari di De Blasio, appare piuttosto complicata. Non è un caso che al segretario si chieda di prendere atto del diffuso clima di sfiducia nei suoi confronti e di compiere un passo indietro. Ma il diretto interessato ha immediatamente replicato che tutti dovranno venire allo scoperto e le decisioni saranno assunte nel corso dell’assemblea provinciale. Lo scontro quindi appare inevitabile. D’altra parte, in tutti questi mesi le polemiche e gli attacchi scagliati anche sul piano personale sono stati all’ordine del giorno. Se non dovesse emergere con nettezza una nuova maggioranza, non è da escludere che il partito provinciale possa essere commissariato.
Al Comune di Avellino, nel frattempo, l’appello lanciato dal sindaco Paolo Foti ai vertici regionali e nazionali del Pd, per trovare un soluzione condivisa alla crisi, che sta tenendo in scacco l’amministrazione del capoluogo, non ha sortito grandi effetti. Dopo una iniziale ricognizione, la segretaria regionale, Assunta Tartaglione, e la responsabile enti locali della segreteria nazionale del Pd, Valentina Paris, hanno preso tempo. Lo stesso primo cittadino, superato lo scoglio dell’assestamento del bilancio, non sembra più tanto deciso a chiudere la partita in tempi brevi, nonostante la giunta non sia al completo. Le dimissioni presentate dagli assessori all’Ambiente, Roberto D’Orsi, e alle Finanze, Filomena Lazazzera, liberano due posti che torneranno utili in vista del rimpasto, ma il prolungarsi della condizione di precarietà non aiuta a rilanciare l’attività di governo.
Il nuovo turn-over investirà sicuramente anche altri settori considerati deficitari. Da più parti si invoca comunque un vero e proprio azzeramento in chiave politica, che cioè tenga conto delle diverse sensibilità presenti nel gruppo democratico. Ma tra le file della maggioranza c’è anche chi non vuole subire i diktat delle correnti ed un eventuale ingresso nell’esecutivo degli uomini di Festa, preferendo andare avanti sulla scorta di una precisa piattaforma delle priorità di fine mandato, limitandosi a qualche aggiustamento nella squadra del sindaco. Lo spettro della chiusura anticipata della consiliatura, però, non è affatto scongiurato.




