AVELLINO – Fa discutere l’ipotesi di una fusione tra l’Alto Calore servizi e Gesesa per la gestione del servizio idrico. Su questo argomento interviene con una nota Aldo D’Andrea, segretario di Fondazione Sudd. Questo il testo: “Dunque, la società consortile Alto Calore ha una esposizione debitoria di 120 milioni di euro, malgrado le tariffe elevate che i cittadini fruitori hanno pagato e pagano. Questo appare perlomeno strano. Ma, malgrado il referendum popolare che si espresse a stragrande maggioranza per il mantenimento della gestione pubblica della erogazione di questo bene indispensabile, si fa nascere una joint-venture con un soggetto privato, in posizione di socio minoritario. Come dire: abbiamo i debiti, facciamo intervenire il privato per sanare il bilancio, evitare licenziamenti, diminuire le tariffe...etc.
Può darsi che sia così, come può darsi pure che il gestore privato prenderà gli utili e lascerà al pubblico le perdite. Di sicuro c'è che il privato entra dove quel referendum non voleva che entrasse. Asi-Cgs sono d'esempio”.
Fin qui la dichiarazione di D’Andrea. Come abbiamo scritto in altro articolo a far propendere per la fusione tra le due società è l'imbuto previsto dalla normativa vigente che per la gestione del sistema idrico prevede solo tre possibilità: una società mista tra pubblico e privato, con prevalenza del pubblico; una in house providing (gestione in proprio) e la gara europea. Acs e Gesesa propendono per la società mista, perché con la gara si rischierebbe di cedere la gestione ai privati; ma resta il grosso problema del debito della azienda avellinese.




