LACENO (Bagnoli Irpino) – Si è conclusa questa mattina, al Laceno, la tre giorni di riflessione organizzata dall'Udc sull’accattivante tema "La stagione dei nuovi doveri".
Nella sua introduzione Giuseppe De Mita ha auspicato che, dopo le lunghe stagioni dedicate ai diritti, si possa finalmente passare al tempo dei doveri. Generoso Picone, responsabile della redazione provinciale del Mattino, ha intervistato il presidente Ciriaco De Mita. Il tema del confronto si è incentrato sulla democrazia dell'alternanza nel nostro Paese. L'analisi storica e politica del leader irpino è cominciata dal ruolo di De Gasperi, dal dopoguerra fino alla lungimirante costruzione dell'unione europea. Con Enrico Berlinguer ricorda di aver avuto un rapporto franco e leale, imputando al segretario comunista la responsabilità, ai tempi in cui guidava la Dc, di non aver voluto costruire un percorso comune sulle riforme ipotizzate da Roberto Ruffilli, il senatore della Dc che faceva parte del suo gruppo di lavoro e che fu assassinato dalla brigate rosse nell’aprile del 1988.
De Mita temeva che una rottura della sua alleanza con i socialisti avrebbe spianato la strada ad un possibile accordo Craxi-Berlinguer con la Democrazia cristiana all'opposizione. Venendo alla cronaca di oggi De Mita ha ricordato che al referendum voterà contro le riforme di Renzi, preoccupato solo di andare alle elezioni quando i sondaggi lo accrediteranno di un voto in più sugli avversari (le urne però potrebbero riservare delle sorprese).
Le modifiche della Costituzione minano, profondamente, la possibilità di rappresentanza del popolo italiano. Sulla battuta di Berlusconi, che ha sostenuto che Renzi è di sinistra come De Mita, il vecchio leader di Nusco replica che non si sente offeso dall'essere definito cattocomunista piuttosto dall'essere paragonato al premier a cui imputa la costruzione, con i suoi fedelissimi, di un sistema di potere doroteo, aggiungendo subito però che la guida di questi ultimi era Aldo Moro. Con questo sistema elettorale e senza un Senato elettivo, l'unica soluzione è aumentare le garanzie, i famosi contrappesi della democrazia americana.
A questo punto Picone lo sollecita su Napoli soffermandosi sul ruolo degli intellettuali da Croce in poi. Sull'attualità partenopea De Mita, senza sviluppare uno dei suoi celebri ragionamenti, manifesta una timida simpatia per Bassolino. Sulla vicenda politica cittadina, rivolgendosi al sociologo Santinelli e più volte a chi scrive, De Mita puntualizza: “Se si affida a Festa Avellino è veramente messa molto male”. Il primo cittadino di Nusco, “nonostante il Pd non esista”, si sente impegnato a costruire condizioni di confronto e dialogo con chi ha a cuore le sorti della città capoluogo.
A tal proposito ci si chiede: chissà quando verrà quel giorno che, riconoscendo gli errori del passato, si potrà, veramente, costruire un futuro per la comunità avellinese. Di Nunno docet.




