AVELLINO – La prossima sessione del Consiglio comunale di Avellino si articolerà in tre sedute, convocate ciascuna di lunedì, a partire dal 22 febbraio. Per quasi un mese, insomma, le vicende dell'assise del capoluogo terranno banco.
A precedere la prima seduta, intanto, ben due riunioni dei consiglieri di maggioranza. L'impressione è che stavolta si voglia partire col piede giusto, coinvolgendo i consiglieri nelle scelte dell'esecutivo. Non a caso, il sindaco Foti, per la prima volta, ha assegnato a un assessore (nello specifico al vicesindaco Iaverone) la delega per i rapporti con i consiglieri.
All'interno della maggioranza, in effetti, le acque sembrano meno agitate e, sostanzialmente, è rientrata la fronda dei consiglieri che facevano riferimento al presidente del Consiglio regionale, Rosetta D'Amelio. Persistono i musi lunghi, resta in qualche consigliere la delusione di non essere stato chiamato in giunta in occasione dell'ennesimo rimpasto e in qualche altro perché le proprie istanze vengono trascurate e poste nel dimenticatoio. Bisognerà, perciò, attendere la prova dell'aula per capire se la navigazione si orienterà verso acque più tranquille.
La mozione sull'acqua pubblica (ma in realtà è l'ennesimo attacco all'attuale gestione dell'Alto Calore) presentata da Festa e la discussione sulle società partecipate dal Comune (e fra esse il Teatro e lo stesso consorzio universitario che di recente ha fatto registrare una frattura in seno alla maggioranza) saranno la cartina di tornasole di una maggioranza che, almeno sulla carta, sembra ritornata compatta. Con l'eccezione, naturalmente, del trio Festa-Negrone-Genovese. Chi pensava che con le dimissioni del segretario provinciale del Pd, De Blasio, Festa fosse ritornato protagonista evidentemente si è sbagliato. È un dato di fatto che fra Foti e Festa i parlamentari del Pd, che attualmente gestiscono questa fase di transizione, hanno scelto Foti, o meglio la continuazione di questa esperienza amministrativa.
Festa resta sulle sue posizioni e chiede la testa di Foti, quindi lo scioglimento anticipato del Consiglio comunale, ma su questa strada sono in pochissimi a seguirlo. Il vero nodo della questione è proprio qui. Nessuno o quasi vuole lo scioglimento del Consiglio, neppure dai banchi dell'opposizione. Certamente non lo vuole Dino Preziosi, che lo ha dichiarato più volte nell'aula consiliare. E non lo vuole neppure il parlamentare di Sel, Giancarlo Giordano, che non a caso conserva il seggio comunale, pur essendo deputato al Parlamento, ritenendo, evidentemente, che la presenza nell'aula consiliare possa essere di supporto alle sue fortune elettorali.
E poco importa che la prima dei non eletti, che gli succederebbe in caso di dimissioni, è quell'Anna Coluccino, che ha riportando fra l'altro un grosso successo in termini di preferenze, che rappresenta l'ala movimentista della sinistra ed è stata protagonista di tante battaglie per l'ex Eliseo, altro argomento di cui si discuterà nella prossima seduta consiliare.
Insomma, a voler sintetizzare, in questo momento la forza di Foti è nella debolezza degli avversari.




