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    08/09/2026

Acqua pubblica, continua il braccio di ferro nel Pd irpino

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Nella foto: Paolo Foti, Rosetta D'Amellio, Luigi Famiglietti e Lello De StefanoAVELLINO – Il dibattito politico sul riordino del servizio idrico locale rischia di alimentare sempre più le spaccature presenti nel Pd irpino e di mettere nell’angolo il sindaco di Avellino, Paolo Foti. A via Tagliamento, infatti, non si è ancora riusciti a trovare una linea condivisa sulle prospettive della gestione del ciclo integrato delle acque e sul futuro dell’Alto Calore dopo l’approvazione della legge regionale di riforma del settore che azzera la situazione esistente.

Sulle due opzioni in campo, quella in difesa della gestione pubblica e dell’affidamento all’Acs e l’altra favorevole ad una fusione tra gli operatori delle province di Avellino e Benevento con il contributo dei privati, si sta consumando un silenzioso braccio di ferro che mette in gioco gli equilibri politici del Pd e più in generale l’egemonia tra territori nel nuovo collegio elettorale irpino-sannita.

Nell’ultima assemblea dei soci dell’Alto Calore è iniziato il confronto sugli obiettivi e sulle procedure del riassetto del servizio, anche se per il momento a prevalere è stato il tatticismo. Quasi tutti i sindaci della provincia di Avellino hanno preferito non prendere posizione, mentre i beneventani hanno incaricato il presidente dell’azienda, Raffaello De Stefano, a verificare tutte le soluzioni possibili. La decisione è stata interpretata come una sorta di mandato esplorativo ad intraprendere la strada della fusione con la Gesesa, società partecipata dell’Acea. Un’ipotesi che però ha raccolto soltanto il consenso di una minoranza dei soci.

La discussione si è poi spostata nel Consiglio comunale del capoluogo, dove il numero uno dell’Alto Calore è stato invitato, insieme al commissario dell’Ato, Giovanni Colucci, a relazionare in aula – ciascuno per le proprie competenze – sullo stato di salute delle strutture da loro guidate e sulle prospettive del settore. L’appuntamento era già in programma da tempo per rispondere all’esigenza di approfondimento, avanzata dal civico consesso di Avellino, sulla gestione delle partecipate dell’ente, in vista di una razionalizzazione delle risorse impiegate, così come richiesto anche dalla legge di Stabilità 2016.

Ma la delicatezza e l’attualità dei temi trattati, sui quali il Consiglio si era già espresso all’unanimità approvando una mozione in difesa della gestione pubblica dell’acqua, hanno trasformato la seduta in una ammonizione nei confronti dei due presidenti a non svendere un bene comune e in un giudizio severo sul lavoro svolto sinora, soprattutto nell’Acs. Anche il sindaco Foti è stato destinatario di critiche provenienti sia dall’opposizione che dalla maggioranza a causa della sua presenza silenziosa in seno all’assemblea dei soci dell’azienda idrica. Il primo cittadino, dal canto suo, si è difeso sostenendo che la delibera approvata dal Consiglio comunale era stata depositata agli atti ed il suo silenzio andava interpretato soltanto come una reazione alle “ipocrisie” andate in scena in quella riunione, anche se poi Foti ha precisato: “Ma non aspettatevi che io faccia propaganda”. Una affermazione che tradisce la reale volontà del capo dell’amministrazione che avrebbe preferito arrivare al passaggio decisivo per il futuro del servizio idrico con le mani libere, schierandosi probabilmente in favore di una gestione mista. Il sindaco di Avellino, inoltre, teme di finire in mezzo allo scontro politico in atto nel Pd che vede contrapposti i suoi principali sponsor e sodali, da una parte l’ex senatore Enzo De Luca e dall’altra l’esponente lettiano, De Stefano, in compagnia della presidente del Consiglio regionale, Rosa D’Amelio, e del deputato renziano Luigi Famiglietti.

Se anche dovessero mutare equilibri politici ed alleanze nell’amministrazione cittadina, mentre il leader dei dissidenti Gianluca Festa incalza e mette in difficoltà l’esecutivo, facendo emergere limiti ed errori dell’azione di governo, ed una parte degli ex fedelissimi del sindaco non è più disposta a fare sconti, per Foti non si prospettano giorni migliori di quelli sin qui vissuti.

Anche a Palazzo Caracciolo, intanto, nonostante l’ambigua posizione del presidente Domenico Gambacorta sull’argomento, la gestione pubblica dell’acqua è stata messa all’ordine del giorno del Consiglio grazie ad una mozione presentata da Festa, che ricalcava quella del Comune, sostenuta da Mimmo Palumbo e Fenisia Mariconda.

Dopo una lunga trattativa si è giunti alla deliberazione sancendo la necessità di “una gestione prioritariamente pubblica”. Una scelta, approvata con 8 voti favorevoli e 3 contrari (quelli di Festa, Palumbo e Mariconda) che non fa definitivamente e totalmente chiarezza sulla questione, ma lascia sicuramente emergere – ancora una volta – l’asse politico che esiste tra Gambacorta ed il Pd. Ad un comitato di sindaci sarà poi affidato il compito di studiare i dettagli del problema ed elaborare proposte specifiche. In ogni caso, l'ipotesi di un’apertura ai privati, con la Provincia attestata su posizioni moderatamente critiche, adesso appare un po’ più difficile.

 

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