SAN POTITO ULTRA – Verso il referendum costituzionale. A difesa della Costituzione: questo il tema al centro dell’incontro pubblico promosso dal coordinamento di Sinistra Italiana ed in programma sabato prossimo, alle ore 17.30, presso il centro sociale “De Cristofaro” di San Potito Ultra. Sono previsti gli interventi di Amalio Santoro, coordinatore provinciale del comitato per il No Avellino, Giancarlo Giordano, parlamentare di Sinistra Italiana, e Domenico Gallo, giudice della Corte costituzionale.
«La vittoria mutilata del centrosinistra nelle elezioni politiche del 2013 – ha scritto recentemente Amalio Santoro – ha spianato la strada ad una nuova generazione, ad una leadership post-ideologica, pragmatica, a tratti spregiudicata. Il Pd renziano ha cambiato pelle, ha assunto i caratteri di un contenitore omnicomprensivo, una sorta di non luogo, un bivacco di gente pronta a “tutte le rivolte ed a tutti i pentimenti”. Il Pd del nuovo corso si presenta e si rappresenta come una forza moderata, un partito trasversale, segnato da un segretario nazionale in titanica solitudine e da una assoluta permeabilità in periferia. Il disastro politico e morale del Pd in Campania - in Irpinia prevalgono tratti macchiettistici - ne sono la plastica conferma. Il Pd è una forza molto diversa dal partito immaginato in continuità con l’esperienza dell’Ulivo, con le sue culture fondative. Constatiamo inoltre che la crisi del berlusconismo, l’estremismo leghista ed il populismo grillino creano un vuoto politico, soprattutto a destra, occupato dall’eclettismo e dalle narrazioni renziane. Si ripete stancamente che “fuori del Pd non c’è salvezza”, si tratta di un’espressione consolatoria perché alla lunga le democrazie senza alternanza, dominate da un partito ”pigliatutto”, si ripiegano e si perdono, spesso si consegnano a poteri oscuri. La democrazia italiana è dunque ancora bloccata, si conferma la sua “anomalia”, si allontana l’obiettivo di un bipolarismo maturo.
In questo quadro politico le riforme istituzionali imposte dal governo non solo consegnano tutto il potere al presidente del Consiglio ma “ingabbiano” la difficile democrazia italiana, riducono gli spazi di partecipazione, mortificano l’autonomia dei corpi intermedi, cancellano il disegno moroteo di una democrazia compiuta.
Le cosiddette riforme consentono al capo dell’esecutivo di imporre le sue decisioni ad una Camera di “nominati” con l’Italicum. Si potrà conquistare la maggioranza dei deputati pur essendo espressione di una ridotta minoranza dei votanti. Il Senato è una sorta di “dopo-lavoro” regionale, il decentramento viene di fatto annullato, sopravvive con altre sigle il “pasticcio” della Provincia.
La Carta Costituzionale nata dalla Resistenza e dalla lungimiranza dei “Costituenti” viene dunque stravolta, è necessaria una straordinaria mobilitazione per impedire questa deriva “asiatica” della nostra democrazia.
Dire no alla controriforma renziana è la condizione per restituire “lo scettro” ai cittadini, per ricostruire soggetti politici democratici, per dar respiro e futuro alla democrazia italiana».




