AVELLINO – “L’Asi è in una condizione economica e finanziaria difficilissima. Chi vi parla da domani si metterà a lavoro perché, sulla base delle conoscenze acquisite e con il supporto della Regione, possiamo risolvere i problemi. Abbiamo le condizioni ed anche la strategia per superare le difficoltà del Cgs”: dichiara subito di avere le idee chiare Vincenzo Sirignano, appena eletto nuovo presidente del consorzio Asi di Avellino al termine dell’assemblea di questa mattina svoltasi presso la sede di via Capozzi. Il suo pensiero va subito alla difficile situazione del Cgs, l’azienda controllata dell’Asi addetta alla depurazione i cui dipendenti sono in attesa da mesi della risoluzione della loro vertenza.
Sirignano, per gli amici Cenzino, ex sindaco di Mirabella Eclano, già vicepresidente della Provincia, è stato eletto con 24 voti contro i 15 collazionati dal presidente uscente Giulio Belmonte, sindaco di Pietradefusi.
“Non mi aspettavo questo consenso. È andata al di là di ogni mia ottimistica previsione. Evidentemente – ha commentato il neo presidente – gli amministratori, i componenti del consiglio generale, al di là delle appartenenze politiche, hanno immaginato nella mia persona un amministratore che possa essere all’altezza della difficile situazione dell’ente. La cosa che tengo da dire è che questa maggioranza è stata costruita nell’interesse dell’ente, un ente che oggi può recuperare vitalità, identità, ed efficienza nel momento in cui ha la Regione a fianco. Noi abbiamo fatto una maggioranza che prevede la presenza di tutti e tre i consiglieri regionali, cioè per la prima volta l’ente tiene una cordata regionale unanime che dialogherà con noi, e quindi credo che questa è la condizione migliore. Ha vinto questa strategia”.
Ha avuto, dunque, successo la maggioranza venuta fuori dall’alleanza portata avanti dai tre consiglieri regionali in carica, vale a dire Maurizio Petracca dell’Udc, Enzo Alaia di Scelta civica (in dissenso con D’Agostino), e Rosetta D’Amelio del Partito democratico (in sostanziale contrapposizione con l’ex senatore Enzo De Luca ed il parlamentare nonché sindaco di Frigento Luigi Famiglietti). Con riflessi, naturalmente, anche nella composizione del nuovo consiglio di amministrazione di cui ora fanno parte Angelo Lanza, sindaco di Flumeri (Udc), Michele Spinazzola, sindaco di Melito Irpino (Scelta civica-Alaia), Gerardo Adiglietti (Pd-D’Amelio), e Giuseppe Di Iorio (Pd), nominato direttamente in rappresentanza del presidente della Regione Campania, De Luca.
Il tutto con l’imprimatur di Ciriaco De Mita, attuale sindaco di Nusco, che, al termine delle votazioni, sollecitato dai giornalisti, non ha risparmiato critiche soprattutto al Partito democratico: “Voi continuate a parlare del Pd ed io vi sto dicendo da anni che il Pd non esiste e le cose che non esistono non scompaiono”. Una stoccata al veleno per il Pd, in particolare per il sottosegretario sannita Del Basso De Caro, per come è stata gestita la vicenda dell’Alto Calore: “Loro sono stati sconfitti da se stessi. Avevamo seguito una proposta che avevano fatto e questa volta avevamo tentato di costruire una soluzione condivisa perché lo scontro sulla gestione delle istituzioni è la cosa più stupida che ci sia. Ma siccome loro son convinti che comandano, sono la maggioranza…
“Era andato a Montefredane (Del Basso De Caro ndr) per dire che mi aveva morsicato, eppure io pensavo che si occupasse solo di cappucci, non di lotte, quindi questo la dice lunga sulla loro presunzione…”.
Fin qui la cronaca legata alla vicenda Asi, un ente, lo ricordiamo, che nella nostra provincia gestisce 12 aree industriali, quattro storiche, vale a dire Pianodardine, Solofra, Valle Ufita e Valle Caudina, e 8 aree sorte nel dopo-terremoto secondo quanto previsto dall’articolo 32 della legge 219, vale a dire Morra De Sanctis, Calaggio, Sant’Angelo dei Lombardi, San Mango sul Calore, Nusco, Conza della Campania, Calitri-Nerico, Calabritto.
A fare da sfondo ancora una volta le divisioni e le contrapposizioni che, soprattutto nel Partito democratico, stanno caratterizzando la vicenda politica nostrana, in particolare al Comune capoluogo, con un gruppo consiliare, quello del Pd appunto, da tempo dilaniato da polemiche e scontri che mettono a dura prova la sussistenza dell’amministrazione Foti. Proprio su questo, sulla situazione venutasi a creare in seno al gruppo Pd, anche in vista della discussione del bilancio di previsione all’ordine del giorno delle prossime sedute del Consiglio comunale, si è in attesa dell’incontro con la segretaria regionale Assunta Tartaglione in un primo momento fissato per la giornata di ieri presso la sede del coordinamento provinciale di via Tagliamento ed ora rinviato a martedì prossimo presso la sede regionale di Napoli. All’incontro prenderà parte anche il cosiddetto direttorio (Paris, D’Amelio, De Luca e Famiglietti) che qualcuno non ha esitato a definire una sorta di araba fenice: che vi sia ciascun lo dice, dove sia… Un direttorio, comunque, che se dovesse continuare ad andare avanti così, ognun per sé, tanti Pd con tanti seguaci, rischia di superare quello storico che, ai tempi della rivoluzione francese, per la spregiudicatezza dei suoi membri più rappresentativi, i vari Barras e Sieyès, portò la Francia al disastro economico (in questo caso al disastro politico), aprendo la strada al colpo di Stato di Napoleone.




