AVELLINO – Si è svolto nel pomeriggio, presso l’asilo Patria e Lavoro, un dibattito sulle ragioni del No alla riforma Boschi-Renzi sulla quale, nel prossimo ottobre, i cittadini italiani saranno chiamati ad esprimersi attraverso un referendum costituzionale.
Diversi i temi che hanno animato l’incontro pomeridiano promosso dal coordinamento provinciale di Democrazia costituzionale. In primo luogo, richiamato dalla moderatrice Giulia D’Argenio, quello della «criticità della rappresentanza», che porta, secondo le osservazioni dei vari interventi, all’affermazione di una “democrazia dimezzata”. In particolare, secondo Nino Sanfilippo di Possibile, con la riforma si «svuota il parlamento di qualsiasi funzione legislativa, creando un esecutivo nella mani del partito di maggioranza». Un tema, quello della maggioranza, ripreso anche dal professor Mimmo Fruncillo dell’Università di Salerno che propone, nel suo intervento, un modello alternativo alla “democrazia della maggioranza”, una «democrazia fondata sulla negoziazione».
A Francesca Contino, giornalista di Irpinia 24, il compito di parlare dei giovani e della necessità di spingere questi ultimi a riprendere la vita politica attiva. Un’azione che deve partire dall’informazione sui contenuti della riforma: «È un’assoluta priorità comunicare bene i limiti di questa riforma, farlo in modo che risultino comprensibili e si avvicinino anche alle persone comuni». Di qui la necessità, rimarcata anche dallo stesso Sanfilippo, di riprendere la vita politica partendo dal basso, dai banchetti e dalla vita del circolo partitico.
Sul tema del conflitto capitale-lavoro si è incentrato, invece, l’intervento di Andrea Amendola della Cgil. Il sindacalista ha rimarcato come nella riforma, che riguarda la seconda parte della Costituzione, vi sia «un attacco al lavoro e alla sua dignità», rendendo il lavoro una semplice merce.
La precarizzazione del lavoro, della salute e della scuola rientrano, secondo il politologo Michele Prospero, in una costruzione più ampia, voluta dai poteri forti, che deve portare, con l’approvazione della riforma costituzionale, ad una «precarizzazione delle istituzioni».
Con la riforma, infatti, si ha un processo di de-democratizzazione, che porta all’affermazione di quella che Prospero definisce “metafisica del capo”: «Nell’azienda, nella scuola, nel governo assume un ruolo centrale il capo». Un “capo” che affronta la rappresentanza e il popolo esercitando, tramite una volontà di potenza, un «abuso degli strumenti di riforma», in particolare dell’articolo 138, «lo strumento difensivo estremo da attuare quando si rompono le regole del gioco». Tale processo di svuotamento dei poteri porta ad una decostituzionalizzazione e alla necessità di rifondare una nuova Repubblica «sul lavoro, sulla mediazione».
Presenti tra il pubblico l’onorevole Giancarlo Giordano, Raffaele Aurisicchio, segretario di Sel, e personalità del mondo politico cittadino.




