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    08/09/2026

Giordano: «Il sindaco deve decidere, il teatro non può essere distrutto»

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Giancarlo GiordanoAVELLINO – “È una crisi che ormai si avvita su se stessa e che, durante il tempo che ci vuole per risolverla e che naturalmente non si troverà, si aggrava. Il problema è che stanno avanzando questioni determinanti per la città come la vicenda del teatro, quella del bilancio comunale, quella dell’Eliseo, tutte questioni che questa città non trova il modo di risolvere per la mediocrità dei suoi amministratori”.

È quanto dichiara il parlamentare di Sel Giancarlo Giordano nelle sue vesti di consigliere comunale di Per cambiare Avellino nel corso dell’annunciata conferenza stampa svoltasi questa mattina a Palazzo di città per fare il punto sui principali problemi al centro della vicenda amministrativa cittadina.

“L’amministrazione non esiste più. Io non so quando gli assessori parlano a nome di chi parlano. Qui al Comune non governa nessuno. È un dato ormai acquisito, aggravato da vicende pesantissime come quello del teatro, da vicende meno pesanti però abbastanza ridicole come quella della gestione del traffico delle biciclette per il Corso. Il punto non è chiudere il Corso alle biciclette, il punto è disegnare, per esempio, una banale pista ciclabile e definire le zone di traffico per le biciclette. Dopodiché per il Corso transita un sacco di macchine, il carico e scarico delle merci avviene a qualsiasi ora, c’è un parcheggio indegno sotto la prefettura: nessuno dice niente. Le cose sono lasciate al caso, poi capita che un ragazzino ne investa un altro. Non funziona così. Funziona con lo stabilire delle regole, chiedere ai cittadini di rispettarle con senso civico e responsabilità, e collaborare se no non si vive più la città”.

“Proprio per questo – incalza ancora Giordano –  il sindaco deve decidere, non deve aspettare i consiglieri comunali. O quanto meno decide insieme ma non è che non decide nulla. Noi siamo di fronte ad un sindaco che non decide nulla e ad un partito, il Pd, che fagocita tutto nella propria crisi. Questo non è più sopportabile”.

Sulla gestione dei fondi comunali poi sottolinea: “Penso che lì ci siano tutti i limiti di questa amministrazione: incapacità di avere un’idea di progetto, l’incapacità di spendere bene i soldi, la volontà di costruire sempre relazioni non esattamente trasparenti nella gestione dei fondi pubblici: tutti elementi che si ritrovano punto per punto sia nella gestione del Ferragosto sia nella gestione dei soldi legati alla Cultura sia nella gestione dei soldi legati al sociale”.

Un passaggio centrale del ragionamento di Giordano è dedicato alla vicenda teatro Gesualdo: “Il teatro non può essere distrutto dalla mediocrità di questi signori. Il gesto di Cipriano e del Cda lo potrei collocare sia come amarezza politico-amministrativa – lui ha denunciato a più riprese una distanza ed un elemento di sfiducia che ha avvertito su di sé – sia come un elemento di gravità di situazione bilancio che però andrò a verificare appena sarà depositata la relazione dei revisori dei conti, cosa che ancora non ci è stata messa a disposizione e cosa per la quale ho chiesto una conferenza dei capigruppo ed un Consiglio comunale straordinario perché sul teatro non si deve scherzare”.

Inevitabile una riflessione sulla vittoria della Brexit: “I mercati stanno reagendo e stanno ovviamente reagendo male. Dobbiamo ricordare che questa Europa così non funziona, la democrazia è che i popoli si possano autodeterminare, ci sono molte ragioni sbagliate nelle ragioni che hanno fatto gli inglesi, però erano anche accompagnate da tante ragioni giuste che hanno a che fare con la qualità democratica, con la qualità della vita, con la condizione reale dei cittadini, con un ceto medio che si è impaurito negli anni e che non vede l’Europa e lo stare in Europa come una condizione di utilità. Dopodiché dobbiamo ricordare agli inglesi che loro sono un’isola con circa 60 milioni di abitanti e che da questa parte c’è un continente con 400 milioni di abitanti che deve competere con Cina e Stati Uniti. L’Europa o si dà uno schema democratico nuovo, inclusivo, dove la cittadinanza è effettiva, cioè diventare cittadini d’Europa significa anche poter decidere alcune cose, oppure l’Europa si sgretola. È chiaro che una riflessione politica si deve fare su tutto questo”.

 

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