AVELLINO – È stata ufficializzata la nascita di due nuovi gruppi in seno al Consiglio comunale di Avellino: Democratici Davvero (con Festa, Genovese e Negrone) e Democratici per il cambiamento (con Salvatore Cucciniello, Medugno e Melillo). Se consideriamo che i consiglieri Ambrosone e Montanile, di recente passati dai banchi dell’opposizione al Pd, hanno però conservato una loro collocazione autonoma (Irpinia di base), abbiamo il caso davvero unico di un gruppo consiliare del Pd diviso ufficialmente in quattro tronconi.
Cosa cambierà ora? Praticamente nulla. Festa (candidato a sindaco con una lista civica e in contrapposizione a Foti) insieme con Genovese e Negrone (entrambi eletti con il Pd) hanno praticamente da subito costituito un gruppo a sé stante, tanto che in questi tre anni molto raramente hanno votato in sintonia con la maggioranza.
I Democratici per il cambiamento non sono altro che i cosiddetti dameliani, che fanno capo cioè al presidente del Consiglio regionale, Rosetta D’Amelio. Da tempo, anche loro hanno assunto una posizione autonoma e critica rispetto all’amministrazione comunale, tanto che non hanno partecipato alla recente sessione sul bilancio. Resta su posizioni critiche, ma autonome, la consigliera De Iorio, mentre è con i dameliani il consigliere Miro, capogruppo dei Democratici per Avellino.
Questo chiarimento (o ingarbugliamento?) del quadro politico consentirà di raggiungere le 17 firme per sfiduciare Foti? Al momento appare difficile. Se si voleva far cadere l’amministrazione bastava che solo due consiglieri (fra i “festiani” e i dameliani, assenti invece in blocco) avessero votato contro con i nove dell’opposizione. Il bilancio non sarebbe passato e il Consiglio sarebbe stato sciolto.
Del resto anche in occasione della costituzione del nuovo gruppo dei Democratici per il cambiamento, i dameliani hanno ribadito che valuteranno caso per caso i provvedimenti da approvare o respingere: quindi la sfiducia non è nel loro orizzonte immediato.
La parola d’ordine all’interno del Pd sembra essere: tutti fermi in attesa del referendum sulle riforme costituzionali. L’estate, insomma, dovrebbe passare senza ulteriori scossoni.
Sullo sfondo rimane, comunque, il discorso tutto interno al Partito democratico con una qualche decisione, anche di natura disciplinare, che dovrebbe essere presa nei confronti di questo nutrito stuolo di dissidenti. Il problema è che non c’è proprio nessuno in grado di decidere alcunché: non c’è segreteria provinciale, non c’è segreteria regionale (o meglio c’è ma è come se non ci fosse), non c’è, a questo punto, nella sostanza, segreteria nazionale che, ormai, per abitudine tratta dei casi del Pd campano, quindi anche avellinese, solo con annunci dalla distanza, lavandosi pilatescamente le mani con un semplicistico “tanto lì sono abituati così”.
Ci sarebbe, per la verità, anche il cosiddetto direttorio (Paris, Famiglietti, D’Amelio e De Luca) che il vice segretario nazionale Guerini si è affrettato a riconfermare con il compito di traghettare il partito di via Tagliamento fino a dopo l’estate, in sostanza fino al voto sul referendum costituzionale. Un modo come un altro per lasciare la situazione così come si trova, vale a dire in pieno caos.




