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    06/09/2026

Comune: Foti accetta la sfida dei dissidenti

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La giunta FotiAVELLINO – Dopo l’approvazione in Consiglio comunale dei bilanci consuntivo e preventivo dell’ente, avvenuta soltanto in seconda convocazione con 11 voti favorevoli, il sindaco di Avellino Paolo Foti dovrà verificare se esistono ancora le condizioni minime per andare avanti.

Lo strappo che si è consumato tra i rappresentanti dell’area D’Amelio e della fronda interna guidata da Gianluca Festa e l’amministrazione cittadina, che ha poi determinato la fuoriuscita dei dissidenti dalla compagine democratica e la costituzione di due gruppi autonomi denominati “Democratici per il cambiamento” e “Davvero democratici”, condizionerà notevolmente il percorso della maggioranza e le scelte del primo cittadino.

Il quadro politico complessivo, comunque, appare molto contraddittorio. Nonostante i duri attacchi mossi dai dissidenti nei confronti dell’esecutivo di Piazza del Popolo e le loro dichiarazioni di guerra di questi giorni, che lasciano intravedere la possibilità che venga presentata in aula una mozione di sfiducia nei confronti di Foti, all’orizzonte non si intravede alcuna reale intenzione, da parte dei consiglieri, di chiudere in anticipo il mandato. Le due delegazioni appena formalizzate in Municipio infatti non hanno sancito una rottura definitiva con la maggioranza, e tantomeno con il Pd, ed hanno annunciato che valuteranno criticamente i provvedimenti proposti dalla giunta. Si prospetta perciò una replica di quanto si è già abbondantemente visto sinora in Consiglio comunale: uno scontro logorante tra correnti democratiche ed un’equilibristica azione di governo tesa più ad evitare ostacoli e scivoloni che non ad impegnarsi nella risoluzione dei problemi concreti.

D’altra parte anche dal fronte dell’opposizione giungono segnali contradittori: alle aspre critiche volte all’indirizzo dell’amministrazione sono seguite disponibilità a collaborare per tirare il sindaco fuori dall’impasse in cui si trova, con la creazione di un governo di salute pubblica a patti e condizioni ed eventualmente a termine, salvo poi ritirare tale invito al confronto programmatico. Un ragionamento che però non sembra chiuso in maniera definitiva. In fin dei conti, è lo stesso sindaco che appare, non da adesso, particolarmente indeciso sul da farsi, ondeggiando tra aperture al confronto interno, fermezza sulla rivendicazione delle sue prerogative di governo, tentativi falliti di larghe intese e tentazioni di mollare tutto.

Ma ancora una volta Foti tira in ballo l’aula lasciando intendere che il futuro dell’amministrazione si giocherà direttamente nel luogo istituzionale per eccellenza, l’assemblea municipale. Insomma, il primo cittadino sarebbe intenzionato a sfidare i gruppi di maggioranza, di opposizione e chi ormai è costantemente in bilico, per verificare numeri e volontà di andare avanti su una piattaforma di priorità, anche quelle sempre le stesse, benché il tempo a disposizione per realizzarle si assottigli. Ma tra i consiglieri «responsabili», che hanno consentito l’approvazione dei documenti contabili, cresce il disagio per un percorso amministrativo e politico senza una rotta ben precisa, che rischia di alimentare ancor più le ambiguità esistenti nel Pd e nella maggioranza. A questo destino non si sottraggono nemmeno gli alleati dei Democratici, a cominciare dal gruppo Centro democratico – Scelta civica, rappresentato in aula da Nicola Poppa e che fa riferimento al deputato Angelo D’Agostino.

Lo strappo dei dameliani e della fronda civica Davvero pone il Pd di fronte ad un problema politico e formale non più rinviabile. Gli organismi dirigenti dovranno decidere se le scelte compiute dai dissidenti, l’aver disertato la sessione di bilancio e la costituzione di gruppi autonomi, siano compatibili con l’adesione al partito o se invece tali comportamenti vadano sanzionati con provvedimenti disciplinari, compreso l’allontanamento dal Pd.

Una situazione che crea non pochi imbarazzi alla presidente del Consiglio regionale, Rosa D’Amelio, che in questa fase non ha mai assunto una posizione netta rispetto a quanto stava succedendo al Comune. A ben vedere però sono in molti, tra i dirigenti di partito e tra i rappresentanti istituzionali democratici, ad aver preferito il tatticismo alla linearità politica. Ed i risultati sono sotto gli occhi di tutti.

 

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