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    06/09/2026

Pd/«C’è il caso Avellino», in 11 scrivono a Renzi

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Matteo RenziAVELLINO – Luca Cipriano, Salvatore Cucciniello, Francesca Di Iorio, Gianluca Festa, Antonio Genovese, Marietta Giordano, Stefano La Verde, Francesca Medugno, Gerardo Melillo, Massimiliano Miro, Giuseppe Negrone: sono gli undici firmatari di una lunga lettera-appello indirizzata al segretario nazionale del Partito democratico, Matteo Renzi, cui viene chiesto di intervenire sul “caso Avellino” prima che si ripeta “quello che è accaduto a Roma e Napoli”.

È un appello molto forte al partito nazionale, una dura requisitoria contro Foti e la sua gestione della pubblica amministrazione: “Da tempo percepiamo la distanza e la disaffezione sempre crescente della gente. Senza un intervento radicale del Partito nazionale, siamo pronti ad opporci con ogni mezzo ed azione politica affinché una storia democratica di centrosinistra ed un progetto di svolta e rinnovamento generazionale in questa provincia non siano ulteriormente macchiati da un sindaco che rischia di essere ricordato solamente come il più grande “errore” che il Pd ha collezionato nella nostra città”.

Quale effetto sortirà, dunque, questa dura presa di posizione contro l’amministrazione Foti cui hanno dato vita gli 11 esponenti del Pd irpino firmatari della lettera a Renzi, di cui sette consiglieri comunali in carica, vale a dire Salvatore Cucciniello, Francesca Medugno e Gerardo Melillo (Democratici per il cambiamento), Gianluca Festa, Antonio Genovese e Giuseppe Negrone (Democratici Davvero), Massimiliano Miro (Democratici per Avellino), due ex assessori, Mariella Giordano (Urbanistica) e Stefano La Verde (Politiche sociali), e Luca Cipriano, ex presidente del Teatro Carlo Gesualdo?

Dati i precedenti è difficile ipotizzare un intervento nell’immediato dei vertici nazionali del Partito democratico che finora ha sempre liquidato le vertenze del Pd campano, quindi anche di quello avellinese, in modo pilatesco con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti. Non si è andati mai al di là di reboanti annunci di commissariamento che, per la verità, altro effetto non hanno sortito se non quello di far perdere ulteriore credibilità nel ruolo del Pd da parte dei tanti militanti che ancora ci credono. Completamente fuori gioco, poi, il Pd regionale che non è mai stato in grado di intervenire con una proposta credibile sulle vicende avellinesi limitandosi a dar vita, di tanto in tanto, a qualche passerella in via Tagliamento e ad elargire, tra sorrisi ed ammiccamenti, qualche stretta di mano. Eppure proprio dal Pd regionale si attende una qualche decisione sulla costituzione dei nuovi gruppi sorti in Consiglio comunale all’indomani del voto sul bilancio.

Del cosiddetto direttorio, poi, si sono perse del tutto le tracce, soprattutto dopo che qualche suo componente in cerca di una continua sistemazione riparatrice di più o meno recenti delusioni elettorali, è riuscito ad avere, come già accaduto per altri dirigenti di partito, la tanto agognata nomina a livello regionale che lo tiene ora particolarmente occupato.

Dicevamo del fronte anti-Foti. Sembra evidente che lo scopo di questo fronte, che si è allargato all’ultimo momento con l’adesione anche dei due consiglieri Enza Ambrosone e Carmine Montanile di Sinistra di Base, è quello di mettere insieme le firme che consentano di sfiduciare il primo cittadino e mettere così fine anzitempo a questa consiliatura. Le firme da raccogliere, lo ricordiamo, dovranno essere diciassette per cui alle dieci già disponibili si dovrebbero aggiungere quelle dei nove consiglieri di opposizione.

Ma saranno tutti i consiglieri di opposizione compatti nel sottoscrivere una eventuale richiesta di sfiducia a Foti?

 

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