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    08/09/2026

Giannini ad Avellino: «Dalla riforma una scuola al passo con i tempi e aperta alla società»

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Il ministro  Stefania Giannini e Sabino CasseseAVELLINO – Nel pomeriggio, in occasione della presentazione del volume Ricordi di una professoressa, dedicato alla figura di Anna Maria Pennella, scomparsa vent’anni fa, si è svolto, presso il convitto nazionale “Pietro Colletta”, il seminario su La scuola aperta, organizzato dal Centro Dorso di Avellino e che ha visto la partecipazione del ministro della Pubblica istruzione Stefania Giannini.

Il seminario, aperto dai saluti istituzionali della preside-rettore del convitto, Angelina Aldorasi, e del provveditore Rosa Grano, che ha parlato della esigenza di «riportare i docenti al loro ruolo di educatori», è stato moderato da Sabino Cassese, presidente del Centro Dorso che ha invece sottolineato la necessità di avviare un rinnovamento didattico che passi per una scuola più integrata con la società: appunto una scuola aperta.

Conoscere la società con cui la scuola deve rapportarsi diventa, quindi, fondamentale. Giorgio Brosio, dell’Università degli Studi di Torino, nel suo intervento ha appunto esposto sull’Economia e società globalizzata. L’intervento del docente di economia politica è partito dall’esposizione di alcuni dati statistici ricavati dal World Happiness Report (Rapporto sulla felicità nel mondo): il rapporto vede l’Italia alla cinquantesima posizione (su una classifica che comprende più di 150 Paesi); tuttavia il nostro Paese è uno di quei Paesi nei quali l’indice di felicità è maggiormente variato in negativo negli ultimi venti anni. L’indice viene stilato tenendo conto non solo di dati macroeconomici, ma anche di aspettative di vita e strutture socio-culturali. Di qui la necessità di comprendere le cause di tale declino. Secondo Brosio vi è «un problema che si ricollega all’idea dell’“avversione al rischio”: siamo una società che ha paura dell’innovazione». Dunque, riprendendo la lezione dell’economista statunitense Edmund Phelps, Brosio ha affermato che solo l’innovazione può contribuire a far crescere il Paese Italia. Innovazione che deve necessariamente partire dalla scuola, intervenendo non sui programmi, bensì sulle strutture scolastiche.

Del resto queste sfide, ha annunciato in apertura del suo intervento Marco Rossi Doria, figlio del noto meridionalista Manlio, «sono sfide politiche, sono problemi di policy». I compiti a ogni politica scolastica deve fare fronte sono, secondo il professore, essenzialmente tre: affrontare il problema dello squilibrio demografico del nostro Paese; ricostruire il patto educativo fra maestro e studente; mettere in relazione l’innovazione, soprattutto quella tecnologica, con l’educazione.

Seguendo le indicazioni tracciate dall’intervento precedente, Luisa Franzese, responsabile dell’ufficio scolastico regionale, ha ribadito il concetto di «scuola come partecipazione». In questo senso la scuola non può vivere senza la partecipazione dei soggetti che vi ruotano intorno: docenti, discenti, personale Ata. Per questo è necessario, secondo l’osservazione di Franzese, dare alla scuola una forma di autonomia scolastica: in questa direzione, sulla quale si muove la legge 107 del 2015, conosciuta come “Buona Scuola”, la prima vera norma che ha dato una svolta alla vita scolastica è stata la legge Bassanini del 1997.

Il seminario ha dato l’occasione di esporre il punto di vista anche di personalità che vivono quotidianamente con l’ambiente scolastico, come la professoressa Vita Maria Fiore ed il dirigente scolastico Ida Grella. La professoressa Fiore ha ricordato la figura di Anna Maria Pennella attraverso alcune pioneristiche intuizioni dell’illustre collega: l’organizzazione di laboratori scolastici, lo studio bilingue, il tempo prolungato con l’apertura della scuola anche nelle giornate di sabato e domenica. In questo modo la professoressa Fiore ha voluto ricordare la centralità che hanno gli insegnanti all’interno della vita della scuola, non mancando di lanciare una critica alla riforma scolastica che porta la firma del ministro Giannini: «La scuola la fanno gli insegnanti, non le riforme. A loro vanno riconosciuti meriti e dignità. A tutti, non solo ai membri del cerchio magico del dirigente scolastico». Sul ruolo del dirigente scolastico è intervenuta, invece, Ida Grella, che ha riportato una serie di iniziative che hanno fatto della scuola da lei diretta, una scuola parte, «una scuola che non è un luogo dove stare, ma un luogo dove essere».

Le osservazioni conclusive del seminario sono state affidate al ministro Giannini, la quale ha ricordato le tre principali funzioni che devono guidare l’attività scolastica: la funzione sociale, la funzione culturale e la funzione istituzionale. Solo riappropriandosi di queste funzioni la scuola può diventare motore di cambiamento. La necessità, dunque, non è quella di intervenire sui programmi, sulle «regole del gioco», come le ha definite il ministro, ma sulla struttura dell’educazione scolastica. Solo in questo modo si avrà una vera riforma. Parlando delle tante riforme scolastiche che si sono susseguite nel corso degli anni, il ministro Giannini ha puntato la sua attenzione su quella che ritiene la principale riforma scolastica del Novecento italiano, la riforma Gentile. Quella riforma, che rendeva la scuola l’esatto opposto di una scuola aperta, attraverso una separazione fra ambiti educativi ed ambiti professionali, si basava, del resto, su un presupposto che è stridente con la realtà attuale, quella della separazione degli ambiti disciplinari. In questo senso, dunque, la scuola deve stare al passo dei tempi e rendersi attuale, aperta alla società. Una scuola che la legge 107 rende più vicina e più possibile. Perché, come ha affermato il ministro in chiusura di intervento, «quello che si può fare per legge è soltanto dare un impulso all’insegnamento». La vera riforma scolastica deve partire dall’interno delle istituzioni scolastiche e dei soggetti che vi ruotano intorno.

A movimentare, comunque, il pomeriggio avellinese della Giannini non sono state le proteste dei professori o degli studenti che pure erano presenti dinanzi alla sede del convitto lungo Corso Vittorio Emanuele ma l’inviato di Striscia la notizia, Luca Abete, che è stato bloccato dalla polizia mentre tentava di avvicinare e interloquire con la responsabile dell’Istruzione. Subito dopo Abete ed il cameraman che lo accompagnava sono stati condotti in questura per accertamenti.

Come da programma, Giannini si è poi recata presso il conservatorio musicale Domenico Cimarosa dove, insieme al vicesegretario generale della presidenza del Consiglio nonché vicepresidente del Centro Dorso Luigi Fiorentino, è stata ricevuta dal presidente Luca Cipriano e dal direttore Carmine Santaniello sotto la cui guida ha visitato l’auditorium e gli altri ambienti intrattenendosi a colloquio con gli studenti presenti.

 

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