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    06/09/2026

Referendum, il No dell’Udc: «È una riforma che non risolve le questioni del Paese»

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Da sx: Maurizio Petracca, Ciriaco De Mita, Generoso Picone, Giuseppe De Mita e Giovanni VerdeAVELLINO – Fine settimana con il fronte del No mobilitato in più d’una manifestazione tra Avellino e provincia. Grillini, Forza Italia, Noi con Salvini, Udc schierati contro la riforma costituzionale Boschi-Renzi ed impegnati a spiegare le ragioni del No.

A confrontarsi con i giovani del partito lo stato maggiore dell’Udc irpino nell’annunciato incontro svoltosi stamane presso l’ex asilo Patria e Lavoro con il contributo del professor Giovanni Verde, già vicepresidente del Csm, docente di diritto processuale civile alla Luiss (presente in sala l’ex senatore del Psi Modestino Acone, amico e collega nell’insegnamento universitario presso la Federico II di Napoli). Ai lavori, moderati dal responsabile della redazione avellinese del Mattino Generoso Picone, ha preso parte anche Ciriaco De Mita reduce dal match televisivo di ieri sera con il premier Renzi.

A spiegare, comunque, la posizione dell’Unione di centro e le ragioni del No alla riforma ci ha pensato il nipote, Giuseppe De Mita, parlamentare e vicesegretario nazionale dell’Udc: “La riforma pone a riferimento dei problemi che non hanno riscontro oggettivo. Si dice che la riforma cancella la burocrazia? La riforma non dice nulla sulla articolazione burocratica delle nostre istituzioni, fa riferimento soltanto all’articolazione delle funzioni del Senato con la distribuzione delle competenze tra Stato e Regioni. Si dice che la riforma riduce i costi? Sarebbe stato molto meno ipocrita da parte del Partito democratico affrontare questa settimana alla Camera la discussione sulla riduzione delle indennità dei parlamentari che avrebbe portato un risparmio più significativo rispetto al risparmio oggettivamente irrisorio della riforma. Si dice che la riforma acceleri il processo legislativo? L’Italia oggi tra le democrazie occidentali è quella che ha l’iter legislativo più veloce. Sì avremo il bicameralismo paritario perfetto ma l’80 per cento dei provvedimenti di legge che vengono approvati nel nostro Paese deriva da decreto legge e quindi approvato nel termine di 60 giorni. Il nostro Parlamento approva una legge ogni otto giorni e mezzo, quindi si pone problemi che non sono veri, e per di più risolti in una maniera sbagliata perché il nuovo processo legislativo crea un ginepraio di procedure confuse e cervellotiche”.

“Se vince il Sì – spiega ancora De Mita jr – i dividendi li incassa Grillo perché se il Sì prevale di poco politicamente tutti quelli del No si riconosceranno in una posizione frontista perché non avendo trovato lo spazio del dialogo finiranno per scivolare verso il populismo. Io non credo al cupio dissolvi. Se vince il No resta Renzi, oggettivamente non ci sono alternative, e come ha detto l’ex rettore della Bocconi Renzi paradossalmente si rafforza perché in questo momento i problemi di Renzi sono il suo narcisismo, come si è visto ieri sera. È un Renzi che capisce che la guida solitaria non porta da nessuna parte, il recupero del rapporto di coalizione rende più stabile e più forte il Paese per le vere cose che vanno fatte che sono quelle nel sistema economico. In questo momento la riforma costituzionale non incide sulle vere questioni che sono aperte nel Paese”.

 

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