AVELLINO – Il dato per certi versi più significativo del dibattito tenutosi, questo pomeriggio, presso il circolo della stampa di Avellino per spiegare perché votare sì al referendum costituzionale è stata la presenza, fra i relatori e fra il pubblico, di molti che pochi anni fa hanno condiviso l’esperienza di 360 Irpinia, il circolo legato all’esperienza politica di Enrico Letta.
A spiegare le ragioni del Sì, infatti, si sono ritrovati insieme Nunzio Cignarella, Antonio Gengaro, Lello De Stefano e la senatrice Angelica Saggese, oltre all’onorevole irpino Luigi Famiglietti. Fra il pubblico la presidente di 360 Irpinia, Elvira Matarazzo, Carmen Pellino, Lidia Bellucci, Rita Caronia e i consiglieri comunali di Avellino Lorenzo Tornatore, Mario Cucciniello, Adriana Percopo, Barbara Matetich. È stato proprio Nunzio Cignarella, che ha moderato il dibattito, a sottolineare questa circostanza: il ritrovarsi, dopo alcuni anni, di amici che avevano condiviso con Letta un comune percorso politico e che restavano fedeli a un metodo, quello della discussione, aperta, libera, senza pregiudizi.
Obbiettivo principale dell’incontro – lo ha ricordato Cignarella – quello di spiegare i contenuti della riforma costituzionale, che restano poco noti ancora a una grossa fetta dell’elettorato, in buona parte ancora indeciso se andare alle urne. È vero, come ha ricordato l’on. Famiglietti, che in questo referendum, trattandosi di materia costituzionale e dovendo pronunciarsi su una riforma già approvata dal Parlamento con ben sei votazioni (tre alla Camera e tre al Senato) non c’è bisogno del quorum, ma è evidente che propria l’importanza del quesito referendario esige che gli elettori si rechino alle urne ed esprimano la propria volontà.
Dal pubblico sono giunte numerose sollecitazioni. Il dottore Savignano ha sottolineato, ad esempio, come la riforma, prevedendo la riduzione al minimo delle competenze regionali, soprattutto in materia sanitaria, eliminerà formalmente le differenze oggi esistenti fra regione e regione, per cui anche i ticket sono di entità diversa passando, per esempio, dalla Campania alla Lombardia e, in molti casi, gli stessi farmaci indispensabili per determinate patologie, sono forniti gratuitamente solo in alcune regioni. Quest’aspetto della riforma costituzionale è stato ripreso nel suo intervento da Lello De Stefano, che, partendo dalla sua esperienza come presidente dell’Alto Calore, non ha mancato di sottolineare come sia per quello che riguarda la gestione dei servizi sia per i programmi di sviluppo, che spesso giustamente hanno a riferimento ambiti interregionali, siano proprio le competenze oggi attribuite alle singole Regioni, a creare ostacoli e ritardi.
Antonio Gengaro, che ha sottolineato come questa sia la migliore riforma possibile, anche se non è l’optimum, si è invece soffermato sulla riforma elettorale. “So bene, ha detto Gengaro, che il 4 dicembre saremo chiamati a votare sulle riforme costituzionali e non sulla nuova legge elettorale. Ma proprio perché le riforme costituzionali prevedono un Senato delle autonomie, dove siederanno consiglieri regionali e sindaci, sarebbe opportuno che i “nuovi” senatori venissero indicati dal popolo”. Analoghe perplessità ha mosso nel suo intervento anche Rita Caronia.
La senatrice Angelica Saggese ha, in qualche modo, condiviso queste perplessità, ma ha anche ricordato che Renzi è disponibile a rivedere la sua proposta di riforma elettorale e che una commissione del Pd è al lavoro che suggerire eventuali modifiche. “In particolare – ha detto la Saggese – una soluzione a queste perplessità potrebbe venire se i cittadini, quando eleggeranno i propri rappresentanti in Consiglio regionale, potessero indicare anche i consiglieri che poi andranno a far parte del Senato. Ma – ha concluso – occorre prima vedere che tipo di Senato verrà fuori dal quesito referendario e poi si potrà varare una nuova legge per eleggere – in caso di vittoria del Sì – i cento componenti del Senato delle autonomie”.
Favorevole al Sì si è detta anche Elvira Matarazzo che pure ha manifestato perplessità per gli oltre quaranta articoli della Costituzione che si vanno a modificare. L’onorevole Luigi Famiglietti ha precisato che in realtà ad essere modificati sono principalmente sei articoli della Costituzione, gli altri vengono ad essere modificati per richiamo a queste sei innovazioni principali. Il parlamentare renziano si è soffermato soprattutto sull’opportunità di porre fine al cosiddetto bipartitismo paritario, cioè al meccanismo di approvazione delle leggi sia alla Camera che al Senato, con le conseguenti lungaggini e ritardi. “ Soprattutto – ha ricordato Famiglietti – sarà solo la Camera a dare la fiducia al governo, evitando le situazioni di stallo, verificatesi più volte negli ultimi anni, quando si sono registrate maggioranze diverse alla Camera e al Senato”. Né ha mancato, il parlamentare irpino, di lanciare frecciate agli oppositori interni, che, dopo aver votato per ben sei volte questa riforma costituzionale in Parlamento, ora si schierano dalla parte del No.
“È stata una serata di bella politica”, ha concluso la senatrice Saggese, in cui ci siamo ritrovati fra vecchi amici e soprattutto abbiamo riscoperto il gusto della discussione aperta e franca, senza nascondere difficoltà e perplessità, ma arrivando concordi ad una decisione condivisa, che è quella di aprire il Paese al futuro e di andare avanti con riforme, certo ulteriormente migliorabili, non più rinviabili in una società moderna e che guarda avanti.




