AVELLINO – Con l’avvicinarsi della data del 4 dicembre si moltiplicano le iniziative per convincere gli elettori indecisi – circa il 13%, secondo gli ultimi sondaggi – a votare per l’approvazione o meno del testo di riforma costituzionale. In questo contesto molto utili sono i dibattiti che mettano in contrapposizione le due diverse posizioni. Questo pomeriggio l’Aiga, Associazione italiana giovani avvocati della sezione di Avellino, ha organizzato un dibattito, presso la sala Grasso di Palazzo Caracciolo, dibattito tra le due diverse posizioni nell’ambito della prossima riforma referendaria, rappresentate dal presidente del Pd, Matteo Orfini, e dall’ex presidente del Consiglio Ciriaco De Mita.
Sulla necessità di questi dibattiti e sull’opportunità che è stata data al popolo italiano di poter approvare o meno una riforma che modifica il funzionamento delle istituzioni del Pase, ha insistito, in apertura di dibattito, Orfini. «Resta chiaro – ha affermato subito dopo, alla domanda di possibili conseguenze politiche del voto – che ogni qualvolta un popolo si esprime con un voto politico vi sono conseguenze politiche». Orfini ha poi insistito sul perché sia necessario, secondo il suo schieramento, proporre modifiche alla Costituzione. «Leggere la Costituzione come un semplice testo giuridico è sbagliato. La Costituzione è un atto storico» ha detto, ricordando che «la ragione storica di questa riforma è dimostrare la capacità delle istituzioni di sapersi riformare».
Per De Mita, invece, le radici storiche della riforma costituzionale sono da trovarsi nel più complesso quadro della crisi della democrazia rappresentativa. Ma «se riteniamo che la democrazia non funzioni più, allora bisogna cercare una nuova istituzione che garantisca i diritti delle persone». Dunque, nel pensiero dell’ex premier ed attuale sindaco di Nusco, la riforma non garantisce un vero cambiamento e miglioramento della macchina amministrativa dello Stato: «Senza sconvolgimenti non vi è un vero cambiamento». Entrando, poi, nel merito del testo della riforma, il principale attacco di De Mita è rivolto alle nuove prerogative del Senato e, soprattutto, alla sua nuova composizione: «Scegliere come senatori dei consiglieri regionali è un insulto all’intelligenza della selezione della classe politica». Non sono mancati, poi, attacchi all’ingerenza del governo nella questione costituzionale («le Costituzioni si fanno con il consenso e il consiglio di tutte le forze politiche») e, infine, alla legge elettorale. Anzi per De Mita è proprio il combinato disposto tra Italicum e riforma costituzionale a costituire, come già ribadito più volte dal politico democristiano, il motivo principale per abrogare la riforma costituzionale: con la nuova legge elettorale, infatti, si rafforza la crisi della democrazia rappresentativa.
La replica di Orfini è partita dall’osservazione di De Mita sulla crisi delle democrazie occidentali: «È vero – ha detto il politico romano – che è in crisi la democrazia rappresentativa». Tale crisi inizia, secondo la sua osservazione, negli anni Ottanta quando si afferma il principio tachteriano secondo il quale “non esiste la società, esistono solo gli individui”: «l’individualismo è stato sul piano sociale quello che il liberismo è stato sul piano economico». La principale risposta a questa crisi della democrazia rappresentativa è stato il rafforzamento delle funzioni esecutive, secondo un modello americano o francese. «Noi, invece, sfidiamo la storia e cerchiamo di ricostruire i principi della democrazia rappresentativa moderna abbandonando le tipiche risposte a questa crisi, ovvero il presidenzialismo e il semipresidenzialismo».
Con questa riforma – continua Orfini – si chiude la fase della Seconda Repubblica e si «apre una fase nuova, che mantiene i capisaldi della Prima Repubblica, ovvero la democrazia rappresentativa e il sistema dei partiti». È proprio in questa ottica che va ad inserirsi l’attuazione dell’art. 49 della Costituzione. Rivendica, il presidente del Pd, l’ambizione di un tale progetto. Riguardo l’osservazione di De Mita sull’elezione del Senato, ricorda che la discussione sulla legge elettorale del nuovo Senato si avvierà soltanto dopo il referendum del 4 dicembre. Ha poi ricordato che la maggioranza «non ha forzato la Costituzione: la riforma è stata pensata da più forze di quante adesso sostengono il Sì».
Riguardo la legge elettorale il presidente del Pd ha ricordato la bozza, firmata dal segretario Renzi, dai due capigruppo e dal leader dell’opposizione interna, Gianni Cuperlo, per superare l’Italicum, attraverso il superamento del ballottaggio, dei capilista bloccati e l’istituzione dei collegi elettorali. Conclude ricordando un altro punto fondamentale del testo di riforma costituzionale, cioè la modifica del titolo V: «La riforma del titolo V va a superare quella prima riforma costituzionale approvata dal centrosinistra nel 2001 che ha aumentato il divario Nord-Sud».
Non sono mancate le critiche di De Mita al presidente del Cconsiglio, colpevole di aver imposto il referendum non sul merito del testo ma sulla sua persona e che «copre di ingiuria chi non la pensa come lui». Orfini ha invece ribattuto che «non si può ridurre tutto al comportamento del presidente del Consiglio. Il passaggio politico è il seguente: questa riforma dà una risposta a quella crisi della democrazia rappresentativa? Ha senso perdere questa occasione storica? Votare No perché il Senato poteva essere migliore o l’articolo 117 poteva essere scritto meglio, rischia di farci perdere di vista la storicità del passaggio in cui ci troviamo».
Il dibattito era stato aperto dai saluti istituzionali di Fabio Benigni, presidente dell’Ordine degli avvocati di Avellino, di Michele Vaira, presidente nazionale Aiga e di Walter Mauriello, coordinatore regionale dell’Aiga.




