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    06/09/2026

Cagnardi: «Il Puc è una regola necessaria, ma occorre più coraggio nell’agire»

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Da sx: Gengaro, Tomasone, De Maio, Picone e CagnardiAVELLINO – L’anno scorso, all’ultimo momento era venuto meno, per ragioni di salute, ma quest’ anno Augusto Cagnardi, l’architetto del Piano regolatore targato Di Nunno, ha voluto mantenere la promessa di tornare in Irpinia, (“sul luogo del delitto”, come ha esordito nel suo intervento) per ricordare quella stagione dell’“anima alla città”, e anche per discutere di Area vasta: questi i temi del convegno promosso dal giornale L’Irpinia, tenutosi questa sera nella sede dell’ex carcere borbonico. Ottanta anni portati splendidamente soprattutto sotto il profilo della freschezza intellettuale, un impegno professionale ancora intensissimo, tale da portarlo frequentemente in Cina, in particolare a Shangai, e a Singapore. E sono stati in tanti ad accorrere per ascoltarlo e per ricordare, a due anni dalla scomparsa, Tonino Di Nunno, il sindaco della “città giardino”. Numerose le presenze “istituzionali”, dal presidente del Consiglio regionale Rosetta D’Amelio ai parlamentari Valentina Paris, Luigi Famiglietti, Giancarlo Giordano, Giuseppe De Mita, l’ex senatore Enzo De Luca. Molti i “reduci” di quella stagione (da Ugo Santinelli a Nuccio Di Pietro, da Rosanna Rebulla ad Annito Abate, a Mariella Barra, Gerardo Capone, Maurizio Galasso): pochissime invece le presenze municipali “contemporanee”. Presenti inoltre in sala, tra gli altri, Stefano Sorvino, Lello De Stefano, l’ex procuratore della Repubblica di Avellino Angelo Di Popolo e l’ex manager del Moscati Pino Rosato.

Ad introdurre i lavori è stato Antonio Gengaro che ha portato i saluti del professor Francesco Barra, uno dei relatori in programma, uno degli amici storici di Antonio Di Nunno dai tempi di Quaderni Irpini, impossibilitato a partecipare per un violento attacco febbrile. Innanzitutto l’ex presidente del Consiglio comunale ha voluto sottolineare l’anomalia di un Cagnardi venuto ad Avellino undici anni dopo l’approvazione del Puc e invitato dalla redazione di un giornale piuttosto che dall’amministrazione comunale, se non altro per “fare il punto” sulla realizzazione del Piano. Ma Gengaro ha poi proseguito augurandosi, provocatoriamente, che ad affrontare i temi urbanistici di Avellino non sia questa maggioranza rissosa, bensì una futura amministrazione, auspicabilmente più coesa: “Nella Beirut di Piazza del Popolo – ha spiegato – meglio lasciar perdere questi argomenti!”. Sempre in maniera molto polemica egli ha brevemente ripercorso alcuni momenti della storia del Puc soffermandosi sul concetto della perequazione, uno strumento che è stata una risorsa positiva per città come Torino e vista invece come una bestemmia nella nostra città. Sull’Area vasta Gengaro non ha nascosto i suoi dubbi sulla composizione: “Se si pensa ad intessere un rapporto con Salerno, possono esservi inclusi paesi come San Mango e Montemiletto e tenuta fuori Solofra? Piuttosto Avellino deve uscire dall’isolamento e ciò può avvenire attraverso la creazione del treno veloce che serva per il trasporto di studenti, lavoratori e merci; e poi pensiamo all’Area  vasta come all’area del paesaggio”.

Gli ultimi strali sono stati dedicati alla recente polemica sul “Di Nunno, sindaco impopolare” e sulla vicenda dell’impianto di lavorazione dei rifiuti. Gengaro ha ricordato l’amore che ancora oggi Avellino mostra verso “Tonino”, ricordando come egli sia stato il primo sindaco campano a dire sì a un impianto pulito. “Se abolissimo questo impianto – ha proseguito – dove andrebbero i nostri rifiuti? E perché contestare un impianto che lavora alla luce del sole, mentre nessuno invece parla dello smaltimento misterioso di tonnellate di rifiuti anche pericolosi di cui si perde traccia, spesso organizzato da strutture malavitose?”.

Nel suo breve intervento di “raccordo” il responsabile della redazione avellinese del Mattino, Generoso Picone, ha voluto rimarcare come l’anniversario della morte di Di Nunno sia l’occasione per discutere del futuro di Avellino, peraltro con un personaggio come l’architetto Cagnardi che alla nostra città si è ormai legato affettuosamente. Infine Picone ha voluto nuovamente spiegare cosa sia stato il “dinunnismo” (un concetto che sei mesi orsono espresse ricordando Mimmo Bellizzi, un altro protagonista di quella stagione): “Razionalità e pragmatismo per il presente, visionarietà per il futuro, con una parola d’ordine ben precisa: “fare”.

È toccato all’assessore all’Urbanistica di Salerno, l’architetto Domenico De Maio, prendere la parola in un lungo e ben articolato intervento. De Maio, utilizzando delle slide molto eloquenti, ha descritto il “prima” e il “dopo” approvazione del Piano regolatore a Salerno, strumento la cui realizzazione fu affidata al famoso urbanista spagnolo Bohigas, durante la prima “gestione De Luca”. Le linee di quel Piano furono fondamentalmente indirizzate a: a) bloccare subito ogni azione edilizia, prima che il Prg fosse realizzato; b) iniziare immediatamente dopo, tutto quanto fosse possibile all’interno delle aree definite (in particolare demolizioni e bonifica di aree degradate, spesso con assunzione di pesanti responsabilità); c) “costruire sul costruito”, evitando espansioni fuori delle aree destinate a edilizia , ma piuttosto occupando i “vuoti” urbani; d) sfruttare la risorsa “mare”; e) elevare la qualità dell’architettura, avviando concorsi per varie realizzazioni, cui hanno preso parte studi tecnici di alto profilo.

De Maio ha sottolineato la qualità di vita totalmente “ribaltata” in quartieri precedentemente degradati (ad esempio Mariconda), il recupero di edifici storici, divenuti in precedenza fatiscenti, la costruzione di alcune infrastrutture oggi particolarmente ammirate (ad esempio la stazione Marittima), concludendo con la vicenda “Crescent”, una struttura “contrastata” soprattutto sul piano delle demolizioni e anche oggetto di interventi della magistratura, ma che oggi rappresenta un centro che ha messo insieme funzioni residenziali, direzionali e commerciali. “Tutto questo immane lavoro – ha concluso De  Maio – è  stato possibile grazie alla continuità amministrativa e al senso di identità diffusosi nella comunità cittadina che ha condiviso il progetto”.

Più conciso l’intervento dell’assessore all’Urbanistica avellinese, Ugo Tomasone. Egli ha mostrato un’immagine della città suddivisa in tre zone: la prima, collinare, sulla quale condivide la necessità di non edificare; la seconda, intermedia, delle costruzioni anni’60-70, bisognosa anche di interventi di ristrutturazione; infine la zona centrale, più antica, ma anche quella che, a seguito del sisma dell’80, ha ricevuto interventi strutturali importanti. Tomasone ha ribadito il concetto del mantenimento e della conservazione dei tre parchi mentre ha parlato anche del progetto di “rigenerazione urbana “ dell’area della Ferrovia oltreché di un bando per la riqualificazione delle periferie. “Quello che auspico – ha concluso l’assessore all’Urbanistica – è poter effettuare un’analisi di quelli che sono stati i motivi della mancata attuazione del disegno urbanistico e con quali modi poterli invece applicare e realizzare”.

Ed ecco allora il protagonista della serata, l’architetto Cagnardi. Egli ha voluto sottolineare come, alla fine, si innamori sempre delle città in cui è chiamato ad operare, compresa ovviamente Avellino. “E per questa ragione, oggi ritorno qui; ma vi ritorno anche perché mi piace mettere in discussione quel che ho fatto”, ha spiegato il noto urbanista.

Cagnardi, nel precisare di non conoscere gli eventi avvenuti negli ultimi anni, ha ricordato di aver conosciuto un’Avellino piena di speranze, aspirazioni e discussioni e stamani girando per la città ha visto realizzato poco di quanto era stato preventivato, soprattutto in termini di demolizioni e/o “rigenerazioni”, constatando, sostanzialmente, ancora uno stato di emergenza. E in maniera spietata ha espresso il paragone con Salerno di cui ha elogiato il grande coraggio nel fare progetti su progetti che hanno dato vivacità di cronaca.

Non ha voluto, Cagnardi, sottacere anche le responsabilità del “sistema italiano”, lento e farraginoso a differenza di quelli presenti in altre realtà nelle quali egli opera e in cui tutte le indicazioni degli strumenti urbanistici sono rispettate ed attuate: “All’estero – ha detto – il dinamismo è travolgente, mentre questo non accade in Italia”. L’architetto milanese ha esortato l’amministrazione ad avere più coraggio nell’agire e a non mostrare atteggiamenti che deludono i cittadini (“la partecipazione è fondamentale, ma poi occorre agire!”).

È poi ritornato sul concetto della “perequazione”, una scelta di agilità inventata da lui, oggi entrata nelle leggi regionali. “Non faccio il giudice sull’attuazione del Piano – ha proseguito Cagnardi – ma se c’è un guazzabuglio occorre intervenire; tutto è modificabile, purché si capisca il perché!”. E a questo punto egli si è posto la domanda, se cioè la mancata attuazione del Puc ad Avellino, non sia l’espressione del venir meno di una mentalità innovativa, presente invece a Salerno. “Il Piano regolatore – ha sottolineato – non è una bestia, ma una regola necessaria nella quale ci si deve occupare necessariamente di tutto, delle aree costruite, ma anche di quelle non costruite, che vanno anzi difese, per evitare il rischio di ben noti disastri idrogeologici”.

Sul tema dell’Area vasta, infine, il primo a intervenire è stato l’assessore Tomasone che la ritiene una realtà fondamentale per Avellino, che è attualmente isolata rispetto a Napoli e Salerno. Le possibilità di sviluppo riguardano a suo avviso: a) il collegamento diretto, su ferro, in 30-35’ fra Avellino e Salerno, col polo universitario di Fisciano e con quello di Benevento; b) il collegamento turistico con Salerno; c) il progetto ferrovia turistica Avellino-Rocchetta; d) il collegamento con l’Alta capacità di Grottaminarda. Infine egli auspica un ruolo strategico di Avellino, per flussi turistico-commerciali, lungo la linea Tirreno-Adriatico.

Tomasone ha parlato con forza della necessità di intrattenere un rapporto strategico con Salerno: “Non chiediamo elemosine, ma di dialogare con Salerno, per realizzare sinergie, come per esempio nel caso delle Luci d’artista, evento che potrebbe essere collegato a percorsi enogastronomici e/o religiosi con la nostra terra, senza dimenticare l’opportunità di utilizzare l’aeroporto salernitano”.

A questo punto nuovo intervento dell’assessore all’Urbanistica di Salerno che ha lanciato la propria provocazione: “Chi decide sull’attuazione dei progetti di una città? È il sindaco al quale si chiede semplicemente di attuare il programma col quale è stato eletto, de-ci-den-do!”. Breve la riflessione di Cagnardi sul tema Area vasta: “Mi auguro che si facciano cose concrete, perché i margini per ottenere risultati ci sono tutti, spetta alle amministrazioni essere puntuali!”.

La manifestazione si è conclusa con l’assegnazione di tre premi ad altrettanti tecnici irpini, nel ricordo dell’architetto Franco D’Onofrio: gli architetti Raffaele Troncone e Massimo Russo, e l’ingegnere Michele Candela  sono stati insigniti dalla vedova D’Onofrio e dall’architetto Cagnardi.

 

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