AVELLINO – Il Consiglio comunale di Avellino è stato dedicato, questa mattina, al cosiddetto question time: i consiglieri interrogano e gli assessori rispondono (o almeno ci provano). Vorrei partire da qui per parlare delle dimissioni da presidente del Centro di ricerca “Guido Dorso”, il prof. Sabino Cassese, già vice presidente della Corte costituzionale. Stamattina, infatti, sono state poste all’attenzione della giunta varie questioni, dall’emergenza neve al futuro del Mercatone, alla morte, presso la stessa struttura, di un senza fissa dimora, al bando Benessere giovani, a Piazza Libertà. Qualche consigliere ha chiesto lumi anche sulle azioni di prevenzione e repressione delle deiezioni canine e dei platani abbattuti. Ma nessuno ha chiesto di sapere le ragioni delle dimissioni del prof. Cassese o ha posto il problema del futuro del Centro Dorso. Questa la dice lunga sull’interesse verso la cultura, quella meridionalistica in questo caso, della comunità cittadina e dei suoi legittimi rappresentanti istituzionali.
In realtà già da un mese Cassese aveva manifestato l’intenzione di lasciare; dopo un incontro con il sindaco Foti si era deciso a soprassedere per qualche settimana, forse nella speranza che il primo cittadino riuscisse ad aprire un canale con la Regione Campania. Alla base del gesto di Sabino Cassese sembra, infatti, esserci il disimpegno della Regione Campania, pur sollecitata più volte in questi ultimi due anni. Ricordiamo che gli enti pubblici che fanno parte del Centro di ricerca Guido Dorso sono il Comune di Avellino, la Provincia e la Regione Campania. Mentre il Comune di Avellino – ed è giusto sottolinearlo – ha da sempre messo a disposizione la sede del Centro Dorso (presso il Palazzo Victor Hugo) e un contributo di 40mila euro all’anno, la Provincia ha, invece, provveduto solo saltuariamente a versare un contributo annuo, nettamente inferiore, mentre la Regione Campania praticamente non versa un euro. Certamente l’atteggiamento della Regione, che pure potrebbe sostenere il Centro in misura decisiva, è stato fondamentale nelle decisioni del prof. Cassese. Ma crediamo che ci siano state anche altre ragioni. Innanzitutto la constatazione che l’interesse della comunità avellinese non era pari all’impegno profuso per il rilancio del Centro Dorso. E certamente i due anni e mezzo della presidenza Cassese sono coincisi con una attività di grandissimo livello. La costituzione di un comitato scientifico di altissimo profilo, la realizzazione – anche con il contributo decisivo della Camera di Commercio – di un ciclo di orientamento per gli studenti del quarto anno degli Istituti superiori, che ha visto la presenza di nomi prestigiosi del mondo accademico, dell’economia e delle professioni; le “lezioni sul meridionalismo”, poi raccolti in volume; il recente “Idee per lo sviluppo dell’Irpinia”, a cura di Luigi Fiorentino; l’ampliamento della ricchissima dotazione libraria, con le donazioni delle biblioteche di Antonio Maccanico e Federico Biondi.
Cosa succederà ora? La continuità è per il momento assicurata dalla presenza di un altro irpino, Luigi Fiorentino, vice-segretario della presidenza del Consiglio dei ministri, che è vice-presidente del Centro Dorso e che proprio dal prof. Cassese fu sollecitato ad assumere questo incarico. Ma è evidente che è giunto il momento di capire fino in fondo su quali forze può contare il Guido Dorso.
Certo, sarebbe bello se, fra i mille movimenti di opinione che ogni giorno nascono in Irpinia, ce ne fosse anche uno per reclamare un futuro tranquillo per il “Guido Dorso”. E sarebbe ugualmente bello se al prof. Sabino Cassese, come pubblico riconoscimento del lavoro svolto, il Comune di Avellino conferisse la cittadinanza onoraria.




