AVELLINO – È andata deserta la seduta del Consiglio comunale di Avellino che, questa sera, avrebbe dovuto discutere della proposta avanzata dal gruppo consiliare “Si può” sul ricorso da parte del Comune capoluogo al Tar contro la decisione della Regione Campania di ampliare lo Stir di Pianodardine. Oltre ai rappresentanti dell’opposizione era presente in aula la sola Matetich, mentre fra il pubblico folta e alla fine fortemente delusa la rappresentanza dei comitati che si battono per la bonifica ambientale della Valle del Sabato. A motivare l’assenza dei consiglieri di maggioranza l’assenza del sindaco per gravi motivi familiari, rappresentati dalle condizioni di salute dell’anziana madre. In realtà sull’argomento Stir di Pianodardine maggioranza e opposizione sono su posizioni solo apparentemente conciliabili. Il documento predisposto dalla maggioranza sollecita all’amministrazione comunale ogni azione legale per tutelare la salute degli abitanti; l’opposizione chiede invece un’azione legale precisa: il ricorso al Tar, anche perché passati i sessanta giorni dall’ordinanza regionale non sarà più possibile proporre opposizione. Lunedì tornerà, intanto, a riunirsi la conferenza dei capigruppo per fissare una nuova seduta del Consiglio, probabilmente già venerdì prossimo.
Sul fronte comunale, intanto, ha destato scalpore un’altra vicenda: il sequestro del quadro di Cesare Uva che si trova dietro la scrivania del sindaco. A promuovere l’azione un legale del foro di Avellino che attende ancora il saldo da parte del Comune di una parcella di 2.000 euro. Il sequestro materiale del quadro è stato, ad ogni modo, rinviato – grazie alla mediazione dell’avvocatura comunale – alla prossima settimana.
Diciamo subito che non è la prima volta che viene pignorato il quadro che rappresenta la juta a Montevergine. Analoga azione giudiziaria fu intrapresa, se ricordiamo bene, all’epoca del sindaco Angelo Romano. In quella circostanza, peraltro, il quadro non si mosse dalla sua parete perché il sindaco stesso venne nominato custode giudiziario, fino al pagamento del debito.
Stavolta, però, non ci dovrebbe essere neppure il sequestro formale. Il quadro di Cesare Uva, infatti, un paio di anni fa, con regolare delibera di giunta, venne assegnato al Museo civico di Villa Amendola e lasciato nella stanza del sindaco in temporanea attesa della collocazione più opportuna all’interno della struttura di via Due Principati. Pertanto, come bene museale, il dipinto non può essere sottoposto a pignoramento.




