AVELLINO – È vero, come sostiene la presidente del Consiglio regionale D'Amelio, sul tema dello smaltimento dei rifiuti in Irpinia va svolto un serio dibattito politico. Chi dovrebbe promuovere tale iniziativa? Non quelli che sulla testa della città di Avellino, senza confrontarsi con nessuno, hanno deciso che andava ampliato lo Stir di Pianodardine.
Prima di affrontare qualsiasi discussione su eventuali interventi sull'impiantistica per la trasformazione dei rifiuti nel nucleo industriale del capoluogo, andrebbero immediatamente rimosse le ecoballe ivi stoccate, come già fatto, su iniziativa del presidente De Luca, in provincia di Salerno. A chi ricordare un vecchio impegno della Regione per realizzare una bretella che dalla variante consentisse di accedere direttamente nel sito che ospita il Cdr? Nella vicina Tufino si è realizzato addirittura un casello autostradale per facilitare l'accesso all'impianto che serve quell'area e per alleviare i rischi dall'inquinamento atmosferico prodotto dai mezzi di trasporto. Per non parlare di contrada Santorelli da dove fu spostato l'originario intervento previsto ad Avellino, che andava tutelata con le sue pregiate colture e nel suo paesaggio, che l'Asi ha trasformato nell'ennesimo capannonificio.
Sono le conseguenze evidenti della distruzione delle esperienze progressiste di quegli anni. Appaiono lontani i tempi in cui con la Campania in ginocchio per le cicliche crisi Di Nunno ruppe il fronte del no degli amministratori agli impianti di trattamento dei rifiuti, anche con il consenso delle associazioni ambientaliste. Tra le numerose occasioni di confronto, in particolare ci fu un Consiglio comunale a cui partecipò il professore Vanoli dell'Alto commissariato che illustrò nei suoi particolari il progetto. Nonostante le legittime proteste di centinaia di cittadini la struttura si realizzò. Da allora Avellino, con i quasi 55.000 residenti che, quotidianamente, diventano all'incirca 80.000 tra studenti, lavoratori ed utenti ed il suo hinterland, si è costruita la quasi autosufficienza per lo smaltimento dei rifiuti ed è stata indenne da gravi crisi sanitarie. Certo per la lentezza degli investimenti nelle altre province campane e per i ritardi nella costruzione dell'inceneritore di Acerra, per fronteggiare le cicliche emergenze regionali degli anni passati, a Pianodardine si sono stoccate tonnellate di ecoballe che, soprattutto nei mesi più caldi, creano gravissimi disagi alla popolazione del luogo.
A questo punto andrebbe aperta una riflessione su cosa sia diventato il nucleo industriale immaginato con Sullo per l'insediamento della grande industria, oggi diventato un coacervo di iniziative commerciali, di piccole officine, di residenze. Essendosi snaturata la destinazione urbanistica di quell'area, opportunamente, sorgono i comitati per la salvaguardia della qualità della vita con sindaci ed amministratori pubblici partecipi. Gli stessi che, soprattutto nel passato, hanno distrutto ambiti da tutelare o che hanno rilasciato concessioni edilizie per abitazioni nel nucleo industriale.
In un'area dove convivono grandi industrie le quali, come tutti sanno, inquinano l'aria e le falde acquifere, dove insistono opifici privati per il trattamento dei rifiuti senza alcun controllo, è inaccettabile che il principale oggetto della protesta diventi proprio l'unico impianto pubblico ivi esistente. Se non ci fosse, chi si prenderebbe la spazzatura del capoluogo e del suo hinterland, quanto costerebbe alla comunità, se pure fosse legalmente possibile, conferire in altri luoghi?
Non è lontano il tempo in cui l'intero comparto era nelle mani della camorra, a tal riguardo la memoria è troppo corta. Allo stato, non si intravede una strategia della classe dirigente nell'affrontare il difficile problema. Non nel mio giardino sembra essere, ancora oggi, la logica dominante. In particolare la città di Avellino, che pure, sul fronte ambientale, si sta facendo carico della bonifica dell'Isochimica a borgo Ferrovia, non ha alcun ruolo in Irpiniambiente ed è marginale nel neo-costituito Ato.
L'Irpinia non può rinunciare all'autosufficienza per lo smaltimento dei propri rifiuti. In un vincolo solidale ogni parte della provincia deve svolgere un ruolo. Con lo Stir , così com'è per la portata, migliorandolo, innovandolo, con tutti i controlli, compresi quelli della Procura, il capoluogo deve svolgere la sua parte. All'impronta del pragmatismo va organizzata la filiera di questo settore che può diventare anche un'opportunità di sviluppo. Ciò che è assolutamente inaccettabile, di questi tempi, è che un bel giorno si alzi uno, anche autorevole, da Santa Lucia e senza alcuna interlocuzione con il territorio e le sue articolazioni, decida sulle altrui teste. In tal senso è un dato estremamente positivo che il Consiglio comunale di Piazza del Popolo abbia assunto una posizione e faccia, finalmente, sentire la sua voce.




