AVELLINO – Sembra ridimensionato il caso delle tessere online per l’iscrizione al Pd in Irpinia. Si era parlato di circa 2400 tessere “virtuali”, pari a più di un terzo delle circa settemila tessere “cartacee” registratesi in provincia di Avellino. La commissione tesseramento romana avrebbe avallato, infatti, solo qualche centinaia di tessere online, spalmate in tutta la provincia, con punte ad Atripalda, Pietrastornina e il circolo avellinese che fa capo a Gianluca Festa. Ma non è detta ancora l’ultima parola. I segretari dei vari circoli sono sul piede di guerra e minacciano di non riconoscere se non le tessere “cartacee”, ma intanto la commissione romana è ancora al lavoro e non sono da escludere decisioni clamorose. A voler essere maliziosi, un primo segnale già è stato dato. I maggiori “ispiratori” delle tessere via web sarebbero il sottosegretario Del Basso De Caro e il consigliere comunale Gianluca Festa. Per il momento sono state accolte le loro rimostranze, relative alla composizione della commissione per il tesseramento e hanno ottenuto ciascuno la presenza di un rappresentante nella commissione stessa.
Se si guardasse un po’ più in là del proprio naso, si capirebbe, però, che il problema non è quello delle tessere “virtuali”, perché ormai ad essere virtuali sono i circoli stessi. Ormai è scomparsa la vecchia sezione, dove ci si riuniva a discutere e prendere decisioni. A molti circoli oggi non corrisponde nemmeno una sede fisica e sfido chiunque a ricordare una qualsiasi iniziativa presa negli ultimi anni da un circolo Pd della città di Avellino (fatta eccezione per il circolo Foa, che è l’unico a svolgere regolare e visibile attività). Non è un caso del resto che il numero dei tesserati subisce un’impennata alla vigilia dei congressi, per calare poi vistosamente negli anni successivi. Sarebbe allora, forse, il caso di prendere atto della modernità e sostituire i circoli con dei siti web, delle chat riservate agli iscritti, che almeno garantirebbero discussioni, interventi e iniziative dei militanti.
Come accade ormai da qualche anno, la situazione di stallo all’interno del Pd irpino condiziona fortemente anche l’azione amministrativa del capoluogo. Fra una decina di giorni per l’ennesima volta la giunta Foti chiederà al Consiglio di approvare la convenzione per l’Area vasta. Può darsi che stavolta la delibera venga discussa e approvata, anche perché in caso contrario si perderebbe un bel mucchietto di fondi o, addirittura, il Comune di Avellino potrebbe uscire fuori dal progetto dell’Area vasta, di cui è finora il Comune capofila.
Ad un anno dalla fine del mandato un’amministrazione comunale ha ancora il tempo di prendere decisioni importanti, di segnare la via, su molte questioni, all’amministrazione che verrà. A patto, però, di poter contare su una maggioranza coesa e convinta delle proprie azioni. Il punto è proprio questo: la maggioranza è oggi, più ancora che nel recente passato, un insieme informe di gruppi e gruppuscoli, se non di interessi dei singoli consiglieri. In queste condizioni appare molto difficile che possano passare il bilancio del Teatro comunale (che presenterebbe un pesante deficit sulle cui responsabilità non si avanzano neppure ipotesi) e il bilancio stesso dell’ente Comune. Al più potrà passare lo statuto della Fondazione di partecipazione (è questa la proposta della giunta) per la gestione del Centro di cultura cinematografica intitolato a Camillo Marino e Giacomo d’Onofrio. Anche perché si tratta di una scatola vuota così come viene proposto. Meglio sarebbe stato, prima di giungere alla scelta dei meccanismi di gestione, puntualizzare un progetto complessivo, che chiarisse come il Comune intende utilizzare ogni metro quadrato della struttura e, in particolare, il piazzale, del quale nessuno parla, e che potrebbe rappresentare una notevole fonte di entrata (basti pensare alla pista di ghiaccio in inverno e alle manifestazioni ludico-commerciali che possono trovarvi ospitalità d’estate).




