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    06/09/2026

«Non scissionisti, ma espulsi»: Bersani lancia la sfida di Articolo 1

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Pier Luigi BersaniAVELLINO –  È partito da una disamina degli errori compiuti dal Partito democratico negli ultimi anni, dovuti in parte anche ai suoi «vizi originari come la sua intenzione di essere un partito a vocazione maggioritaria», che hanno portato all’ascesa di Renzi, da considerare non una semplice parentesi, quanto un frutto di una serie di «errori della classe dirigente della sinistra», per spiegare i motivi che lo hanno spinto a lasciare il Partito democratico e ad aderire al nuovo raggruppamento politico “Articolo 1- Movimento dei Democratici progressisti”.

«Noi portiamo i nostri valori dentro questa nuova esperienza»: a parlare è Francesco Todisco, nell’apertura del battesimo irpino della nuova formazione politica che ha i suoi riferimenti politici in Massimo D’Alema e Pierluigi Bersani. E proprio l’ex segretario nazionale del Pd è intervenuto in chiusura dei lavori, in una affollata sala blu dell’ex carcere borbonico di Avellino.

«La nostra scelta è stata una scelta dolorosa – ha spiegato Todisco – ma più dolorosa è stato assistere alla scissione che si  andava consumando tra il Pd e il suo elettorato a causa di scelte politiche, quelle degli ultimi due anni, che non ci appartengono. La nostra identità, infatti, sta nell’articolo 1 della Costituzione repubblicana, nel tema del lavoro». Lavoro e democrazia: queste la battaglie del nuovo movimento che non si propone di essere uno dei tanti partiti di sinistra, ma di essere «un ponte. Il nostro scopo è quello di creare un’unione tra le forze di centrosinistra rimettendo al centro dei nostri programmi le identità della sinistra: diritti civili, diritti sociali, diritto al lavoro. La giornata di oggi è l’inizio della nostra nuova storia».

Sull’idea del movimento Articolo 1 come parte fondamentale di un più largo campo della sinistra, ha insistito nel suo intervento l’europarlamentare Massimo Paolucci: «Noi siamo nati per rinnovare ed unire il centrosinistra. Noi lavoriamo per creare un nuovo Ulivo». Poi un riferimento a Renzi che al Lingotto ha definito i fuoriusciti dal Pd «combattenti e reduci. Una parola che è offensiva non solo per noi ma per quegli uomini e quelle donne che hanno ricostruito questo Paese. È un’offesa ad un pezzo della nostra storia». Il movimento politico, ha ribadito Paolucci, «non nasce per far vincere il M5S, ma per dare una casa a quanti non ce l’hanno». Dunque l’obiettivo è quello di creare «una nuova classe dirigente della sinistra».« Noi vogliamo costruire un partito per ricostruire l’Italia» ha concluso Paolucci.

Quindi la chiusura dei lavori affidata a Bersani che ha voluto ricordare la figura di Alfredo Reichlin, storico dirigente del Pci da poco scomparso. Bersani ha voluto ricordare la sua lezione, il problema di «trovare il nesso tra le prospettive della sinistra e i problemi del Paese. Come la sinistra può diventare classe dirigente: questo è stato l’assillo di Reichlin». Da qui il richiamo all’obiettivo della nuova formazione politica: «noi non siamo scissionisti. Non siamo settari. Noi siamo un movimento alla ricerca di una nuova cultura democratica». Del resto, ha ricordato Bersani, la cultura democratica è in crisi in tutto il mondo. Un problema che si lega con quello della globalizzazione. «La sinistra venticinque anni fa, quando è esplosa la globalizzazione, vinceva dappertutto. Questo perché essa poneva dei paletti alla globalizzazione che la destra ultraliberista dei Reagan e della Thatcher voleva senza freni. Poi, con il passare del tempo, la globalizzazione ci ha portato i suoi conti. La diffusione della tecnologia, uno dei principali effetti della globalizzazione, ha fatto quasi scomparire del tutto il lavoro; la robotizzazione ha sostituito il lavoro manuale. A questa crisi una delle soluzioni proposte, la linea di Trump, è quella del protezionismo, del riportare il lavoro entro i confini nazionali, a casa. Un altro effetto della globalizzazione è stato l’aumento delle diseguaglianze. Quando è sopraggiunta la crisi il modello della globalizzazione, un modello che è stato anche e soprattutto della sinistra, era finito».

Mentre la destra cambiava il suo aspetto e da ultraliberista si ripiegava sul protezionismo, «la sinistra si dimostrava incapace di superare tale modello. Cosa ha fatto il Pd negli ultimi tre anni? Ha distrutto i diritti sul lavoro, ha abbassato le tasse indistintamente ai poveri e ai ricchi. La destra ha cambiato faccia. Anche noi di sinistra dobbiamo essere in grado di declinare il termine protezione da sinistra. E per la sinistra il protezionismo deve essere protezione del lavoro, del welfare, della sanità». Erano questi i temi che negli ultimi anni, ha ricordato Bersani, ha portato più volte all’attenzione del partito. «Noi invocavamo la possibilità di poter discutere di questi problemi. Noi continuiamo a guardare al M5S come principale problema, tanto da auspicare un’Union sacrée delle forze responsabili contro l’argine dei populismi. In realtà noi dobbiamo costruire un centrosinistra largo e plurale composto dalle forze sociali. Dobbiamo proporci come un centrosinistra alternativo alla destra e capace di sfidare il M5S. Ho provato – ha concluso Bersani – a costruire questa sinistra alternativa all’interno del Pd ma non ci siamo riusciti. Non siamo scissionisti, ma espulsi. Ma abbiamo davanti a noi delle potenzialità ed enormi opportunità».

Sollecitato dai cronisti prima di entrare in sala Bersani ha spiegato:“Io dico che se non ci mettiamo a fare la sinistra…la destra sta facendo la destra, i 5 Stelle stanno facendo il centro degli arrabbiati, ci vuole qualcosa di sinistra perché con le ricette fin qui li abbiamo solo ingrossati i 5 Stelle, non è chi urla più forte contro i 5 Stelle che li riduce, è chi fa qualcosa di alternativo. Quindi ci vuole un centrosinistra, perché ci sarà un centrodestra, e il 5 Stelle deciderà che cosa vuole fare da grande. Quindi piuttosto che demonizzare, insultarsi, facciamo qualcosa che si capisca, dopodiché si accetta di parlare con tutti”. E ancora: “Il problema è avere una coerenza. Io ho detto soprattutto ai giovani: cambiare idee è ovvio, cambiare idea è un’altra cosa perché su qualche punto di fondo bisogna essere coerenti. Non sempre è stato così. Questo è un guaio perché così l’idea di politica si svilisce. Io credo che la gente si aspetti di sapere dove trovarti, cosa pensi, se no la politica perde sempre".

 

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