AVELLINO – I diciassette voti con i quali è stato approvato il bilancio di previsione al Comune di Avellino (appena un anno fa i voti a favore furono soltanto 11 e il bilancio passò in seconda convocazione) testimoniano che è in atto una sorta di tregua armata fra le varie bande che compongono il gruppo consiliare del Pd. O forse è meglio dire che questa amministrazione comunale ha imboccato ormai la dirittura d’arrivo verso la scadenza naturale, e quindi la guerriglia si sposta all’interno degli organismi di partito.
Le scadenze dovrebbero essere nell’ordine: congresso provinciale, congresso cittadino, amministrative nel Comune capoluogo. Molti consiglieri comunali di maggioranza, evidentemente intenzionati a riproporre la propria candidatura anche nel 2018, sono già in piena campagna elettorale, a prescindere da quella che sarà la composizione dei vari schieramenti. Ed è già iniziata, sia pure in maniera sotterranea, la caccia ai futuri aspiranti sindaco. Già circolano i primi nomi, ma per il momento si tratta soltanto di sondaggi abbastanza vaghi. Il Pd si presenterà da solo? Cercherà di realizzare fin dal primo turno un’ampia convergenza sul proprio candidato? Chi potrebbero essere gli eventuali alleati?
È chiaro che la risposta a questi interrogativi dipende molto dai futuri equilibri all’interno del Pd irpino i quali, a loro volta, dipenderanno dal sistema elettorale che il Parlamento varerà per le prossime elezioni politiche.
Al momento c’è un posizionamento molto esteso in provincia di Avellino del sottosegretario sannita Del Basso De Caro, che ha sposato una linea antidemitiana. Radicata sul territorio è anche la presidente del Consiglio regionale, Rosetta D’Amelio, che, al contrario sostiene la necessità di intesa con il sindaco di Nusco e, su questa strada, potrebbe essere d’accordo anche l’ex senatore Enzo De Luca. Il destino dei parlamentari uscenti, Paris e Famiglietti, sembra invece legato al sistema elettorale e alle scelte che verranno fatte a livello nazionale. Entrambi, infatti, sarebbero favoriti se dovesse essere mantenuto il sistema elettorale con i capilista bloccati.
Gli stessi schieramenti, più o meno, dovrebbero registrarsi nel dibattito congressuale sul quale pesa sempre l’interrogativo relativo al tesseramento. Sembra, però, che a livello nazionale ci sarebbe l’intenzione di celebrare il congresso irpino sulla base del tesseramento 2016 tenendo, quindi, fuori, buona parte dei tesserati on-line.
Ultimo interrogativo è quello legato alla posizione dell’onorevole D’Agostino che non fa mistero del fatto che molti suoi amici si sono iscritti al Pd e sembra che egli stesso stia per fare ufficialmente questo passo.




