AVELLINO – La lunga telenovela del congresso provinciale del Pd sembra giunta alla fine. Anche se la data non è stata ancora fissata è ormai scontato che l’assise verrà celebrata non oltre la prima decade di luglio. Archiviate le primarie per la scelta del segretario nazionale, che come previsto hanno confermato con ampi margini di consenso l’uscente Matteo Renzi, resta da ricomporre equilibri politici ed organizzativi sui territori, sciogliendo i nodi rimasti irrisolti.
La numero uno dei Democratici campani, Assunta Tartaglione, ha convocato a Napoli una riunione del cosiddetto direttorio, l’organismo di reggenza composto dai rappresentanti istituzionali delle vecchie componenti del partito: i deputati Luigi Famiglietti e Valentina Paris, la presidente del consiglio regionale, Rosa D’Amelio, e l’ex senatore Enzo De Luca, nell’ultima consultazione tutti schierati con Renzi.
Obiettivo dell’incontro è avviare il percorso congressuale, definendone ufficialmente le tappe. La platea di riferimento sarà quella venuta fuori con il tesseramento 2016, attorno al quale non sono mancate polemiche, nonostante la vigilanza dei livelli nazionali, soprattutto per le iscrizioni effettuate tramite internet.
Al Nazareno come a Via Tagliamento si intende costruire un appuntamento politico unitario, lasciandosi alle spalle veleni, diatribe ed incertezze. Una missione non facilmente raggiungibile, considerato il clima che si respira. Se infatti le diverse anime dell’ufficio politico provinciale con qualche sforzo potranno riuscire a trovare un’intesa, molto più complicato sarà raggiungere un accordo con le fazioni e le componenti non rappresentate al vertice del partito. D’altra parte la geografia interna è in continua evoluzione. Nell’ultimo anno ha preso forma e corpo un’area piuttosto eterogenea che fa riferimento al sottosegretario sannita Umberto Del Basso De Caro (ieri schierato con D’Alema, ma ormai come altri saldamente attestato su posizioni renziane), che vede tra i suoi esponenti il presidente del Consiglio comunale di Avellino, Livio Petitto, la consigliera Enza Ambrosone e l’amministratore unico dell’Alto Calore, l’ex lettiano Lello De Stefano. Le fortune di questa componente però potrebbero essere condizionate dalla approvazione della nuova legge elettorale che probabilmente ridisegnerà i collegi dell’Italicum, separando le province di Avellino e Benevento, e di conseguenza riducendo per De Caro l’appetibilità di un’operazione di insediamento politico in terra d’Irpinia.
Sono invece pronti in ogni caso a far sentire la propria voce i rappresentanti della mozione Orlando, con il coordinatore Antonio Gengaro, che nel capoluogo può contare sul sostegno del circolo “Vittorio Foa”, ed il neo eletto all’assemblea nazionale, Gianfranco Iacobelli. Anche il consigliere comunale e provinciale Gianluca Festa, dal canto suo, ha già annunciato che è intenzionato a scompigliare i giochi e le decisioni assunte a tavolino dai maggiorenti del Pd, facendo le tessere ed i consensi raccolti con l’esperienza civica di “Davvero”. Differenti, invece, appaiono gli obiettivi ed il percorso seguito dalla mozione Emiliano, guidata dall’ex assessore comunale di Avellino, Guido D’Avanzo, pronto ad una dialogo con gli attuali dirigenti del partito ed in cerca più che altro di un riconoscimento ufficiale, dopo l’improvvisa defenestrazione subìta a Piazza del Popolo, in una delle ultime verifiche di giunta.
Ma la partita congressuale provinciale e cittadina si incrocia con le prossime scadenze elettorali: il rinnovo del Consiglio comunale di Avellino, previsto per il 2018, e le consultazioni politiche, che potrebbero giungere in anticipo rispetto al termine naturale dell’anno venturo. La corsa alla candidatura, insomma, è iniziata e le alleanze che verranno strette avranno in palio poste sostanziose.
Intanto, la presidente del Consiglio regionale, Rosetta D’Amelio, non nasconde la propria insofferenza rispetto alle lungaggini registrate sinora nella convocazione dell’assise straordinaria: «Seguirò le indicazioni che vengono dal partito, ma non sono più possibili rinvii. Mi ero dimessa dal direttorio lo scorso anno perché ritengo che i livelli istituzionali devono fare il loro lavoro, non possono caricarsi il peso dell’assenza di organismi dirigenti». Nessuna fuga in avanti, ma l’esponente di Palazzo Santa Lucia è pronta a testare il reale peso delle correnti sui territori: «In un momento difficile come questo trovo ragionevole lavorare ad una convergenza sul nome del segretario provinciale, ma chiederò con forza che le liste per l'assemblea siano separate. Dopo tante polemiche è giusto che si verifichi la risposta dei territori e che gli organismi rispecchino gli equilibri politici in campo».




