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    15/12/2017

Fratoianni: «La destra favorita dalle politiche della cosiddetta sinistra di governo»

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Politica8_fratoi_si_it.jpgAVELLINO – “Il Mezzogiorno è un’area fondamentale per questo Paese che da molti anni soffre intanto di una rimozione: gli ultimi governi sembrano aver perso perfino la capacità di pronunciarla questa parola. Con Renzi è stato impressionante, ma devo dire che con Gentiloni le cose non sono cambiate in modo significativo. Il Mezzogiorno, al di là della propaganda, è ormai vittima di uno strutturale definanziamento rispetto a quello di cui avrebbe bisogno, rispetto a quello di cui avrebbe diritto: è un’area del Paese nella quale le politiche spesso improvvisate anche sul terreno industriale hanno prodotto grandi sprechi di risorse pubbliche e poi successive delocalizzazioni. Ci vuole un investimento strutturale che punti sul terreno delle infrastrutture, sulla valorizzazione del patrimonio ambientale e naturale di questa area del Paese, e che provi però da questo punto di vista a rimettere al centro questa parte del Paese perché senza il rilancio del Mezzogiorno, che rischia di essere consegnato alla dimensione di stasi e di stagnazione strutturale, neanche il Paese riparte con efficacia”.

È un passaggio dell’analisi che Nicola Fratoianni, segretario nazionale di Sinistra italiana, ha svolto nel corso della conferenza stampa di questa mattina ad Avellino, presso la sede provinciale di via Dante, prima tappa del suo tour in Irpinia che proseguirà nel pomeriggio a Solofra, in Piazza San Michele, con un incontro con cittadini ed associazioni, ed in serata a Santa Paolina con un'assemblea popolare nella sala dell’ex cinema.

Emergenza ambientale, crisi idrica, incendi, situazione politica, Mezzogiorno, legge elettorale al centro dell’incontro di questa mattina cui hanno preso parte anche il segretario regionale Tonino Scala, quello provinciale Raffaele Aurisicchio, il coordinatore cittadino Roberto Montefusco ed il parlamentare avellinese Giancarlo Giordano.

“Tutto il Paese – ha spiegato Fratoianni parlando dell’emergenza ambientale – vive un momento molto difficile, si può uscire da questa emergenza provando intanto ad uscire dalla logica dell’emergenza. Il nostro è un Paese che ha smesso di programmare, di fare prevenzione, di immaginare politiche che non ci precipitino ogni volta, quando arriva la stagione estiva, nella medesima condizione. Ci sono naturalmente responsabilità molto gravi, penso per esempio all’emergenza incendi, c’è un’azione criminale che si è sviluppata su larga parte del territorio, ma c’è – questo è il problema – l’incapacità di questo Paese di gestire in termine di programmazione non solo le risorse che, in questo caso, servono a spegnere gli incendi ma anche politiche che mettano preventivamente mano ad una crisi idrica che altrimenti, ad ogni stagione estiva, torna a ripetersi sul territorio nazionale”.

“C’è bisogno di mettere in campo da parte del governo innanzi tutto, e poi delle Regioni e degli organismi competenti, politiche che siano in grado di dare una risposta strutturale: è un investimento che potrebbe non solo intervenire sulla qualità della vita delle persone, ma anche capace di invertire la tendenza sul terreno della costruzione di nuova, buona occupazione. Purtroppo, però, anche su questo fronte mi pare che la politica sia molto in ritardo”.

Richiesto di un commento sulla situazione locale: “Mi pare che qui come altrove – ha detto Fratoianni – sia necessario lavorare nella direzione di una proposta che sia in grado di invertire le politiche che in questi anni hanno prodotto una regressione sul piano della qualità della vita, del diritto delle persone, della qualità dell’occupazione che hanno aumentato marginalità ed esclusione”.

Il discorso sulla vicenda politica che stiamo vivendo fa riferimento soprattutto al ruolo del Pd ed al dibattito all’interno della sinistra: “Temo che sul terreno politico ci sia molta confusione ancora, una condizione nebulosa. Continuo a vedere una difficoltà a riconoscere non che il Pd è un nemico – questa non è una categoria che mi appartiene – ma che le politiche del Partito democratico sono politiche sbagliate che hanno peggiorato di gran lunga la condizione del Paese. Allora credo che una proposta seria, capace di costruire consenso e di produrre risultati parta dalla capacità di indicare una radicale alternativa. Se su questo non c’è chiarezza il punto non è la difficoltà nel dibattito a sinistra, il punto è la difficoltà per il Paese”.

E ancora: “Io credo che la destra sia favorita dalle politiche che in questi anni sono state messe in campo dalla cosiddetta sinistra di governo. Quando la sinistra fa la parte della destra gli elettori scelgono l’originale: mi sembra una regola tanto semplice quanto chiara. Il punto è che i sondaggi, i voti, il consenso vero arrivano quando si è in grado di mettere in campo una proposta convincente che indichi un’alternativa possibile, praticabile e necessaria: la sinistra torni a fare questo, torni ad avere il coraggio di indicare una svolta che non solo metta mano alle pessime riforme del governo Renzi e dei governi che l’hanno preceduto ma che provi a rovesciare il punto di vista. Servono investimenti pubblici, servono più diritti a coloro cui i diritti sono stati sottratti, servono politiche di sostegno al reddito, servono scelte che rovescino il tavolo che in questi anni è stato costruito sull’idea che qualcuno continua ad arricchirsi – e sono sempre meno – e la grande maggioranza delle persone che continua a stare sempre peggio”.

Il punto infine sulla legge elettorale: “In occasione della discussione in Parlamento sulla legge elettorale, sul cosiddetto modello tedesco, che poi abbiamo visto tedesco lo era un po’ troppo poco, avevamo dato la nostra disponibilità a discutere come è giusto fare quando si parla delle regole e della democrazia di questo Paese. Io continuo a pensare ad una legge proporzionale che restituisca centralità alla rappresentanza e non solo alla governabilità. È  stato il totem di questi anni, in nome della governabilità si è completamente sacrificata la rappresentanza degli interessi dei cittadini degli interessi collettivi, bisogna rimetterli al centro e poi su questo si misurino le proposte politiche ed il loro consenso. E poi il Parlamento torni ad avere una funzione centrale”.

 

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