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    19/11/2017

SI: «Con i problemi della Campania non si scherza, no allo strabismo autonomista »

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Politica8_si.jpgNAPOLI – Non si sono ancora spenti i riflettori sui due referendum per chiedere maggiore autonomia da parte delle Regioni Lombardia e Veneto che i neofiti del leghismo campano di “Noi con Salvini” si sono già espressi perché questa iniziativa istituzionale sia intrapresa anche dalla nostra Regione in quanto “consentirebbe di gestire in totale libertà le questioni che oramai da tempo attanagliano il Salernitano e più in generale la Campania”.

Quindi, nel mentre si sta iniziando a riflettere sul dopo voto referendario rispetto alle sue implicazioni politiche e istituzionali, gli esponenti di questo sedicente movimento autonomista regionale – dichiara in una nota Tonino Scala, coordinatore di Sinistra italiana della Campania – individuano  nel potenziamento dei poteri gestionali lo strumento risolutore dei problemi endemici della nostra regione. Sommessamente mi permetto di evidenziare che le Regioni Lombardia e Veneto, al di là dell’utilizzo politico strumentale che ne hanno fatto i proponenti - il presidente Zaia ha chiesto il riconoscimento dello Statuto speciale per la sua regione quando questo non era previsto nel quesito referendario autorizzato dalla Consulta - sono state spinte a chiedere il quesito referendario consultivo per essere tra le prime ad avere un elevato residuo di credito fiscale, a fronte di una corrispondenza di servizi oggettivamente di buona qualità.

La Campania, invece, ha un debito fiscale nei confronti dello Stato, cioè riceve più soldi di quanto ne spende, ma come sappiamo questi non generano la stessa efficienza di servizi delle regioni del Nord, tanto che negli ultimi decenni la qualità della vita e della sicurezza sociale si è posizionata su livelli di intolleranza civile: sanità, trasporti, sicurezza del territorio, protezione sociale, ecc.

Il problema vero, quindi, non è la quantità delle risorse e il rafforzamento dei poteri statutari, ma quello di costruire, a partire dagli enti locali per finire alla Regione, una nuova classe dirigente che sappia utilizzare le risorse pubbliche, dello Stato e della Unione europea in modo produttivo, efficace e moralmente ineccepibile, smantellando il quarantennale sistema di potere clientelare che vive in questa regione senza soluzione di continuità.

Di poteri questa regione e il suo governatore ne ha fin troppi; è il buongoverno per il bene comune che scarseggia. D’altronde questa idea tutta sfascio-leghista, a cui in questa tornata referendaria consultiva  il Pd  si è aggregato con imbarazzante silenzio mentre in un silenzio più “religioso”  i sostenitori  del Movimento 5 Stelle hanno sostenuto l’ingannevole iniziativa nel Veneto di Zaia, introduce una filosofia alquanto fuorviante e divisiva di risoluzione dei problemi dei territori perché invece di creare discrimine sulle politiche sociali, sanitarie, del lavoro, dell’ambiente fa diventare gli stessi degli indistinti centri di potere  autoreferenziale.

Questo strabismo autonomista non è di certo la strada che conduce a un federalismo solidale e responsabile del Paese perché si fonda solo sulla  forza egoistica dei territori e non sulla loro funzione di  sussidiarietà per cui a quello che dovrebbe essere un Pil di riscontro di interscambio sociale si contrappongono solo parametri meramente monetaristi. Ad esempio le efficienti strutture ospedaliere delle regioni del Nord sono sostenute in gran parte dal Servizio sanitario nazionale e dagli stessi cittadini meridionali costretti a “emigrare” in quei presìdi,  non sono nella contabilità della partita doppia fiscale tanto decantata nella campagna referendaria ma costituiscono una congrua riserva occulta della ricchezza di quelle regioni e chissà perché  in questo caso costituiscono motivo di polemica antimeridionalista.

La saggezza e la responsabilità di chi fa politica dovrebbe consigliare maggiore prudenza quando si parla di talune delicate questioni e non avventurarsi in esternazioni di primo conio senza rendersi conto dove si va a parare. E con i problemi seri della Campania non si scherza con le scintille delle provocazioni politiche  perché di incendi e di fuochi ne abbiamo avuto fin troppi in queste terre.

 

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