AVELLINO – La campagna elettorale giunge al giro di boa ed il clima del confronto si surriscalda. A rendere più tesa e combattuta la competizione è anche l’incertezza dell’esito del voto in Irpinia. Al di là del quadro politico nazionale, che da tempo lascia intravedere un rischio di ingovernabilità del Paese determinato dalla legge elettorale e dai rapporti di forza degli schieramenti in campo, l’incognita maggiore è rappresentata dalle lacerazioni che si sono registrate in provincia di Avellino (ma non solo) trasversalmente in quasi tutti i partiti, durante la fase di costruzione delle liste.
Le esclusioni eccellenti, la marginalizzazione dei parlamentari uscenti e l’apertura a candidature esterne consumatesi nel Pd, ma anche la presenza in lista di nomi non in linea con la tradizione conservatrice denunciata da esponenti di primo piano del centrodestra, potrebbero alterare le consuete dinamiche elettorali scoraggiando le basi dei rispettivi partiti a confermare il proprio sostegno alla formazione di riferimento. Il voto di reazione, insieme a quello di protesta e all’astensionismo, insomma, potrebbero dar luogo a qualche sorpresa.
Nel Pd, dove le divisioni tra componenti l’hanno fatta da padrone negli ultimi anni, il malcontento per le candidature è alle stelle. Gli oppositori di De Mita hanno dovuto prendere atto che il Nazareno ha preferito imbarcare l’ex numero due dell’Udc nazionale, Giuseppe De Mita, anziché offrire un posto in lista ad esponenti del partito. Una decisione che è apparsa uno schiaffo inaccettabile per tutti quei dirigenti e militanti di via Tagliamento che hanno ancora vivo nella memoria il ricordo dello strappo dell’ex presidente del Consiglio, Ciriaco De Mita, e le sue continue invettive nei confronti dei Democratici.
D’altra parte, qualche disagio a correre fianco a fianco sotto lo stesso simbolo, lo starà provando anche il deputato Luigi Famiglietti, renziano di ferro, che stava per essere sacrificato dal suo stesso leader, con una collocazione molto marginale in lista, considerato il lungo, fitto e reciproco scambio di accuse, che ha avuto con gli esponenti dello scudo crociato.
Non meno indigesto, anzi persino di più, viene considerato il nome del deputato ex Scelta civica, Angelo D’Agostino, che dopo aver trattato per mesi su più tavoli, ha trovato rifugio nel Pd. Su di lui pesano negativamente, nel giudizio dell’elettorato democratico e più in generale in quello progressista, l’attività imprenditoriale fortemente legata a commesse pubbliche, a cominciare dalla gestione di cantieri che stanno paralizzando la città da anni, come il tunnel, ma anche il ruolo svolto a Piazza del Popolo, con la presenza in giunta di suoi uomini e donne, calati dall’alto e spesso con risultati amministrativi disastrosi, grazie al rapporto privilegiato che lo lega al sindaco Paolo Foti, per la pregressa collaborazione intercorsa tra i due nell’Unione costruttori, nelle vesti rispettivamente di presidente e direttore dell’organizzazione.
L’inattesa e clamorosa esclusione dell’ex senatore Enzo De Luca, già sacrificato nella tornata del 2013 dalla lotteria elettorale, a causa di una inidonea collocazione nella lista per il Senato, nonostante la sua schiacciante vittoria alle primarie dell’epoca, ha creato delusione e risentimento nel diretto interessato e tra i suoi sostenitori, a partire dai consiglieri comunali di Avellino dell’area moderata del Pd. Segnali di insofferenza e di esplicito dissenso, per come è stata gestita la partita elettorale, sono poi giunti dagli esponenti dell’area Orlando del circolo “Polis-Vittorio Foa”, guidato dall’ex presidente del Consiglio comunale Antonio Gengaro, fino alla scalata messa in atto dal consigliere Gianluca Festa.
Non meno agitate sono le acque in Forza Italia, a causa delle candidature deboli o catapultate direttamente da Roma, che hanno determinato lo strappo con il presidente del movimento “Primavera Irpinia”, Sabino Morano, pronto a candidarsi, ma la cui disponibilità non è stata presa in considerazione dal presidente della Provincia, Domenico Gambacorta, responsabile della definizione delle liste.
Tensioni anche in Fratelli d’Italia, per la presenza del sindaco di Mercogliano, Massimiliano Carullo, nel proporzionale alla Camera, che ha provocato la protesta ed il disimpegno dell’ex assessore regionale, Francesco D’Ercole, dell’ex senatore sannita Pasquale Viespoli, del vicecoordinatore regionale, Arturo Meo, e della portavoce provinciale, Maria Paola De Stefano.
Qualche problema deve fronteggiarlo anche il Movimento 5 Stelle, non solo per le vicende dei rimborsi spesa gonfiati e delle quote dell’indennità non versate da alcuni parlamentari, ma anche per gli imbarazzi che ha creato la pubblicazione sulla stampa nazionale, addirittura sulle pagine de “Il Fatto Quotidiano” (da sempre considerato vicino al movimento), che ritraggono l’imprenditore e candidato alla Camera, Michele Gubitosa, fianco a fianco con Berlusconi, in una delle ultime campagne elettorali, al quale – sostiene qualcuno – si sarebbe rivolto per scendere in campo con Forza Italia.
La lista «Liberi e uguali», intanto, potrebbe beneficiare di alcuni voti in libera uscita dal Pd, ma deve fare i conti con le difficoltà sorte durante la fase di organizzazione della compagine con il segretario provinciale di Articolo Uno e consigliere regionale, Francesco Todisco, rimasto fuori dalla squadra.
Se sarà un testa a testa nei collegi uninominali tra le principali forze politiche, come rassegnava qualche settimana fa un sondaggio demoscopico, o una vittoria schiacciante di una delle parti in causa, come rivelavano i dati riservati, in possesso dallo staff di Arcore, è presto per dirlo.
A decidere ovviamente saranno soltanto i cittadini. Ma l’imprevedibilità dell’esito rende la competizione più avvincente, offrendo almeno uno spunto di interesse ad una campagna elettorale che purtroppo ha completamente dimenticato e messo da parte le idee, il ragionamento e la proposta politica.




