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    16/02/2019

Bove: «Dal centrosinistra una piattaforma di contenuti e un programma di governo attuabile»

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Politica10_avcittideale.jpgAVELLINO – La capacità della coalizione di centrosinistra di presentarsi alla città di Avellino in un'ottica di rinnovamento sostanziale passa per la costruzione di una proposta politico-programmatica allargata, inclusiva, che  sia in grado di guardare al nuovo che si organizza nella sinistra meridionale, tenuta insieme non da una logica di raggiungimento del potere per il potere, ma da un programma di governo semplice e attuabile nella sua chiarezza, che faccia sintesi delle diverse sensibilità esistenti.

Quello che è stato sconfitto a giugno – spiega in una nota Giovanni Bove di Avellino città ideale – è lo schema politico che ha consentito al csx di vincere in Regione, negli enti e nei Comuni in questi anni; uno schema politico basato sulla mera aggregazione numerica di anime diverse piuttosto che sulla costruzione di una comunità politica che abbia un'anima ed un pensiero.

Riproporlo tout court vorrebbe dire fare il gioco degli avversari. La logica della divisione e del vuoto odio verso l'altro, il pensarsi superiori agli altri dall'alto di non si comprende quale pulpito morale, la presunzione dei figli peggiori del sistema di presentarsi quali anti sistema hanno spinto sempre più Avellino nelle braccia dei demagoghi incapaci grillini.

A tutto si può porre rimedio, ma per farlo occorre che chi oggi aspira ad essere attore del csx, chi attore del csx lo è sempre stato, chiunque ha a cuore le sorti collettive di Avellino muova dalla necessità di chiedere scusa alla città. Deve chiedere scusa alla città, se non lo ha già fatto, chi ha consentito a Ciampi di vincere. Deve chiedere scusa alla città chi ha contribuito ad avvelenare il clima con una campagna di odio.

Questo rappresenta il punto da cui, con umiltà, ripartire tutti insieme e senza immaginare la candidatura apicale quale sorta di investitura cui ambire per diritto divino. Diversamente si riproporrebbe la litanìa di sempre. Senza questo, come si può ritenere eticamente credibile un agglomerato di soggetti non tenuti insieme dal rispetto reciproco? Come ci si può sedere allo stesso tavolo con chi fino a ieri ha ritenuto i medesimi componenti di quello stesso tavolo una "montagna di merda", "mafiosi", "il male assoluto della città"?

Si compia questo gesto di umiltà e di lì si costruisca una piattaforma contenutistica a cui si vincolano i singoli attori del csx. Si dica, ad esempio, se si procederà all'esproprio di Isochimica e che tipo di utilizzo futuro si ipotizza di quell'area che sia compatibile con la attuale destinazione urbanistica. Si dica come attrarre nuovi investimenti produttivi in città e rilanciare una nuova e sostenibile  politica di sviluppo industriale. Si dica quale tipo di progetto culturale si immagina per la città e come, intorno ad esso, si coniuga l'utilizzo delle strutture pubbliche. Si dica come sviluppare in città un progetto quadro del commercio che coordini le esigenze legittime dei commercianti con quelle di chi vive la città. Si spieghi che visione di insieme abbiamo di Avellino che la proietti oltre gli angusti limiti di un dibattito politico che interessa solo gli addetti ai lavori. Si combatta il populismo grillino e quello in salsa borghese dei novelli Capitan Mutanda avellinesi sul piano dei contenuti e si abbia il coraggio di presentarsi completamente rinnovati sul piano delle candidature.

In questa ottica il dibattito sterile sulle candidature a sindaco di Festa, Cipriano o di Joe Quimby

 

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